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Posts Tagged ‘Obama’

Il volo dell’anatra zoppa…

In Uncategorized on dicembre 20, 2014 at 4:33 PM

M A R C U S • M Ø L L E R • B I T S C HPuò un’anatra zoppa insegnarci a volare? Se guardiamo alla situazione di Barack Obama in relazione alla sorprendente riapertura dei canali diplomatici con Cuba si direbbe di sì. Un Presidente senza i numeri nel Congresso – “lame dunk” appunto, dopo le elezioni di medio termine – che riesce, certo non da solo, ad essere protagonista di un evento di politica internazionale tanto simbolico quanto rilevante. Non solo per i due Paesi direttamente coinvolti. Leggo e comprendo i molti dubbi – figli di anni di contrapposizione fino a pochi giorni fa apparentemente insanabile – che circondano un fatto dalla fortissima valenza storica e politica. La permanenza dell’embargo, che dovrà essere sciolto ufficialmente da un Congresso ostile. I molti fronti sui quali l’amministrazione americana è ancora impegnata militarmente. Obiezioni legittime, piuttosto scontate in realtà, eppure il “Todos somos americanos” pronunciato da Obama non pesa solo a Miami e a L’Avana ma è un messaggio di ben più ampio respiro. Chi non lo ammette sembra preferire esercitarsi nella lamentazione del “tanto meglio, tanto peggio” e nella dietrologia, rappresentazione pratica della nostalgia di un mondo tutto spiegabile dentro la divisione ideologica tra capitalismo (americano) e chi vi si oppone. Questo disegno, che certamente conserva una sua epica e un suo fascino, è oggi totalmente insufficiente a descrivere la realtà dentro la quale viviamo.

La lenta ritessitura dei rapporti tra USA e Cuba – anche grazie ai buoni uffici di Papa Francesco –  prende forma dentro un contesto mutato, una fase di transizione caotica che è sotto i nostri occhi. La fine delle ideologie o almeno una loro minore centralità, un loro peso più sopportabile. Leggi il seguito di questo post »

Negli occhi di un bambino…

In Ponti di vista on settembre 3, 2013 at 7:24 PM
tumblr_lcnvf7vtZ31qdn78io1_500_2A volte il bambino di undici anni che c’è in me prende il sopravvento. Leggo che Barack Obama ha incontrato oggi i leader del Congresso ed è fiducioso che votino favorevolmente la sua ipotesi di attacco militare alla Siria. Un avvertimento, ma non solo. A undici anni, è normale, si ha un’idea del mondo fortemente semplificata. E allora io mi immagino il Presidente degli Stati Uniti – insieme ad altre persone di buona volontà – che arrivano fino al confine con la Siria, dopo aver camminato attraversato il Medio Oriente e attorno al Mediterraneo. Chiedono che cessino i combattimenti e si ridia spazio alla parole, alla discussione, al confronto. Lo fanno davanti a tutto il mondo e rivolgendosi a tutto il mondo. Immagino che le soluzioni si trovino in questa maniera piuttosto che attraverso le bombe sganciate da qualche aereo supersonico o sommergibile nucleare. Ovviamente a undici anni non si tiene conto degli interessi economici, dei veti incrociati, delle alleanze strategiche, dei nemici da annientare, delle ideologie. A undici anni non si capiscono molte cose di ciò sta attorno, tutto sembra sterminato. Ma forse si ha più chiaro cosa è certamente sbagliato. Poi si cresce velocemente…

f.

What’s your dream, Barack?

In Ponti di vista on agosto 29, 2013 at 10:24 PM

abomb-6Due leader neri. Due modi diversi di rappresentare l’America. Tra loro mezzo secolo lunghissimo. La fine del ‘900 delle guerre mondiali, della guerra fredda, delle grandi ideologie e delle personalità da ricordare. L’inizio del nuovo millennio che fatichiamo a sentire nostro. Frenetico, contraddittorio, non meno sanguinoso e guerreggiato. Nuovi equilibri mondiali, maggiori incertezze, la crisi economica dell’occidente. Un glorioso passato alle spalle, un incerto futuro di fronte.
Martin Luther King nel suo celebre discorso di Washington regalava alla storia una frase fortemente evocativa: “I have a dream”. Barack Hussein Obama – eletto per due volte alla presidenza degli Stati Uniti d’America – ne sembrava la rappresentazione più autentica, la classica chiusura del cerchio. Il realizzarsi del sogno americano. Sono passati cinquant’anni.

Due premi Nobel per la Pace. Molto diversi tra loro. Quello a King figlio della battaglia per i diritti civili condotta in prima persona, fino all’assassinio del 1968. Quello ad Obama prodotto di un immaginario tutto da verificare. In quel premio – ricevuto poco dopo il primo insediamento – c’era l’auspicio di un cambio di prospettiva. Dal neo-imperialismo americano ad un modo più orizzontale e dialogico di intendere le relazioni internazionali. Dall’interventismo unilaterale dei suoi predecessori ad un uso diverso (e limitato) dell’opzione militare nella risoluzione dei conflitti. Era un riconoscimento che oltre al suo valore simbolico doveva trovare legittimazione soprattutto nelle scelte di politica estera. Afghanistan, Iraq, Israele e Palestina, Iran. Leggi il seguito di questo post »