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Posts Tagged ‘Papa Francesco’

Appunti di lettura | 31.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on giugno 7, 2017 at 8:19 am

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Lavoro e reddito.

Yuval Noah Harari | Il senso della vita in un mondo senza lavoro | The Guardian
Se c’è un tema potente, cruciale e allo stesso tempo sfuggente è quello del lavoro, declinato nella sua visione futura. “The crucial problem isn’t creating new jobs. The crucial problem is creating new jobs that humans perform better than algorithms. Consequently, by 2050 a new class of people might emerge – the useless class. People who are not just unemployed, but unemployable.” Abbiamo bisogno di visioni (anche parziali), di immaginari da mettere alla prova.

Marco DottiFrancesco: «C’è un’economia senza volto che uccide il lavoro, l’impresa, il sociale» | Vita
Un Papa popolare (quasi populista) affronta le contraddizioni del mondo – precario – del lavoro. Le sue sono parole ruvide, rispetto alle quali non si dovrebbe (come sembra accadere sempre più spesso) rimanere indifferenti. L’impresa ha bisogno di virtù, così come la democrazia, perché il bisogno «dei lavoratori e delle lavoratrici è il bisogno di fare il lavoro bene perché il lavoro va fatto bene. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro, perché nega la dignità del lavoro, che inizia proprio nel lavorare bene per dignità, per onore. Il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro”. Leggi il seguito di questo post »

Non tutte le strade portano a Roma…

In Ponti di vista on marzo 30, 2017 at 10:06 pm
PIAZZA_Alleanza dei corpi

Fonte: Miniature Calender

Ci sono due aspetti, di prima mattina, che mi hanno colpito passeggiando per Roma da solo, il 25 marzo scorso, in attesa di infilarmi – dopo tanto tempo – in un corteo.

Il primo. La primavera é arrivata da qualche giorno e con lei un tepore che fa bene al corpo e alla mente. Quasi tutti gli alberi sono in fiore e la tentazione di sdraiarsi in un prato per leggere è forte. Per qualche minuto è legittimo dimenticarsi degli effetti del cambiamento climatico (tra le cause di queste temperature e del cielo terso) e di uno dei frequenti inverni “anomali” che fanno ripetere la più scontata delle affermazioni.“Non ci sono più le mezze stagioni” . La politica ha sempre pescato a piene mani dal calendario per descrivere le proprie fasi. L’autunno caldo delle lotte, la rivoluzione d’Ottobre – di cui cade quest’anno il centesimo anniversario -, l’inverno (l’era glaciale?) della partecipazione, le primavere arabe trasformatesi velocemente nella più rigida e inospitale delle stagioni. Eppure l’affermazione più banale dell’apprendista climatologo calza a pennello per una politica che sembra non conoscere – e pretendere – alternanza delle stagioni tanto è impegnata nell’inseguimento di un tempo contemporaneamente frenetico (nel costante riferimento a emergenze e crisi) e dilatato, nell’incapacità di trovare punti di rottura e di ripartenza, di scarti decisi rispetto allo status quo. Leggi il seguito di questo post »

Le tre parole che cambiarono il mondo

In Ponti di vista on dicembre 11, 2016 at 11:08 pm


Bisogna riconoscere a Marc Augé di aver dato vita nel suo pamphlet “Le tre parole che cambiarono il mondo” a una suggestiva ipotesi geopolitica. Intendiamoci, – e credo che lo stesso autore sarebbe d’accordo con quello che sto dicendo – non siamo di fronte a un grande romanzo storico (difficile obiettivamente da comprimere in cento pagine scarse) e neppure a una riflessione profonda del contesto – il presente strettissimo – dentro il quale l’azione si svolge. Siamo di fronte, come traspare anche dalla breve dedica qui sopra riportata, a una sorta di invito/investitura. Un Pontefice “rivoluzionario” disposto a dire ai propri fedeli riuniti: “Dio non esiste!”. Un sogno a occhi aperti, dell’ateo convinto Augè che si approccia con curiosità alle religioni, che è anche il riconoscimento della frustrazione nei confronti della debolezza della politica e della curiosità per l’opera di Papa Francesco che, da qualunque lato lo si guardi, è figura tutt’altro che banale. Personaggio certamente popolare, politicamente radicale e a tratti scorretto, tanto da portare alcuni a descrivere come populista il suo approccio al ruolo. Tema quest’ultimo – quello dei populismi – che, per non cedere a tentazioni semplificatorie, meriterebbe riflessioni più approfondite e non velate di moralismo.

Ora, è evidente che Augé applica a Francesco l’iperbole estrema, cioè quella di negare l’esistenza di Dio – di fatto il “motivo” stesso del suo essere Papa – ma è altrettanto innegabile che i tratti distintivi del papato corrente siano l’incisività della denuncia sociale, la radicalità dello sguardo rivolto al cambiamento, la quotidiana accusa nei confronti delle diseguaglianze e delle molteplici magagne che la nostra società si porta appresso. Leggi il seguito di questo post »