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Elogio delle frontiere, di Régis Debray.

In Ponti di vista on aprile 6, 2012 at 7:17 am

Qualche settimana fa sulla spinta dei fatti avvenuti in Val di Susa, della discussione attorno ai temi dell’Autonomia trentina e di alcune riflessioni sulle politiche migratorie mi sono cimentato nella scrittura di un breve articolo sulla frontiera e sul suo significato. Ho provato a darne un’interpretazione molto aperta – sia geografica che socio-politica – fino a farla diventare manifesto, e luogo privilegiato,  di un’attitudine all’incontro con l’altro. L’articolo, pubblicato sul sito politicaresponsabile.it, ha ricevuto diversi commenti frutto di altrettante sfumature interpretative. Nei giorni successivi nella mia cassetta della posta è stato recapitato un pacco contenente un agile libretto scritto da Régis Debray, edito da Add editore (93 pp., 12,00 Euro), dal titolo Elogio delle Frontiere.

IL DENTRO E IL FUORI. Circa un anno e mezzo fa ho recensito sempre su questo blog il libro Indignatevi! di Stephan Hessel, stesso editore e stesso formato tascabile. Non mi convinceva il tono imperativo e non mi convinse nemmeno troppo il contenuto, fin troppo evocativo e aleatorio. La pratica dell’indignazione la hanno sperimentata in molti in questo tempo, con alterni risultati che meriterebbero una riflessione più approfondita. Régis Debray nel suo breve saggio – frutto di una lezione tenuta in Giappone – spazia da una dimensione divulgativa, teorica e ricca di citazione ad una più concreta analisi politica tutta attorno al ruolo della frontiera. Lo fa senza timore di affondare il colpo citando Césaire per descrivere i tentativi di suicidio a cui si è propensi “segregandosi nel particolare o diluendosi nell’universale”. Il suo intervento si muove tra il territoriale e il sovranazionale – tra il dentro e il fuori come aspetti inscindibili di un mondo fondato sulle diversità – prendendo di mira soprattutto la retorica pelosa del senzafrontierismo, accettando anche la ruvidità della contraddizione di un passato socialista legato a doppio filo ad un’idea internazionalista. “Quando si nega la spartizione, non è forse alla condivisione che ci si rifiuta?” si chiede in maniera polemica. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 5.

In Una storia da raccontare on luglio 26, 2011 at 10:01 PM

Padre nostro
che sei nei cieli
tu sia benedetto, venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo, così in terra
dacci oggi il nostro pane quotidiano
rimetti a noi i nostri debiti
così come noi li rimettiamo ai debitori
non mi indurre in tentazione
ma liberami dal male
liberami dal male
dal male
dal male e dalla malinconia
LIBERAMI
dal malaugurio
dai maldicenti
dagli ipocriti
dagli ignoranti
da questa congerie magari di uomini abbienti e miseri […] *

Il Male si riproduce con molta più velocità dei suoi anticorpi. Ha molti alleati che ne favoriscono la crescita e la diffusione. Il silenzio, il buio, l’ignoranza, la noncuranza, il rancore, l’odio e mille altri ancora. Gli antidoti sono la passione, la condivisione, la cultura e tutti quei sentimenti che si coniugano felicemente con l’amore. Inteso, è chiaro, nella maniera più ampia possibile. Mai ampia a sufficienza sfortunatamente per contrastare la rabbia violenta e contagiosa di un mondo sempre più crudo, oscuro e malato. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 4.

In Una storia da raccontare on giugno 16, 2011 at 9:47 am

Quando il giorno è lungo e la notte, la notte è tua soltanto,
quando sei sicuro di averne avuto abbastanza di questa vita, beh allora aspetta. *

Roberto, Irene, Barbara e Giulia arrivarono uno dopo l’altro – salendo velocemente le scale – sedendosi attorno al tavolo che usavamo per le riunioni. Come sempre, insieme.
Passammo tutto il pomeriggio ad interrogarci su cosa significassero quelle parole, e soprattutto che legame avessero con quelle cartelle cliniche. Con la morte del senzatetto della settimana scorsa. Con noi. Al centro, sparpagliate, le teche gialle contenute nella busta. Sulla lavagna alle mie spalle il foglietto con il testo. Gli occhi di tutti erano concentrati su quei documenti.
Non sapevamo da dove cominciare. Avevamo condotto battaglie legali per il rilascio di permessi di soggiorno, bloccato sfratti esecutivi, occupato insieme ai ragazzi del centro sociale alcune case per poter ospitare persone altrimenti costrette a dormire all’aperto. Avevamo portato in tribunale qualche agente di polizia capace solo di usare il manganello. Ma qui si aprivano scenari che mai avremmo potuto immaginare. E che ancora faticavamo ad interpretare. Si parlava di morti, morti ammazzati. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 2.

In Una storia da raccontare on Maggio 4, 2011 at 12:24 am

Apro gli occhi che il sole è già alto. Sdraiato e ancora vestito come al mio arrivo ieri notte. La finestra aperta mi mostra un angolo di giornata luminosa. Cielo sgombro di nuvole, vento assente, temperatura più che gradevole. Siamo in autunno a queste latitudini. Fuori ci sono circa venti gradi. Guardo l’orologio. Sono le undici e mezzo.
Sento il vociare della strada. Sotto il balcone di casa mia in Italia solo nelle giornate delle feste patronali venivano allestite le bancarelle del mercato. Qui dovrò abituarmi a vivere sopra i luoghi di un commercio che si interrompe solo per poche ore di notte. Alle undici di sera i commercianti stanno ancora finendo di sistemare il loro piccolo negozio mobile, mettono tutte le loro cose sul carretto per tornare verso casa. Sapendo che dopo poche ore con il sole ogni frutto verrà rimesso nello stesso cesto, ogni collana appesa allo stesso chiodo, ogni spezia riposta nello stesso sacchetto. Per 365 giorni all’anno, con una continuità ed una precisione che nemmeno le variazioni – seppur leggere – del tempo, sanno modificare. Leggi il seguito di questo post »

Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo.

In Occhi sul mondo on gennaio 23, 2011 at 3:28 am

Molto spesso in poche pagine si trovano spunti di riflessione interessanti. A me è successo ultimamente con questo libricino di 90 pagine (edizione e/0, 9 euro ben spesi) che raccoglie alcuni scritti di Jean Claude Izzo, famoso per i suoi romanzi noir e per l’ispettore Fabio Montale della sua trilogia di Marsiglia.

Izzo – morto nel 2000 e quindi prima degli sconvolgimenti successivi ai fatti dell’11 settembre 2001 – in queste pagine che spaziano tra immancabili digressioni culinarie e passeggiate immaginarie tra i saliscendi e le cités marsigliesi volge lo sguardo più volte verso il suo mare, il Mediterraneo. E lo fa con gli occhi di chi ne riconosce l’importanza, ne conosce la storia e ne percepisce la centralità nelle prossime sfide dell’Europa.

In uno dei suoi passaggi più belli scrive (alle pagg. 25,26,27 e 28): “[…] Marsiglia ha duemilaseicento anni. Io appartengo a questa storia. Sono dentro questa storia. Sono di questo secolo e di questo mare minore, come giustamente dice lo scrittore napoletano Erri De Luca. Marsiglia è il mio destino come il Mediterraneo. […] Ovunque vado, oggi, ormai non mi parlano d’altro che di Europa. E’ per questo che vengo al faro Sainte-Marie. C’è di che disperare. Perchè io no nvedo nessun futuro europeo per Marsiglia. Nonostante quello che dicono. Marsiglia è città mediterranea. E il Mediterraneo ha due rive. Non solo la nostra. L’Europa parla di una soltanto, oggi, e sappiatelo, in Francia questo va fin troppo bene. Trasformano, per la prima volta, questo mare in una frontiera tra oriente e occidente, tra levante e ponente. Ci separano dall’Africa e dall’Asia. […]”.

Leggendo queste pagine – e potendolo fare in un recente viaggio a Marsiglia –  mi è venuto spontaneo pensare all’immagine di un  Mediterraneo assottigliato, con le coste dell’Africa a lambire i confini italiani, francesi, greci e spagnoli ancora più di quanto è ora nella realtà. E ancora il Medio Oriente avvicinato all’occidente di cui ci sentiamo parte. Un grande continente Euromediterraneo, molto più aderente alla storia di quanto non lo siano le divisioni e le barriere che la nostra democratica Europa pone davanti ai cittadini africani che provano a raggiungere le nostre coste per sfuggire alla miseria e alla morte o la superficialità e la disattenzione con cui vengono affrontate le vicende politiche che riguardano i nostri confinanti del maghreb, come avviene in questi giorni in Tunisia.

E su questo ancora Izzo, concludendo questo suo racconto, aggiunge: “[…] Sì, guardando il mare credo che se c’è un futuro per l’Europa, un futuro bello, è in ciò che Edouard Glissant chiama “la creolità mediterranea”. Ed è qui che si gioca tutto. Fra il vecchio pensiero economico, separatista, segregazionista (della Banca Mondiale e dei capitali privati internazionali) e una nuova cultura, diversa meticcia, in cui l’uomo rimanga padrone sia del suo tempo sia del suo spazio geografico e sociale. Questo rivendico. Pienamente. Per fedeltà ai primi due amanti di Marsiglia, Gyptis e Protis. E quindi per amore. […]”

A Marsiglia e al mio rientro in Italia ho avuto occasione di leggere diverse volte queste parole, augurandomi che l’amore possa essere il valore fondante del prossimo nostro futuro, che le due rive del Mediterraneo sappiano trovare i linguaggi per comunicare e che ogni barriera che le divide venga abbattuta. Ne va della nostra vita, per non lasciarci sopraffarre dal rancore, dalla rabbia e dalla paura.

Fabio Montale vi consiglierebbe di leggere questo libro degustando un buon bicchiere di Bandol e ascoltando un disco di Miles Davis. Dategli retta.