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F35, TAV e la necessità di un cambio di passo

In Ponti di vista on febbraio 29, 2012 at 7:11 am

GIOCHI DI GUERRA. Da bambino giocavo spesso con i soldatini di plastica. Li conservavo dentro un vecchio scatolone di Dixan. C’erano i verdi (immagino americani), in gran numero, e i neri (senza dubbio tedeschi) in pochissime unità. La storia si fa anche sugli scaffali dei negozi di giocattoli. Per ogni gruppetto di militari erano previsti mezzi adatti ad ogni missione: jeep, mezzi anfibi, carri armati e anche dei luccicanti aerei da combattimenti. Gli obsoleti F16 del Tom Cruise di Top Gun. Erano gli anni della prima guerra del Golfo, avevo sette anni, e non possedevo una coscienza politica a cui appellarmi. Le mie truppe venivano schierate nel giardino di casa e si fronteggiavano su un terreno senza confini, senza una geografia precisa, senza obbiettivi strategici da conquistare. La battaglia si ripeteva ogni pomeriggio senza apparenti perdite nei due schieramenti e senza coinvolgimento di civili, totalmente assenti dalla scena. Una guerra pulita e irreale, che non prendeva in considerazione le conseguenze distruttive dell’azione degli eserciti e delle loro armi. Era un gioco che mi piaceva molto e riempiva le mie giornate estive insieme al pallone.

LA VIOLENZA DENTRO DI NOI. In molti hanno scritto dell’inconfessabile amore per la guerra (la bibliografia è sconfinata), ma più in generale potremmo parlare di una attrazione costante per l’uso della forza. Ogni momento delle nostre esistenze è segnato da un’altissima concentrazione di violenza (sia fisica che verbale) che in qualche maniera – ognuno a proprio vantaggio – proviamo a declinare come legittima e giustificata. Uno Stato può attaccarne un altro per la propria sicurezza nazionale oppure perchè ne ritiene illegittima l’esistenza (è il caso di Israele e Iran), un dittatore può decidere di sterminare uomini, donne e bambini in nome della difesa del proprio potere (la Siria e prima la Libia), un capo di stato può iniziare un conflitto – e la sua barbarie – per tutelare un interesse o addirittura per una pregiudiziale etnica. Leggi il seguito di questo post »