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Posts Tagged ‘Olivetti’

Il motivo di un viaggio? La ricerca delle lucciole.

In Ponti di vista, Uncategorized on febbraio 17, 2017 at 2:26 pm

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“Il viaggio a me sembra la forma d’intimità per eccellenza, forse perché consente il dialogo ma accoglie anche il silenzio: rispetta le solitudini, lascia spazio al discorso interiore e alla contemplazione. Il paesaggio che scorre cattura lo sguardo, è un pensiero condiviso. Così l’andare insieme assomiglia molto al vivere insieme: c’è un rapporto di coppia, un percorso più o meno accidentato, il tempo necessario ad arrivare in fondo.”

Paolo Cognetti | A pesca nelle pozze più profonde (minimum fax)

Se non fosse già stata usata in mille altre occasione si potrebbe far riferimento alla metafora biblica della traversata del deserto. Bene si adatterebbe alla solitudine da cui abbiamo deciso di partire, se non fosse che il contesto politico dentro il quale ci muoviamo non é caratterizzato solo da un’interminabile serie di vuoti (linguistici, valoriali, organizzativi) ma anche e soprattutto da un livello di saturazione (“l’abbagliante luce prodotta dalla modernità”, così come la descrive Huberman [1]) che opprime e che disorienta. Leggi il seguito di questo post »

Radicalità, prassi e l’importanza di “fare società”

In Ponti di vista, Uncategorized on gennaio 6, 2016 at 12:35 am

autumn-71360_1280Fine anno. Tempo di bilanci e buoni propositi per l’anno a venire. Suggestioni per il cambiamento, laddove il conto alla rovescia che ci avvicina al confine tra il vecchio e il nuovo vorrebbe – nelle intenzioni – coincidere con il necessario passaggio tra il non più e non ancora. Un passaggio descritto in maniera tanto netta e repentina da poterlo accostare al rito propiziatorio di buttare dal balcone un vecchio oggetto allo scoccare della mezzanotte. Via il 2015 quindi, dentro il 2016. Punto e a capo.

Sarebbe tutto più semplice se tra il passato e il futuro la cesura fosse così netta, come per il tasto on-off di un interruttore. E invece è tutto dannatamente più complesso. Questa mia riflessione prende le mosse da un articolo – pubblicato a fine dicembre da Gli Stati Generali a firma di Roberto Bonzi – che si interroga sulla capacità di penetrazione e di resistenza dei paradigmi culturali, fenomeno alla base della sbornia (letale) seguita all’uscita del nuovo capitolo della saga di Star Wars. Ubriachi non si sono ritrovati solo gli appassionati storici (ormai cinquantenni…) ma anche i loro figli e nipoti, in un corto circuito generazional-culturale che ha trasformato una serie rivoluzionaria in un circo commerciale e un po’ retrò (parola di George Lucas, prima della richiesta smentita…), certamente non capace di generare un immaginario che si spinga oltre il potente battage pubblicitario che ha accompagnato il film. * [Se vuoi rileggi l’articolo con l’aggiunta che trovi a fondo pagina, parte che nell’ultima rilettura non trovavo del tutto connessa con il resto del ragionamento. Una riflessione sulla satira, sulla comicità e sulla cultura meriterebbe una riflessione ulteriore.]

I paradigmi – è bene ricordarlo – altro non sono che modelli di riferimento, che hanno nel riconoscimento da parte delle persone (delle masse) la loro garanzia di durata e successo. La conquista e il mantenimento di un consenso diffuso li fanno sedimentare, sebbene il consenso da solo non ne certifichi la bontà e la sostenibilità.
Del testo di Roberto Bonzi condivido soprattutto un passaggio. “I paradigmi sono fatti per essere abbattuti”. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie / 7.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on agosto 7, 2015 at 3:32 pm

IMG_20150807_151708Di libri con a tema “la sinistra” ne sono stati scritti molti e certamente altri troveranno ancora spazio sugli scaffali delle librerie. Meno numerosi sono quelli che possono davvero dirsi utili a leggere i contesti (complessi) e a favorirne una definizione meno superficiale e sommaria. In questi mesi mi è capitato di leggerne un paio dai tratti interessanti. Romano Prodi – intervistato da Marco Damilano – e Giuliano Da Empoli, tutto da solo, si cimentano nella rilettura degli ultimi turbolenti vent’anni della politica italiana. Gli stili sono diversi. Intervista rigorosa la prima, monologo a tratti barocco e autocompiaciuto il secondo, hanno il pregio entrambi di muoversi in maniera molto libera dentro quelli che sono temi che ancora oggi dividono sanguinosamente l’Italia e contribuiscono a renderne l’interlocuzione politica faticosa, perennemente arrabbiata, povera e infruttuosa.
Prodi è puntiglioso nel rendicontare la sua esperienza – in chiaroscuro – all’interno del centrosinistra italiano, quello delle speranze coltivate e deluse nell’esperienza dell’Ulivo nata attorno alla sua discesa in campo. Da Empoli prende a schiaffi lo stesso periodo storico, i politici che lo hanno attraversato e i non sempre edificanti costumi della società che ne è stata plastica rappresentazione. Alla missione incompiuta (filo conduttore di entrambi i volumi) segue la missione da compiere, che nello scritto di Da Empoli prende forma attorno alla ribalta di una nuova classe dirigente composta da quarantenni.

Se è evidente – e lo dice bene Da Empoli – che  oggi i quarantenni in alcuni ruoli apicali si sono assunti la propria responsabilità (sgomitando e talvolta rottamando, spesso ripetendo le gesta tattiche di chi volevano rottamare), è altrettanto chiaro che per affrontare la missione a cui Prodi si riferisce è mancata e probabilmente manca oggi più che allora la capacità di far crescere collettivamente un’esperienza di trasformazione politica e sociale per la quale i confini italiani (e di qualunque altro stato nazionale) sembrano troppo angusti. Leggi il seguito di questo post »