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Posts Tagged ‘mediterraneo’

Oltre il nostro personalissimo ordine delle cose…

In Ponti di vista on settembre 17, 2017 at 8:08 pm

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Ad Andrea Segre invidio più di una cosa. Si tratta però di un’invidia senza nessun tipo di rancore, tanto da poterla definire addirittura “sana”.

Invidio la sua naturalezza (sapendo che di naturalezza non si tratta, ma di un esercizio di profondo studio e di forma particolarmente rigorosa di approccio) nell’aprire e allungare lo sguardo. Decidendo di non fermarsi a ciò che gli si presenta immediatamente davanti agli occhi e, di conseguenza, alla macchina da presa. Non accettando la caratteristica più evidente e pronta all’uso di un fenomeno, ma cercandone invece un lato possibilmente inesplorato, cocciutamente originale. Da sempre – almeno da quando lo conosco – la sua attenzione è rivolta a ciò che ha da venire, al futuro prossimo, al particolare che tende a sfuggire e non a quello che ormai possiamo dare per assodato. Il suo modo di operare non è cambiato neppure con “L’ordine delle cose”. Un film che a un primo sguardo sembra esclusivamente narrare, ne più ne meno, l’attualità più stretta. Ruvido e appuntito nel suo essere sincronico con il tempo politico e sociale che viviamo, da Minniti in giù (qui il rapporto di MSF su ciò che spetta ai migranti che vengono rispediti in Libia), proprio perché la sua ideazione e produzione – iniziata diversi anni fa – non agiva “in reazione a” ma è frutto della costante urgenza di andare più a fondo, di non accontentarsi, di interrogarsi e – di conseguenza – interrogare chi si trova davanti allo schermo. Missione compiuta, anche questa volta. Leggi il seguito di questo post »

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#Brexit. Un altro passo verso l’estinzione della specie?

In Ponti di vista on luglio 8, 2016 at 7:14 am

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– articolo pubblicato all’interno del progetto “L’ultimo Europeo?” –

C’è qualcosa che non torna nel dibattito scaturito dal referendum sulla Brexit. Ad apparire scentrate non sono solo le conversazioni sui social network (potremmo intenderlo come un fenomeno assodato, come uno spazio non necessariamente sano di confronto) ma anche molte delle prese di posizioni dei principali commentatori italiani e europei. Siamo in un tempo caratterizzato da “durature incertezze”, diceva prima del voto Janet Yellen – direttrice della Fed – incertezze che sarebbero state amplificate a suo modo di vedere a seguito di una vittoria del Leave. Non si sbagliava, eppure non serviva sapere leggere il futuro dentro la sfera di cristallo per produrre tale pronostico, visto che proprio l’instabilità è il tratto distintivo di questa fase storica, a ogni latitudine e dentro qualsiasi contesto. Lo schieramento a sostegno dell’uscita dall’Unione Europea ha raggiunto una maggioranza risicata, ma sufficiente, per far prevalere – seppur senza un reale potere vincolante nei confronti del Governo – la tesi della Brexit, aprendo a uno scenario dai contorni a oggi ancora difficilmente definibili. “Ci vuole calma e sangue freddo” le prime parole – le più sensate – pronunciate dalla Regina Elisabetta durante un discorso presso il Parlamento Scozzese. God save the queen! 

La miglior interpretazione del voto – essendo per alcuni giorni all’estero mi sono evitato una cospicua quantità di commenti – l’ha data a mio avviso Federico Campagna su Doppiozero. La sua analisi è incardinata su tre punti fondamentali. Il primo, particolarmente solido, è la resurrezione del concetto di nazione (etnico e identitario, fino al riposizionamento dei confini e il loro presidio militare) a discapito di quello di Stato e in un certo senso anche di politica. Il secondo prende le mosse dalla crescente e diffusa spintaall’esclusione di chi si ritiene diverso e non appartenente alla propria – sempre più stretta – comunità. “L’UK non ‘va’ da nessuna parte, è l’Europa che se ne deve ‘andare’ dall’UK.” sintetizza l’autore, con estrema durezza. Leggi il seguito di questo post »

L’ultimo Europeo? calcio d’inizio

In L'ultimo Europeo? on aprile 22, 2016 at 12:40 am

 

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Stadio Velodrome | di Stefano Rubini

“La vita che ci circonda è priva di concetti ordinatori. I fatti del passato, i fatti delle singole scienze, i fatti della vita ci sovrastano disordinatamente. La filosofia comune e le discussioni giornaliere o si accontentano di frasette liberali di una fede infondata nella ragione e nel progresso oppure si inventano il famoso feticismo dell’epoca, della nazione, della razza, del cattolicesimo, dell’uomo d’intuito, il cui comune elemento negativo è una critica emotiva contro l’intelletto e l’elemento comune positivo è il bisogno di un supporto, di gigantesche ossature fantomatiche, a cui si possono appendere le impressioni, l’unica cosa di cui siamo ancora costituiti.”

Robert Musil, “Europa inerme”, 1921

E’ dentro uno scenario paragonabile a quello che Robert Musil descriveva all’inizio del secolo scorso che ci stiamo muovendo. “E’ come nuotare sott’acqua in un mare di realismo, trattenendo il respiro, ostinatamente, ancora un po’ più a lungo: semplicemente con il pericolo che il nuotatore non riemerga più.” Non abbiamo alle spalle una guerra mondiale (anche se scenari di guerra non mancano a ogni latitudine) ma siamo in una fase storica di transizione caotica e spesso violenta. Lo stato di salute – o forse sarebbe meglio dire di malattia – dell’Europa deve essere raccontato, accettando di sfuggire alla velocità straniante della cronaca e delle continue emergenze, provando ad approfondire e interpretare i fenomeni sociali, politici e culturali che la attraversano. Lo si può fare solo stimolando l’attivazione di sguardi tra loro diversi, capaci di mostrarci una molteplicità di sfumature e di punti di vista.
Un lavoro d’inchiesta quindi, necessariamente in forma collettiva. Troppi i fronti – geografici e di contenuto – che andrebbero presidiati, troppe le storie che meriterebbero di essere raccontate.

E’ necessario immaginare la costruzione di un spazio di ricerca e osservazione – diffuso sul territorio europeo – dentro il quale ognuno si senta libero di contribuire nel modo che ritiene più adatto al progetto narrativo. Servirà anche uno strumento (un blog, una piattaforma web) che garantisca la raccolta e la visibilità dei materiali, siano essi in forma scritta, audio e video, oppure fotografica. Leggi il seguito di questo post »

Marsiglia plurale. Comunità, città, culture. | TRAILER

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on luglio 31, 2014 at 1:21 pm

*Titolo originale: Marsiglia plurale. Comunità, città, culture.
*Anno di produzione: 2014
*Paese di origine: Italia/Francia

*Regia: Federico Zappini
*Soggetto: Federico Zappini
*Riprese: Federico Zappini
*Montaggio: Beatrice Barzaghi
*Produzione: indipendente

*Sinossi:
“Marsiglia è un rifugio di banditi internazionali. Questa città è il cancro d’Europa. E l’Europa non potrà vivere finché Marsiglia non sarà ripulita.” Karl Oberg, responsabile delle SS per la Francia, così scriveva nel 1943. Non sembra essere cambiata quindi – negli ultimi decenni – la necessità di “riqualificare” il tessuto sociale e urbano dell’antica città di Massilia.
Per MP2013 centrale era l’obiettivo di cambiare il volto alla città (o almeno dei suoi quartieri nobili) per restituirle una migliore reputazione rispetto a quella che negli anni si era costruita. Omicidi, guerre di mafia, armi, droga, degrado, povertà, disoccupazione. Una situazione molto difficile insomma.
Nel 2013 Marsiglia è stata Capitale europea della Cultura. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare /17.

In Una storia da raccontare on luglio 28, 2014 at 10:26 am

edward-burtynsky-water025Le persone che si amano possono essere separate dalle circostanze della vita ma, anche se solo in sogno, la notte appartiene a loro.
– Patti Smith –

Due passi al mercato, attraverso il centro di Gerusalemme, verso casa di Yousef. Dalla Porta di Damasco e le sue bancarelle dovevo dirigermi fino alla Porta dei Leoni. Mi aveva invitato a pranzo, avevo accettato volentieri. Nel tragitto, una camminata di un quarto d’ora a passo tranquillo, avevo la possibilità di rivedere i luoghi già visitati nei miei precedenti viaggi. Da lontano vedevo la cupola dorata che dominava la spianata delle moschee, ad ogni angolo i check point che per lunghe ore della giornata impedivano l’accesso agli arabi a quel luogo di culto tanto conteso. Più o meno a metà strada indicazioni multilingue indicavano la strada verso nuovi scavi archeologici finanziati dal governo israeliano. Erano diventati famosi quando per alcuni giorni una vasta zona della città era stata interdetta al passaggio dei cittadini non israeliani per tutelare scoperte che si dicevano essere straordinarie. Si raccontava fossero stati rinvenuti i resti del famoso tempio del re Salomone. Nessuno documento ufficiale certificava il ritrovamento, ma le sole voci a riguardo facevano crescere la tensione in città. Per giorni giovani arabi e militari israeliani si fronteggiarono nel centro cittadino con lancio di pietre e lacrimogeni, arresti e feriti. La strana normalità di una città attraversata da ferite così profonde e da contraddizioni all’apparenza insanabili. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare /16.

In Una storia da raccontare on giugno 18, 2014 at 8:05 am

takehikoNakafuji_tumblr_maue38Jgsz1ryrvdvo1_1280C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.
– Leonard Cohen –

Conoscevo bene la strada che conduceva alla sede dell’associazione TrentoBeneComune 2001. Lungo la scalinata veroso la collina che sormontava la città ero salito centinaia di volte. Una stradina ripidissima e piena di curve, che d’inverno diventava uno scivolo insidioso per chiunque la percorreva. Quanti ruzzoloni di bambini diretti alla scuola, che proprio in quel quartiere era stata spostata una decina d’anni prima. E quante risate di chi riusciva miracolosamente a rimanere in piedi. Quanti gomiti e ginocchia sbucciate di signore dirette al piccolo negozio di alimentari sotto le mura del castello che dominava il centro città. Quante imprecazioni, anche da parte dei frati che faticavano su quell’erta per raggiungere l’antico convento cittadino. Trovavo quel passaggio affascinante. Un piccolo ruscelletto impetuoso e costretto dentro due ali grigie di cemento, la natura a cingere un angolo fatato di città, un momento di silenzio dedicato esclusivamente ai pedoni.
Per me era un vantaggio muovermi su quei sentieri riparati, dove i mezzi motorizzati della polizia non potevano arrivare, dove anche a piedi gli agenti si sarebbero diretti solo dopo aver rivoltato tutta la città. Camminavo in fretta, salendo i gradini a zig zag, seguendo un camminamento incerto creato da chi mi aveva preceduto. La testa bassa – incassata tra le spalle – a evitare gli sguardi delle poche persone che incontravo. Leggi il seguito di questo post »

Elezioni europee: il giorno dopo, i giorni che devono venire…

In Ponti di vista on maggio 26, 2014 at 2:13 pm

2b_farbe_paul_kleeFRONTE INTERNO, LA CONTA E’ FINITA. Il PD ha vinto, in maniera quantitativamente e qualitativamente inaspettata. Matteo Renzi ha vinto, e lo hanno detto in troppi per doversi soffermare troppo su questa notizia. Non è il dato percentuale monstre (oltre il 40%) a fare impressione ma quello dei “voti veri”, lievitati di oltre 3 milioni dalle Politiche2013, proprio mentre la scarsa affluenza livellava verso il basso i risultati delle altre forze politiche (M5s in testa, con più di due milioni e mezzo di preferenze lasciate per strada).
La sensazione però è che per capire l’esito di questo voto – e le prospettive che ne derivano – non sia sufficiente leggere attentamente i numeri, ma serva approfondire alcuni aspetti peculiari della situazione politica italiana. Sul contesto interno del nostro Paese incidono, con varia intensità, la novità Matteo Renzi (anagrafica, di linguaggi, di orizzonte, di composizione dell’elettorato), l’impresentabilità del centro-destra (chi?), l’inconsistenza della sinistra classica (Tsipras raggiunge di un soffio lo sbarramento, ma con gli stessi voti di Sel dodici mesi fa…), la crisi di rigetto del M5s (cosa vorranno fare da grandi?). Leggi il seguito di questo post »

Marsiglia, Europa, Mediterraneo

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on maggio 12, 2014 at 1:27 pm
Marsiglia - La belle de mai

Marsiglia – La belle de mai

Una settimana fa si concludeva la scuola di formazione “Territoriali ed europei”. Durante l’ultima sessione si è chiesto ad ognuno dei partecipanti di scrivere un piccolo racconto che riguardase l’Europa e che ne descrivesse una sfumatura, una particolarità. Io ho scelto di parlare della “mia” Marsiglia, proprio nei giorni in cui concludo (finalmente) il montaggio del documentario “Marsiglia plurale. Comunità, città, culture” che verrà presentato il prossimo 22 maggio alle 20.30 a Trento, presso lo Studio fotografico di Matteo De Stefano. Intanto ecco la mia breve narrazione.

Mi chiamo Ahmed, e sono nato 14 anni fa a Marsiglia. Mio padre è partito dal Marocco nel 1975 e dopo aver vissuto per qualche anno in Italia è arrivato qui, all’ombra di Notre Dame de la Garde. Leggi il seguito di questo post »

Demain c’est loin…

In MP2013 - Una piccola inchiesta., Ponti di vista on marzo 27, 2014 at 6:28 pm

“Il domani è lontano…”. Così canta IAM, uno dei gruppi rap più famosi di Marsiglia. L’esatto contrario di quanto dice Marine Le Pen, il giorno dopo il clamoroso successo ottenuto nelle elezioni municipali francesi. “Il futuro è adesso” afferma la leader del Front National, che raggiunge nella città di Jean-Claude Izzo addirittura il 23%, superando il candidato socialista e arrivando – con grandi aspettative – al secondo turno, che si terrà domenica prossima. Marsiglia resta a destra, ma soprattutto conferma la forte crescita del FN, che pure qui aveva già un certo radicamento e negli ultimi anni un costante risultato a due cifre.La Le Pen rivendica la rottura dello schema destra/sinistra, sostituito da una piú moderna (qualcuno direbbe populista) divisione tra basso ed alto, tra popolo ed elité.

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