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Posts Tagged ‘migrazioni’

Oltre il nostro personalissimo ordine delle cose…

In Ponti di vista on settembre 17, 2017 at 8:08 pm

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Ad Andrea Segre invidio più di una cosa. Si tratta però di un’invidia senza nessun tipo di rancore, tanto da poterla definire addirittura “sana”.

Invidio la sua naturalezza (sapendo che di naturalezza non si tratta, ma di un esercizio di profondo studio e di forma particolarmente rigorosa di approccio) nell’aprire e allungare lo sguardo. Decidendo di non fermarsi a ciò che gli si presenta immediatamente davanti agli occhi e, di conseguenza, alla macchina da presa. Non accettando la caratteristica più evidente e pronta all’uso di un fenomeno, ma cercandone invece un lato possibilmente inesplorato, cocciutamente originale. Da sempre – almeno da quando lo conosco – la sua attenzione è rivolta a ciò che ha da venire, al futuro prossimo, al particolare che tende a sfuggire e non a quello che ormai possiamo dare per assodato. Il suo modo di operare non è cambiato neppure con “L’ordine delle cose”. Un film che a un primo sguardo sembra esclusivamente narrare, ne più ne meno, l’attualità più stretta. Ruvido e appuntito nel suo essere sincronico con il tempo politico e sociale che viviamo, da Minniti in giù (qui il rapporto di MSF su ciò che spetta ai migranti che vengono rispediti in Libia), proprio perché la sua ideazione e produzione – iniziata diversi anni fa – non agiva “in reazione a” ma è frutto della costante urgenza di andare più a fondo, di non accontentarsi, di interrogarsi e – di conseguenza – interrogare chi si trova davanti allo schermo. Missione compiuta, anche questa volta. Leggi il seguito di questo post »

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Metamorfosi. Clima, migrazioni, distopie.

In Ponti di vista on agosto 11, 2017 at 8:50 am

Durante il recente G20 di Amburgo una delle iniziative dal più alto valore simbolico è stata la performance realizzata dal collettivo 1000 Gestalten. Una parata – lugubre e silenziosa – di centinaia di attori/zombie attraverso le vie centrali della città. Una massa uniforme che avanza al rallentatore, compatta. E’ uno strato di polvere grigia, finissima e senza sfumature, a nascondere i volti e impregnare i vestiti. Gli sguardi sono persi e le braccia ciondolanti. Il passo incerto e senza forza. Un movimento inerziale e senza meta. Il risultato angosciante. Volutamente la rappresentazione porta all’estremo i tratti omologanti che segnano la società che gli attivisti intendono criticare. Una distopia umana e sociale che – senza voler essere troppo radicali nell’analisi del tempo presente – non si discosta di molto dalla realtà che ogni giorno vediamo dispiegarsi intorno a noi. Uno scenario fatto di prassi consolidate, di abitudini ipersoggettive che non siamo disposti a mettere in dubbio. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 34.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 18, 2017 at 8:16 am

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E’ un paradosso che mi fa male. Con l’estate non diminuisce il materiale (cartaceo e non) che si accumula da leggere. Nello stesso tempo – e sta qui la fregatura – non aumenta di un secondo a disposizione il tempo per ridurre il malloppo che attira i miei occhi ma fatica a intercettare la mia concentrazione.

*Movimentazione politica, da dove e per dove muoversi

Ilvo Diamanti |Nel dizionario degli italiani la politica da Renzi a Grillo è sinonimo di sfiducia | La Repubblica
Le mappe (così come le bussole) sono importanti per orientarsi. Ne abbiamo bisogno e dobbiamo farlo alla svelta, perché ne va della capacità stessa di riconoscere i segnali di futuro, che non sono né chiari né univoci. “Perché i soggetti tradizionali della “democrazia rappresentativa” partiti e politici – appaiono delegittimati. Isolati nella regione del “passato”. Mentre la Democrazia digitale, “immediata” più che “diretta”: è il futuro. Nella Mappa tracciata dagli italiani, si posiziona in alto. Eppure è spostata, anche se di poco, verso il quadrante della sfiducia. Meglio, della “prudenza”. Come i social media. Tra diffidenza e delusione. Gli italiani, per definire il futuro della democrazia, non usano parole rassicuranti.”

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L’illusione che i migranti ci “rubano”

In Ponti di vista on settembre 17, 2015 at 8:55 pm

sea-605387_1280Non mi appassiona la dietrologia e quindi non mi accodo al vociare di chi dopo la scelta Angela Merkel di aprire all’accoglienza dei profughi (solo siriani, in numeri ancora incerti) l’ha accusata di opportunismo e di voler sfruttare economicamente la componente migrante ritenuta più istruita e impiegabile. La sua è stata una proposta parziale e insufficiente, ma significativa – almeno dal punto di vista simbolico – nell’economia di un fenomeno che necessita di risposte articolate e di sguardi lunghi. Ciò che davvero spaventa è il proseguire nella gestione emergenziale di questioni che dell’emergenza non hanno più le caratteristiche. Guardo con apprensione e sgomento alle immagini che arrivano dal confine serbo-ungherese, cercando di non slegarle mai dallo scenario globale impazzito che oggi precipita in quei territori il suo frutto più avvelenato. Seguo con preoccupazione l’evolversi della situazione, dentro la quale vedo due criticità principali.

La prima è collegata proprio al rapporto ormai patologico che abbiamo con il termine emergenza. Non più temporaneo, ma quotidiano. Non più eccezione, ma regola. Questo fraintendimento – non nasce certo in questi giorni sulla rotta balcanica – regge nella sua fragilità fino a quando la pressione della sommatoria delle emergenze (temporalmente sovrapposte o tra loro concatenate, territorialmente diffuse, socialmente mal sopportate) non diventa insostenibile e tracima, producendo eventi nei confronti dei quali gli strumenti messi in campo sono del tutto inefficaci o, peggio, dannosi. Qualcuno dirà che il caos è la migliore condizione possibile, tanto da mettere in crisi addirittura la stabilità delle istituzioni per come le abbiamo conosciute. Non la penso così e confusione e immobilismo politico che regnano in Europa sono premesse che non promettono niente di buono.

La seconda criticità è invece data dal nostro modo ipocrita di categorizzare i protagonisti delle migrazioni e i loro destini.  Verso i profughi solidarietà e apertura (tutta da verificare, oltre gli abbozzati buoni propositi), verso i migranti economici tolleranza zero e controlli irrobustiti (limitando Schengen, aggiungendo forze di polizia, creando hotspot territoriali per la divisione all’arrivo, ripristinando i rimpatri). Sta tutta qui l’incapacità di prendere dal verso giusto la questione delle migrazioni, nella dimensione di esodo che oggi conosciamo. Leggi il seguito di questo post »