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Posts Tagged ‘lavoro’

Raccontare (e credere nel) #lavorobenfatto

In Ponti di vista, Uncategorized on dicembre 13, 2016 at 11:10 pm

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Se non conoscete Vincenzo Moretti date una scorsa – non fermatevi alle prime pagine, perdetevi un po’ – al suo blog #lavorobenfatto. Leggete, non vi basteranno pochi minuti, quel Manifesto (sottoscrivetelo e condividetelo se vi convince) che è la fotografia più fedele di un approccio al lavoro frutto di una passione e una costanza rare da incontrare. Dentro questo archivio dell’Italia che lavora ancora (e bene) si riescono a leggere i tratti distintivi di un’esperienza – almeno per mia conoscenza – unica di narrazione, di rimessa a a fattor comune del valore sociale e comunitario del “far qualcosa pensando di essere il migliore al mondo”. Un turbinio di parole, scritte e pronunciate, che tengono insieme – in un ipotetico Pantheon di riferimento – un operoso padre del sud e lo Steve Jobs che invitava gli studenti a unire i punti delle loro esistenze, il Morpheus di Matrix e il Pavese di “La luna e i falò”. Parole che compongono storie, quelle stesse storie che “si prendono cura di noi”. Che ci permettono di identificarci, di coltivare la speranza che sia possibile, che il lavoro – nonostante tutto – può essere altro rispetto ai voucher, all’ennesimo contratto precario, alla costante sensazione di incertezza e impossibilità di descrivere con serenità il futuro.

Vincenzo Moretti – sociologo presso la Fondazione Di Vittorio a Roma  – è intervenuto all’interno dell’incontro di presentazione di #ipostidellavoro, contest narrativo organizzato dalla Cgil del Trentino rivolto ai più giovani. Ne ho approfittato per sottoporgli qualche domande che spaziano dal ruolo dello storytelling nella sua attività all’esigenza sempre più pressante di cambiare i paradigmi collegati al mondo del lavoro e a modello economico. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 18.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on settembre 21, 2016 at 11:30 pm

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Viviamo un tempo di grande confusione. Le contraddizioni non si contano nell’interpretazione di fenomeni che ci circondano. L’importante è continuare a osservarli, praticando il dubbio e la curiosità…sapendo che da sole non basteranno.
Buona lettura.

Europeismi fragili.

Adriano Sofri | E’ la nostalgia a spiegare la radicalizzazione dell’Europa | Il Foglio
“Due nostalgie crescono e si fanno prepotenti nell’Europa di oggi, e si contrappongono fino ad aggredirsi ed escludersi, confiscando e svuotando la nostalgia comune per la terra cui tutti apparteniamo e che da tutti e per tutti è minacciata. Divisi dalle nostre nostalgie, le stiamo rendendo opposte e nemiche, e ci ammazzeremo a vicenda in loro nome. Se sapessimo fraternizzare in nome della nostalgia comune per la terra minacciata, per la nostalgia del futuro che è la vera terra promessa e rubata delle generazioni cui affidiamo il senso del nostro passaggio, diventeremmo un buon partito.” Probabilmente il più bel pezzo sulla crisi d’Europa che io abbia letto in questi ultimi mesi.

Dario Di Vico | L’europeismo tradizionale che scopre le diseguaglianze | Corriere della Sera
“La verità è che l’europeismo tradizionale non ha mai coltivato una propria teoria della società, considerata per lo più come una costellazione di lobby. Ha sempre temuto che le ansie dei ceti medi e delle working class si tramutassero in ostacoli elettorali al processo di integrazione e modernizzazione. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 16.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 31, 2016 at 9:15 pm

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Città.

Saskia Sassen | Così i padroni della città hanno conquistato il mondo | La Repubblica
Alejandro Aravena dentro la Biennale Architettura (e nel corso del convegno Urban Age) spinge l’architettura verso processi partecipativi più radicali, suggerendo nuove partnership “triangolari” tra pubblico, privato e popolare. Saskia Sassen – nello stesso contesto – mette in guardia rispetto alle condizioni in cui versano le città. Un quadro preoccupante, ma in movimento, che conferma il ruolo della città come “luogo complesso ma incompleto, nel senso di non perfetto, un luogo di frontiera dove gli attori più diversi, provenienti dai mondi più diversi, possono entrare in relazione. Come in rapporto possono entrare coloro che hanno potere e coloro che non ce l’hanno.”

LabGov | The city of the future according to Maurizio Carta
Il famoso drammaturgo irlandese George Bernard Shaw scrisse: “Vedi cose che esistono e ti chiedi “perché”? Ma io sogno cose non ancora esistite e chiedo “perché no”?”. Curioso di leggere questo testo, utile a capire le prospettive future delle città, con il filtro della cultura.

Giuliano BattistonRichard Sennett: “Chiudere i confini è pura illusione” | L’Espresso
In attesa del suo nuovo libro, tutto sulle città e il loro bisogno di apertura. “In sintesi, il mio intento è trovare un’alternativa alle smart city, che sono sistemi chiusi, con funzioni, forme e usi tecnologici definiti. In confronto a una smart city, assolutamente determinata, un sistema aperto vuol dire maggiore contingenza, maggiore ambiguità, maggiore differenza, e dunque minore determinazione, prevedibilità, omogeneità e coerenza. Richiede ogni giorno molta capacità di interpretazione, perché implica il cambiamento.” Leggi il seguito di questo post »

Fare è innovare. Dalla birra artigianale a nuovi ecosistemi produttivi

In Ponti di vista on Mag 27, 2016 at 11:39 pm

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Articolo pubblicato su ImpactBlog (27 maggio 2016)

Una presentazione nata sulla Rete. Così si è presentata l’occasione di parlare di “Fare è innovare” (ed. Il Mulino, 2016) con Stefano Micelli. Sul Web, valorizzando altre reti – quelle amicali e lavorative – altrettanto importanti. E da un tweet, che annunciava l’uscita del libro entro, in pochi giorni, e poche telefonate, si è arrivati alla definizione di una data buona per organizzare un incontro pubblico. Le filiere cortissime e insieme lunghissime delle relazioni costruite intorno a Impact Hub ci hanno aiutato e messo nelle condizioni – a cinque anni dalla pubblicazione del fortunato “Lavoro artigiano” – di tornare a discutere del mondo dell’artigianato, sapendone cogliere gli aspetti più caratteristici e inserendolo all’intero di un contesto globale che ne influenza le tendenze e che pure, ed è questo il punto centrale della riflessione di Micelli, ne viene anche fortemente influenzato.

E’ il caso della storia industriale da cui prende le mosse il libro. La fabbrica Moretti di Udine (produttrice di birra, dal 1859) viene venduta nel 1996 a Heineken, multinazionale olandese. Vittima della globalizzazione e delle logiche di mercato che impongono a livello mondiale l’uniformarsi dei gusti e l’adeguamento a modelli di produzione che si basano sul principio delle economie di scala. Un meccanismo apparentemente impossibile da neutralizzare e che eppure trova – nel racconto/studio di Micelli – un suo contrappeso (pur non ancora capace di determinare un vero e proprio cambio di paradigma, almeno dal punto di vista quantitativo) nell’emergere di una miriade di birrifici artigianali che l’autore identifica/esemplifica nell’esperienza di Baladin. Un birrificio che – per capirci – produce in un anno la stessa quantità di birra che 45 minuti di attività dello stabilimento Corona di Modelo in Messico garantiscono.

Ma allora perché dovrebbe interessarci l’apparentemente “improduttivo” microimpianto di Baladin e perché, allo stesso tempo, il colosso Moretti/Heineken si impegna nella realizzazione di una serie di nuove birre dal taglio territoriale: Toscana, Friulana, Siciliana, ecc.? Emergono nettamente due aspetti d’interesse: uno collegato alla produzione e uno al consumo. Il primo dipende dalla crescente democratizzazione per l’accesso alla tecnologia e agli strumenti di produzione. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 14.

In Libri con le orecchie... on aprile 25, 2016 at 11:42 pm

Appunti di lettura dedicati a #nuitdebout. Il mio sguardo è rivolto alla Francia. Mentre il primo ministro Valls conferma lo stato di emergenza fin oltre Tour de France e campionati europei migliaia di persone vivono Place de la Republique (e decine di altre piazze) nel tentativo di dare forma a un movimento costituente che sappia descrivere i contorni del “nouveau monde“. L’esperienza mi affascina e – senza l’enfasi che in alcuni commentatori italiani trovo – mi piace condividerla in questo mio piccolo spazio di comunicazione e approfondimento.

Cornice.

Dario Gentili | L’agonia del potere | Doppiozero
“Come sembra suggerire lo stesso Gramsci, per uscire da quella condizione costitutiva dell’interregno che è la crisi a nulla serve cercare di riportare in vita ciò che è moribondo: “la crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” (Gramsci, 2001, p. 311 [Q 3, 34]). L’interregno consiste dunque nel procrastinarsi dell’agonia del vecchio in mancanza del nuovo che deve nascere; anzi, più precisamente: è proprio tale perpetuarsi del vecchio a dilazionare l’avvento del nuovo, che pertanto non “può” nascere.”

Marco Belpoliti | Risentimento | Doppiozero
Rancore. Ha mille sinonimi – livore, astio, ostilità, odio, inimicizia, invidia, malignità, acredine, malevolenza, accanimento, vendetta – e rappresenta probabilmente il tratto caratteristico della stagione politica e culturale che stiamo vivendo. “Perché lui sì e io no? Questa è la domanda principale, forse la sola, che gli invidiosi si pongono. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek, ha sostenuto che l’invidia è qualcosa di più, o di meno, del desiderio di possedere quello che ha l’altro – ricchezza, amore, potere. Un sentimento decisamente rivolto al “negativo”: impedire all’altro quel possesso che si agogna. Žižek racconta in vari suoi libri una storiella emblematica. Una strega dice a un contadino: “Farò a te quello che vuoi, ma ti avverto, farò due volte la stessa cosa al tuo vicino!” E il contadino con un sorriso furbo le risponde: “Prendimi un occhio!””
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Appunti di lettura | 7.

In Ponti di vista, Uncategorized on dicembre 30, 2015 at 8:45 am

sandy-831605_1920Appunti di fine anno. Letti di fretta – perché gli asili sono chiusi, la parentesi natalizia faticosa e troppi i chilometri al volante – ma condivisi perché interessanti spunti di riflessione su alcuni temi che ritengo importanti. Questa volta provo a raggrupparli sotto dei titoli che ne rappresentino un’ideale cornice.

*Spagna, territori e Europa.
Il voto in Spagna – al netto di tutte le analisi sui vincitori e gli sconfitti, che qui comunque troverete – non ci dice solo che è venuto meno il bipartitismo iberico, ma che (dopo i casi di Grecia, Francia e in parte Italia) il voto su scala nazionale soffre di grande volatilità. Sono in crisi i partiti tradizionali – non da oggi -, ne traggono vantaggio movimenti o forme di rappresentanze spurie che per semplicità (e pigrizia intellettuale) continuano a venir definite “antipolitiche”. E’ se il vero problema fosse la forma Stato e la sua fragilità dentro un contesto dove assumono grande centralità le comunità territoriali e le realtà sovranazionali?

Laura Cervi | Il caso catalano e la crisi politica in Europa | Eutopia

Steven Forti | Una nuova tappa per la Spagna | Micromega

*Politica e cambi di paradigma.
La politica non piace, anzi viene generalmente considerata nociva. Della sua debolezza si discute da tempo eppure – zoppicando – si trascina inseguendo le emergenze e faticando terribilmente a cambiare passo. Non sono sufficienti piccoli aggiustamenti, serve una radicale mutazione delle forme organizzative, dei tempi e dei linguaggi oltre al rifiuto del paradigma economico e culturale che ci ha accompagnato negli ultimi decenni. Un esempio concreto? Una rivoluzione ecologica – a rischio di apparire conservatori – che metta al centro del dibattito politico la definizione dei limiti della crescita, fino ad oggi non presi nemmeno in considerazione.

Remo Bodei | Democrazia. Una politica di contenuti

Marco Belpoliti | Accellerare per competere | DoppioZero Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 3

In Libri con le orecchie... on ottobre 31, 2015 at 3:36 pm

12119155_10153573058546011_7897522320589342715_nAltra infornata di articoli usciti sulla stampa – cartacea e web – negli ultimi giorni. In ognuno di essi riconosco il tentativo di sfuggire al terribile difetto di affrontare ciò che accade oggi come completamente separato da ciò che abbiamo alle spalle e ciò che ci aspetta nel futuro. Spero aiutino anche voi a muovermi meglio dentro la frammentaria contradditorietà dei tempi che stiamo vivendo.
Volutamente il primo pezzo è dedicato al tema carne, in relazione al rapporto stilato dall’OMS, e finalmente inquadra il problema. Produciamo e mangiamo troppa carne, così come produciamo troppo e male in moltissimi altri settori, non solo in campo alimentari. Gli ultimi trent’anni (almeno) della nostra storia sono stati all’insegna della presunta illimitatezza delle risorse. Un errore di valutazione e di paradigma economico e culturale che mostriamo di non aver ancor compreso del tutto.

Giovanni De Mauro | Carne | Internazionale n°1126
“Più che (qui avrei scritto “oltre che per”) per la nostra salute, è per ragioni ambientali, economiche ed etiche che dovremmo smettere di consumare carne.”

Ugo Morelli | La sindrome dello struzzo | Hic et nunc
Che la sindrome dello struzzo sia di fatto la nostra peggiore patologia è ormai evidente, incapaci come siamo di assumerci la responsabilità di affrontare e vivere consapevolmente i processi conflittuali che ogni giorno ci vedono protagonisti.

Jan Zielonka | Un’altra Europa è possibile? | Eutopia
Una lettura disincantata e fortemente pragmatica dell’autore di Disintegrazione (ed. Laterza), libro che mi riprometto di leggere. “Poiché né europeisti né eurofobi offrono una visione plausibile del futuro, è tempo di pensare e parlare di alternative.” Leggi il seguito di questo post »

Se l’arte del rammendare diventa un tema…

In Ponti di vista on giugno 18, 2014 at 9:46 pm

NicolasGrenier1Tema d’attualità o in ogni caso saggio breve, preferibilmente in campo socio/economico o storico/politico. Neppure quest’anno – con buona pace di Quasimodo – avrei avuto dubbi di fronte alle tracce dell’esame di maturità. O meglio, questa mattina avrei avuto solo l’imbarazzo della scelta. Riflettere dell’Europa nel secolo sfalsato che va dal 1914 al 2014 sarebbe stata una bella sfida, dovendosi interrogare su decisive differenze e pericolose assonanze. Avrebbe avuto senso anche provare a scrivere del come riuscire a globalizzare la responsabilità e – citando Papa Francesco – la solidarietà, nel tentativo di offrire un futuro al nostro Pianeta e ai suoi abitanti. Non di minor interesse era la traccia che chiedeva di esprimersi sulla dicotomia violenza/non violenza, argomento attualissimo dentro giornate i cui fatti di cronaca sollecitano riflessioni approfondite a proposito della banalità del male (o come la definisce Marco Revelli “malignità del banale”) e perchè no della banalità del bene, l’altro lato – non meno pericoloso – della medaglia dell’animo umano. Non avrei potuto fare a meno però di essere attratto dalla proposta di riflessione attorno alla città, alle sue periferie e all’opera che Renzo Piano ha definito di “rammendo” a cui siamo chiamati, necessaria di fronte alle ferite profonde che il tessuto urbano ha subìto soprattutto nel corso degli ultimi decenni. Leggi il seguito di questo post »

Ubi pecunia, ibi patria

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on febbraio 1, 2014 at 7:15 am

tumblr_l4ffobBPd31qzi23yo1_500“…lo dicevano Leone XIII e Carl Marx.”. Così – in una battuta – Massimo Cacciari ha sintetizzato il caso Electrolux. Chissà come si sarebbe espresso oggi, a un paio di giorni dalla “fuga” oltre confine di Fiat. Forse avrebbe solo confermato quell’inciso che – oggi – dice molto più di qualunque riflessione approfondita sulle relazioni sindacali o sulla semplificazione del codice del lavoro. Il mio non vuole essere un giudizio di merito, ma una presa di coscienza che forse ci aiuta a prendere la cosa per il verso giusto. Ubi pecunia, ibi patria. Non vale solo per le imprese. Non è forse questa la speranza che  porta migliaia di giovani altamente professionalizzati ad andarsene dall’Italia ogni anno, cercando una “patria” più accogliente e capace di offrire loro un futuro? Non è allo stesso modo la ricerca di condizioni migliori di vita (economiche e sociali) a convincere o costringere milioni di persone a migrare verso paesi diversi da quello d’origine? E’ giusto o sbagliato che sia così? Leggi il seguito di questo post »

Lavoro chi?

In Ponti di vista on gennaio 21, 2014 at 1:03 am

Konrad WachsmannOgni mese i dati sulla disoccupazione giovanile peggiorano. Ad essere sinceri, nemmeno i meno giovani se la passano molto meglio, ma proviamo ad affrontare una questione alla volta. Siamo oggi – ci dicono gli ultimi rapporti aggiornati – al 41% di disoccupati tra i 15 e i 24 anni. Addirittura il 21% dello stesso campo d’inchiesta, tra la ricerca di un impiego e la prosecuzione del percorso di studi sceglie la terza via…l’ignavia. Di fronte a questa situazione ogni programma politico (o almeno qualsiasi dichiarazione pubblica) prosegue nella litania che si compone di due/tre ritornelli piuttosto vaghi: “centrale è il lavoro!”, “prima di tutto il lavoro!”, “ci viene chiesto lavoro!”, “ripartire dal lavoro”. Lavoro chi?

Nei giorni successivi alla presentazione del JobAct  (un nome peggiore non lo si poteva scegliere?) del Partito Democratico si è scatenata una serie di riflessioni. Più o meno articolate, più o meno convincenti, più o meno ideologiche e strumentali al fatto che la proposta arrivasse da Matteo Renzi. Leggi il seguito di questo post »