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Posts Tagged ‘Latour’

Rallentare, semplificare, progettare

In Ponti di vista on ottobre 24, 2020 at 4:41 am

RALLENTIAMO, prima che ci si debba fermare.
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SEMPLIFICHIAMO ORA, per non dover rinunciare alla complessità domani.
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Utilizziamo la crisi per RIPROGETTARE tempi e modi delle nostre esistenze.
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Con un piede abbondante dentro quella che chiamano “seconda ondata” è chiaro che – come lo è stato a marzo, e in generale lo è sempre stato – il problema che rende così complicato orientarsi dentro il mondo nuovo che stiamo per trauma conoscendo è individuare un punto di equilibrio tra salute ed economia.
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“Non dobbiamo morire di Covid ma non possiamo per questo morire di fame” è una delle frasi più ripetute in queste settimane.
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Sono pessimista da questo punto di vista.
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Temo che ci siamo spinti troppo oltre. La complessità (oltre che la pervasività e l’ingordigia) dei meccanismi economici e finanziari rende estremamente difficile trovare forme che ci mettano al riparo dall’incertezza che stiamo vivendo in questi mesi.
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E’ esplosa la bolla più grande. Quella che lega (o legava?) l’economia globale alla nostra quotidianità.
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E’ saltato – causa virus – il frame narrativo che da inizio millennio ha contraddistinto l’avanzare scomposto e montante di quella che abbiamo chiamato globalizzazione.
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Non predico e neppure mi auguro il crollo immediato e fragoroso del capitalismo neoliberista (in forma di lockdown planetario in un fine settimana di inizio inverno) ma prendo atto che ne decisori politici ne economisti riescono a trovare una soluzione adeguata a sviluppare la necessaria transizione verso altro modello.

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8_nessun dorma, la città che viene si fa ora

In Ponti di vista on aprile 20, 2020 at 6:59 am

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Prometto che entro la settimana registrerò la lettura del testo scritto ormai più di un anno fa per La Trento che vorrei. Lo avevo promesso a Maura Pettorusso, instancabile insieme a Stefano Detassis, narratrice di questa quarantena. Avvicinarmi a questo “sfrorzo” davanti alla telecamera del mio telefono è stata l’occasione per ripensare al presente (strano, sospeso) e al futuro (speriamo migliore) della città.

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La scossa c’è stata. E ha fatto male. Il blackout va avanti da sei settimane. Non è chiaro quando e come si potrà e dovrà ri-accendere la luce. Stiamo conoscendo un durante fatto di distanziamento fisico. Un tempo che – per chi non crede nel ritorno alla normalità, intendendo quella normalità come parte del problema – va dedicato alla ricerca della scintilla per un inizio davvero nuovo. Nessun dorma quindi. E’ il tempo del pensiero e dell’azione. Dell’inquietudine e della fantasia. Perchè il lungo termine – quello della visione, quello dei grandi progetti, quello del cambiamento – è fatto della somma e dell’intreccio di tanti brevi periodi. Così come un metro è composto di millimetri. Un mare di un’infinità di gocce. Uno scenario trasformato sarà il frutto della messa a sistema delle pratiche che – agite dentro il contagio – tentano di farsi teoria condivisa tanto per il presente complicato che viviamo quanto per il futuro che siamo chiamati a costruire in presa diretta, con obbligata urgenza.

La colonna sonora del mio racconto era Everybody hurts dei R.E.M.. Il titolo si presta a interpretazioni opposte. A seconda della traduzione può significare “qualcuno soffre” e “qualcuno infligge una sofferenza”. Un’ambivalenza di senso paragonabile a quella del nostro stare al Mondo. Siamo allo stesso tempo – è questa la nostra maledizione – vittime e carnefici. Costretti a subire e corresponsabili (con i nostri stili di vita, oggi messi in discussione in maniera traumatica dal virus) le non buone condizioni della realtà contenute nel prima che il Covid19 ha messo a soqquadro. Un prima sbagliato che ci affrettiamo a dire “non tornerà più” ma che solo le azioni che compiremo oggi ci permetteranno di superare definitivamente, sfuggendo alla tranquillizzante idea di “poter rimanere sani sopra un Mondo malato”. Un’illusione che abbiamo coltivato e come ha spiegato Miguel Benasayag, correggendo le parole di Papa Francesco di pochi giorni fa, deve renderci consapevoli che “siamo tutti nella stessa tempesta, ma non nella stessa barca”. Come ne usciremo dipenderà solo da noi. Leggi il seguito di questo post »