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Posts Tagged ‘palestina’

Una storia da raccontare /10.

In Una storia da raccontare on dicembre 18, 2013 at 12:32 am

mondrianSe non ci credi più, se dormi e sei più stanco.
se oggi è già domani e non è successo niente
se l’hai capito già, e poi non riesci a dirlo
che i nostri sogni sono più tristi uno dell’altro*

Di nuovo sangue nelle vie di Hebron. Tre bambini palestinesi, a terra. Un pallone che corre giù per una strada ripida e piena di buche. Nessun piede che interrompe quei rimbalzi irregolari. Nessun muro contro il quale il pallone sbatte, fermandosi. La palla va senza ostacoli in direzione di un check-point israeliano al limitare di uno dei tanti campi profughi. Dietro la palla quattro bambini. Una gara al primo che la raggiungerà. Una gara come tante altre, se fossimo in un luogo diverso, in una situazione diversa. Ma qui siamo a Hebron, e ciò che succede raramente si può definire normale. Una raffica di mitra da parte del militare israeliano che presidia il check-point. Poco più di vent’anni, e la possibilità ogni mattina di decidere della vita o della morte di chi passa per quel punto di controllo. Tre corpi, alti un metro e poco più, uno a fianco all’altro, macchiati di sangue. Uno appoggiato all’angolo di una casa, con una gamba che penzola all’altezza del ginocchio. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 8.

In Una storia da raccontare on ottobre 26, 2013 at 7:19 pm

6vgSe io potessi tratteggiare i sentimenti,
se io potessi musicare le sensazioni,
se io potessi rompere i miei silenzi…
se solo ci riuscissi brillerebbero nel cielo i miei occhi brillanti.

Come ero arrivato fino a quel punto? Quali erano state le tappe di un percorso a ostacoli che mi aveva portato in quella stanza, nel quartiere arabo di Gerusalemme? Erano passati poco più di otto anni dalla prima volta che avevo occupato, insieme ad un’altra ventina di amici, un vecchio stabile alla periferia della città. Ero uno studente di giurisprudenza che si guardava attorno e pensava che quella fosse l’unica maniera utile per cambiare il mondo. Dopo quella ci furono decine di altre occupazioni. Centri sociali aperti, costruiti e difesi insieme a tante persone. Persone speciali. Processi nei quali ero imputato. Assoluzioni e condanne. Iniziative quotidiane. Proteste. Cortei. Convegni. Dibattiti. Riunioni. Cene sociali e concerti. Gioie e delusioni, comunque da vivere insieme.
Per anni rimasi uno studente che conduceva una vita di impegno politico e sociale incondizionato. I soldi in tasca non erano molti ma la complicità con gli altri dava soluzioni a ogni problema. Leggi il seguito di questo post »

Cara Europa…

In Ponti di vista on novembre 19, 2012 at 10:36 pm

Cara Europa,
so che guardi anche tu con apprensione alle notizie che arrivano da Gaza, Tel Aviv e Gerusalemme. So che tendi l’orecchio e in cuor tuo speri che non siano fondate le voci di un imminente attacco di terra dell’esercito israeliano. Non servirebbe il verificarsi di questa eventualità per essere preoccupati, non servirebbe altro sangue per rendere la situazione insopportabile. Principessa Europa, stiamo parlando delle terre nelle quali la mitologia greca pone le tue origini. Territori magici, territori fertili, territori traditi che non si possono che amare. Stiamo parlando delle tua casa e di una parte importante della tua storia.

Cara Europa,
ciò che sta avvenendo in questi giorni non riguarda solo Israele e una prigione a cielo aperto che ospita più di quattromila persone per ogni chilometro quadrato. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 6.

In Una storia da raccontare on agosto 22, 2011 at 7:44 pm

Nella mia stanza di Gerusalemme c’era poca aria. Dalle finestre non entrava nemmeno un fiato di vento. Il caldo abbracciava ogni angolo della casa. Il mio corpo grondava sudore. Tutto sommato però si stava bene. Ero  rientrato immediatamente dopo aver incontrato Yousuf. Sapevo che di lui mi potevo fidare. Conosceva la città e le persone giuste per portare a termine il compito che gli avevo affidato.
Avrebbe comprato i biglietti aerei come prima cosa, ben sapendo l’importanza di velocizzare quella procedura e avendo ben chiari i pericoli che alcuni dei suoi migliori amici stavano correndo. Aveva conosciuti gli altri durante la sua ultima visita in Italia, mentre con me ormai il rapporto aveva radici più profonde. Fin dal mio primo viaggio in Palestina, alcuni anni prima. Ricordavo perfettamente quel periodo e ripensandoci sorridevo.
Non avevo nulla da fare. Solo aspettare. Da lì la mia possibilità di contribuire alle attività che si stavano svolgendo in Italia era diminuita drasticamente. Potevo solo sperare che tutto andasse per il verso giusto. Augurarmi che la situazione, peggiorata fino a sembrarmi catastrofica non avesse un ulteriore scatto, definitivo.
Erano solo le quattro del pomeriggio. Yousuf sarebbe tornato solo nel cuore della notte. Per non destare sospetti. Per non dare l’impressione che in quella casa anonima nel centro di Gerusalemme ci nascondesse un fuggitivo o peggio, un ricercato internazionale. E quella città di fuggiaschi e di gente costretta a nascondersi ne era piena. Ogni giorno qualcuno veniva arrestato  e condotto dai soldati israeliani in quelle che sicuramente sono tra le peggiori carceri del mondo. Dalla galera le prospettive sarebbero state sicuramente più  buie. Leggi il seguito di questo post »

La storia dell’altro / intervista a Sami Adwan – 2

In Occhi sul mondo on agosto 7, 2011 at 11:28 pm

– Come pensa che dovremmo intendere le dichiarazioni di Obama che ponevano il punto di partenza di qualsiasi possibile negoziazione tra israeliani e palestinese nel ritorno nei confini pre-1960?
Se si ascolta bene il discorso si percepisce come la politica americana tenga tutt’ora in considerazione solo in minima parte le richieste palestinesi. Sembra ignorare la legittimazione internazionale di questa occupazione e penso che dopo il suo primo discorso – tenuto due anni fa al Cairo – Obama abbia deluso molte persone e che sia visto come un attore molto debole dai politici e dai cittadini palestinesi. Sta dando libera azione agli israeliani nel confiscare ancora terre e continuare nella stessa direzione che percorrono da anni. Sono molto colpito – negativamente – dalle sue parole. Mi aspettavo un discorso fondato prima di tutto sul principio dei diritti umani, come ero abituato a sentire fino a un po’ di tempo fa,  durante la sua campagna elettorale.
La politica americana è controllata da Tel Aviv e non da Washington. Mi spiace dirlo ma anche il governo europeo sta seguendo i passi americani (nda Stati Uniti e molti Paesi europei, tra cui l’Italia, non hanno ad oggi riconosciuto lo stato di Palestina, così come hanno fatto già più di cento Stati nel mondo). I palestinesi andranno presto alle Nazioni Unite per proporre una commissione internazionale e aspetterò quel momento per vedere cosa farà l’Europa. Sarà abbastanza forte da prendere una posizione su questa situazione o seguirà Obama? Se dirà sì ad Obama, dirà sì a Netanyahu e alla sua politica. Leggi il seguito di questo post »

La storia dell’altro / intervista a Sami Adwan – 1

In Occhi sul mondo on luglio 22, 2011 at 8:24 am

Sami Adwan, docente presso la Bethlehem University, Premio Langer 2001 e coautore di “La storia dell’altro”.

– Come è nata in lei l’idea di cominciare un esperimento difficile come quello di mettere ragazzi israeliani e palestinesi di fronte alla storia dell’Altro?
Quando le persone possono scoprire la storia dell’Altro allora sono più inclini ad umanizzare anche la visione che l’Altro ha di loro. L’altra parte in causa – palestinese o israeliana che sia – ha una narrazione della storia che è legittima dal proprio punto di vista. Dovevamo solo rendercene conto e provare a metterle a confronto.
Nella mia esperienza ho visto che quando le due parti raccontavano la propria storia non c’era spazio per la storia dell’Altro. Questo significa che l’altra parte non esiste o non viene presa in considerazione. Perciò per muovere il pensiero e la visione dei più giovani abbiamo fatto questo lavoro, con l’obiettivo che esso possa essere di aiuto nel processo di avvicinamento, comprensione e rispetto reciproco. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 4.

In Una storia da raccontare on giugno 16, 2011 at 9:47 am

Quando il giorno è lungo e la notte, la notte è tua soltanto,
quando sei sicuro di averne avuto abbastanza di questa vita, beh allora aspetta. *

Roberto, Irene, Barbara e Giulia arrivarono uno dopo l’altro – salendo velocemente le scale – sedendosi attorno al tavolo che usavamo per le riunioni. Come sempre, insieme.
Passammo tutto il pomeriggio ad interrogarci su cosa significassero quelle parole, e soprattutto che legame avessero con quelle cartelle cliniche. Con la morte del senzatetto della settimana scorsa. Con noi. Al centro, sparpagliate, le teche gialle contenute nella busta. Sulla lavagna alle mie spalle il foglietto con il testo. Gli occhi di tutti erano concentrati su quei documenti.
Non sapevamo da dove cominciare. Avevamo condotto battaglie legali per il rilascio di permessi di soggiorno, bloccato sfratti esecutivi, occupato insieme ai ragazzi del centro sociale alcune case per poter ospitare persone altrimenti costrette a dormire all’aperto. Avevamo portato in tribunale qualche agente di polizia capace solo di usare il manganello. Ma qui si aprivano scenari che mai avremmo potuto immaginare. E che ancora faticavamo ad interpretare. Si parlava di morti, morti ammazzati. Leggi il seguito di questo post »

Il dolore come compagno di viaggio.

In Ponti di vista on maggio 16, 2011 at 3:31 pm

NAKBA 2011. “Cataclisma”, “sinistro”, “disgrazia”, “catastrofe”. Il 15 maggio, da sessantatre anni, assume questi significati nei territori palestinesi. Si ricorda l’esodo di migliaia di palestinesi costretti a lasciare le loro case e terre, mentre per gli israeliani nello stesso giorno si festeggia la proclamazione dello Stato d’Israele. Ovvio che queste due ricorrenze difficilmente possano convivere, significando per un popolo la negazione dell’esistenza e dei diritti più basilari e per l’altro invece il momento di formale costituzione in Stato. Troppo diversi i sentimenti legati a queste due momenti storici. Opposti e inconciliabili.

Il 15 maggio da sempre è teatro di manifestazioni dei cittadini palestinesi che non dimenticano la “catastrofe”, così come non dimenticano i sessantatre anni di sofferenze che ne sono seguiti e che ancora oggi pesano sulle vite di centinaia di migliaia di persone. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 2.

In Una storia da raccontare on maggio 4, 2011 at 12:24 am

Apro gli occhi che il sole è già alto. Sdraiato e ancora vestito come al mio arrivo ieri notte. La finestra aperta mi mostra un angolo di giornata luminosa. Cielo sgombro di nuvole, vento assente, temperatura più che gradevole. Siamo in autunno a queste latitudini. Fuori ci sono circa venti gradi. Guardo l’orologio. Sono le undici e mezzo.
Sento il vociare della strada. Sotto il balcone di casa mia in Italia solo nelle giornate delle feste patronali venivano allestite le bancarelle del mercato. Qui dovrò abituarmi a vivere sopra i luoghi di un commercio che si interrompe solo per poche ore di notte. Alle undici di sera i commercianti stanno ancora finendo di sistemare il loro piccolo negozio mobile, mettono tutte le loro cose sul carretto per tornare verso casa. Sapendo che dopo poche ore con il sole ogni frutto verrà rimesso nello stesso cesto, ogni collana appesa allo stesso chiodo, ogni spezia riposta nello stesso sacchetto. Per 365 giorni all’anno, con una continuità ed una precisione che nemmeno le variazioni – seppur leggere – del tempo, sanno modificare. Leggi il seguito di questo post »

Torniamo umani…

In Ponti di vista on aprile 15, 2011 at 6:01 pm

L’uccisione di Vittorio Arrigoni è uno schiaffo a tutti coloro che credono nella possibilità di essere protagonisti del cambiamento del mondo, e in particolare del conflitto israelo-palestinese. Leggere i suoi articoli o ascoltare i suoi reportage dava il senso di una speranza che rimaneva viva all’interno di quell’angusta prigione che è la striscia Gaza. Era l’immagine di una fiammella che resisteva ai venti delle violenze e dell’odio e che sfidava la carenza di ossigeno data dalla barbara oppressione di uno stato – quello d’Israele – di fatto solo formalmente democratico. Una luce luminosa e orgogliosa in un angolo del mondo segnato dal dolore e dalle sofferenze.
La fiamma utopica di Vittorio Arrigoni si è spenta la notte scorsa, tremendamente maltrattata da chissà quale mano criminale, da chissà quale interesse politico prioritario rispetto ad una vita umana, da chissà quale pericolosa ideologia, per chissà quale disumano obiettivo. Forse non lo sapremo mai. Leggi il seguito di questo post »