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Parigi. Calcio, #nuitdebout e tanta pioggia

In Ponti di vista on giugno 13, 2016 at 8:13 am

mappa-parigi (1)

*articolo pubblicato originariamente all’interno del progetto “L’ultimo Europeo?”

L’ultima volta che ero stato a Parigi correva l’anno 2006. Primavera. Era il periodo delle proteste – poi risultate vincenti – contro il CPE (contratto di primo impiego che permetteva il licenziamento senza motivazione per lavoratori sotto i 26 anni, nei primi due anni di contratto) proposto dal governo guidato da Jacques Chirac. Torpedone dall’Italia di gruppi interessati a capire cosa stava avvenendo oltre confine. Andata e ritorno praticamente in giornata, una follia insomma. Non fu da meno la manifestazione. La nostra delegazione, insieme allo spezzone degli intermittenti dello spettacolo francesi, si diresse – corsetta appena accennata – verso una fiera del lavoro interinale con l’idea di occuparla, percorrendo un lungo boulevard in leggera discesa. A un certo punto, ancora lontani dall’obiettivo, ci accorgemmo che dalle scalinate della Metrò – poste ai lati della carreggiata – stavano cominciando a emergere piccoli gruppi di ragazzi vestiti di nero (che solo dopo qualificammo come casseurs) che, senza nemmeno tentare di interagire con il corteo, cominciarono a sfasciare tutto. Vetrine, auto, cabine telefoniche. La nostra manifestazione si concluse lì, una volta “conosciuti” alcuni degli abitanti dei quartieri nord parigini venuti in centro per l’occasione. Non si era ancora esaurita l’onda lunga dell’esplosione di rabbia  delle banlieus parigine – e poi più di larga parte della francesi – a cavallo tra il 2005 e il 2006. Per settimane il primo ministro De Villepin e l’allora ministro degli interni Sarkozy tentarono di arginare, molto spesso violentemente, un fenomeno sociale e politico che raggiunse dimensioni considerevoli (centinaia di auto e palazzi incendiate ogni notte, scontri diffusi) prima di rientrare dentro i canali carsici delle periferie urbane delle maggiori città di Francia. Vene pulsanti – di culture, di storie di vita, di frustrazioni – dentro le quali è ancora estremamente accesa la tensione tra centro e periferia e tra inclusi ed esclusi.

Sono tornato a Parigi in un periodo di nuove leggi speciali. Charlie Hebdo e il Bataclan sono ancora troppo vicini per essere rimossi dalla memoria dell’opinione pubblica francese, che pure attorno a quei simboli sembra oggi un po’ più distratta e distante. Dopo gli attentati del 13 novembre 2015 l’état d’urgence (Legge nº 385 del 3 aprile 1955) è stato prorogato a più riprese, arrivando oggi a estendersi fin oltre il periodo di svolgimento di Euro2016 e del Tour de France. Leggi il seguito di questo post »