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La Politica è amare un uomo che ancora non è nato.

In Ponti di vista, Supposte morali on febbraio 1, 2019 at 8:13 am

plastica

E’ un tempo di mancanza e di bisogno. Mancanza di Politica e bisogno di Politica. Come pratica della cura e azione che interroga il reale. Della Politica non possiamo fare a meno. Non possiamo ridurla a inseguimento del quotidiano o aderenza a un continuo presente, che non passa. Dobbiamo riappropriarci del desiderio della Politica. Ma come? Come pensare – l’apparentemente – impensabile?

Per Albert Camus “la rivoluzione consiste nell’amare un uomo che ancora non è nato”. Ecco il livello della sfida. Dopo dieci anni di crisi – al plurale – va messo in campo un modello economico capace di impattare sulle crescenti diseguaglianze, di sostituire la competizione con la cooperazione. Con l’approssimarsi del default ecologico dobbiamo ri-farci Natura, rientrando nei limiti che abbiamo superato. Schiacciati dal peso di tecnologie pervasive possiamo rivendicarne il controllo, anteponendo al potere regolatorio dell’algoritmo la mitezza dell’empatia e la meraviglia della creatività. Di fronte a spinte demografiche che cambiano i connotati del pianeta possiamo rimpiangere le identità, riesumare le razze e tracciare confini o impegnarci per definire le caratteristiche di un Mondo nuovo, più giusto ed equilibrato, più meticcio e relazionale.

Ci serve una visione che diventi piano. Ci serve un ritmo diverso. Ci servono spazi.

Cambiare i paradigmi significa andare alla radice delle questioni. Offrendo sponda a tutti coloro che si impegnano – e vorranno impegnarsi – per “un altro mondo possibile”. Alzando l’asticella e superandola cambiando l’agenda politica invece di subire quella che ogni giorno viene proposta da altri. Progettando una fuga in avanti, non ostinandosi a difendere qualcosa – l’attuale condizione delle democrazie occidentale – da molti punti di vista indifendibile.

Uno degli inneschi possibili lo si trova dentro il Green New Deal proposto tra gli altri da Yanis Varoufakis e dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez. Leggi il seguito di questo post »

Dalla prossimità al mondo. Un possibile vocabolario per il cambio dei paradigmi.

In Ponti di vista on dicembre 21, 2017 at 2:30 pm

Miniature businessman on map of EuropeNon si parte mai da zero. Abbiamo scelto di intitolare zero (dall’arabo sifr) il blog (http://www.zerosifr.eu/) che accompagna il “Viaggio nella solitudine della politica” che da qualche mese stiamo conducendo perché lo zero nella storia non ha rappresentato l’irrilevanza ma una vera e propria rivoluzione nella possibilità di svolgere operazioni matematiche complesse, fino a quel momento impossibili. Ambiziosamente auspichiamo che questo contributo al dibattito politico – in forma aperta e senza nessun tipo di copyright – possa avere lo stesso effetto nei confronti della necessaria ripoliticizzazione della società. Serve uno “zero” da introdurre nel sistema, capace di cambiare paradigmi inservibili e di mettere in comune sguardi oggi tra loro distanti e diversi.

Scarica la rappresentazione grafica dell’incontro del 16 dicembre scorso, dal titolo: “Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all’Europa”. Le grafiche sono state curate da Alessandro Bonaccorsi

Incomprensioni | Dove impatta il “rancore” che il Censis ha descritto nel suo ultimo rapporto annuale? Aldo Bonomi ne parla da almeno dieci anni. E’ il sentimento di rabbia diffusa, latente, viscerale che avvelena le comunità e le relazioni che le compongono. Solo apparentemente si tratta di piccoli segni, di quotidiane incomprensioni, di lievi difetti di comunicazione. Sono invece il sintomo più evidente e pericoloso della crescente incapacità di agire la mediazione dei conflitti, di garantire spazio all’altro, di praticare la condivisione. Manca un vocabolario comune e mancano le chiavi per farne un buon uso. Leggi il seguito di questo post »

Guerra e pace

In Ponti di vista on settembre 7, 2014 at 3:59 pm

dawnCaro Beppe, Caro Gino
lo scontro tra l’afflato ideale del pacifismo e il richiamo alla realpolitik non è certo un argomento nuovo e di certo – a meno di stravolgimenti culturali ad oggi imprevedibili – non sarà l’ultima volta che le ottime ragioni dell’opporsi alla guerra si troveranno di fronte le altrettanto importanti (almeno nelle argomentazioni di chi perora questa causa) di chi sostiene la necessità di un intervento armato per porre fine alle barbarie che si verificano in questa o quella parte del pianeta. Non siamo di fronte ad una scelta semplice, e lo dimostrano i dubbi che in passato hanno colpito anche coscienze critiche (e cuori sensibili) come Alexander Langer quando bisognava decidere il da farsi rispetto alla guerra che insanguinava i Balcani, nel cuore dell’Europa. Questo tema porta con se molteplici contraddizioni; soprattutto quando il contesto nel quale ci si muove, gravato da una complessità esponenzialmente crescente, non garantisce che una scelta – in una o nell’altra direzione – possa rivelarsi senza conseguenze.

Ma siamo davvero certi che il cuore della discussione stia nella distinzione tra il “fare” e il “non fare”? Crediamo davvero che sia sufficiente questa divisione netta tra opposti per approciare un argomento tanto delicato? Non credete sia possibile – anzi, auspicabile – trovare uno spazio di discussione, e parallelamente di azione politica, che vada oltre questa stanca dicotomia?
Non per trovare un punto d’incontro a metà strada, una scappatoia sulla falsariga degli equilibrismi linguistici associati all’epoca delle guerre umanitarie, ma per descrivere un orizzonte altro. Leggi il seguito di questo post »

Un’insopportabile distanza…

In Ponti di vista on luglio 18, 2011 at 7:14 pm

22 giugno, Managua, Nicaragua. Aeroporto. Fuso orario. Sonno. Prima pioggia della giornata.
Da Managua la strada che si percorre fino a Matagalpa è un nastro d’asfalto di circa centoventi chilometri a due corsie. Solo in alcuni tratti raddoppia a quattro. Tutto attorno una natura rigogliosissima, su ampie pianure e sporadiche colline. Una vegetazione dal colore verde vivace che finita la stagione delle piogge – un “inverno” caldo e umido – lascerà spazio ad un’ampia zona desertica dalle tonalità gialle e rosse.
La velocità di percorrenza è bassa. Lungo il tragitto si devono superare decine di vecchi school bus americani destinati al trasporto pubblico e altrettanti camion in pessime condizioni che trasportano merci verso Matagalpa e spesso si vedono procedere lenti carichi di bestiame destinato alla capitale. Si impiegano circa tre ore, senza imprevisti, a percorrere questo tratto.
Qua e là, lungo tutta la strada, piccoli centri abitati o singole abitazioni. Bambini e donne. Animali e autovetture malandate. Bar e piccoli negozi di alimentari. Cieli azzurri e nuvole veloci. Leggi il seguito di questo post »