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Posts Tagged ‘Parigi’

#porteouverte, di porte aperte e finestre rotte

In Ponti di vista on novembre 15, 2015 at 9:00 am

Catarsi_01Non ho soluzioni da proporre. Parto da questo basilare e non consolatorio grado di consapevolezza. Altrimenti lavorerei come titolista dentro qualche redazione che ha scelto, non è una novità, di interpretare il ruolo di strillone sguaiato dello scontro di civiltà. Oppure mi sarei scatenato, via Twitter, in quella che è stata per ore la sfida a chi la sparava più grossa. Chi rilanciando l’ipotesi di un false flag, chi quella di una nascente resistenza antifascista che dalla città curda di Kobane si allarghi all’Europa intera, chi immaginando di ridurre “la Siria ad un parcheggio” (quasi cit. della serie tv Homeland) in nome della difesa della nostra civiltà sotto attacco.
Sono piuttosto confuso, non potrebbe essere altrimenti. Non nascondo neppure un po’ di paura, che sarebbe stupido negare. Sono preoccupato, ed è il sentimento prevalente, dalla piega che stanno prendendo le cose e dell’inadeguatezza degli strumenti interpretativi a nostra disposizione per tentare di darne lettura e costruire un’alternativa ad un pensiero dominante che – con differenti sfumature, tra loro anche molto distanti – fa riferimento esplicito e convinto alla guerra, allo scontro tra un “noi” e “loro” sempre più a geometria variabile ma in ogni caso inevitabile. Tenere a bada il nostro spirito guerriero è l’obiettivo primario di cui farsi carico, laddove la nostra storia recente di “combattenti per la democrazia” e di sostenitori incondizionati di quella che abbiamo descritto come la “parte buona del mondo” risulta essere parte del problema e non certamente la possibile soluzione.

L’attacco di Parigi ha una potenza simbolica che non mi lascia indifferente. Leggi il seguito di questo post »

#JeSuisConfus

In Ponti di vista on gennaio 15, 2015 at 11:49 am

yoppy iphone 6 coda giappone-800x500_cCapita a volte di sentirsi spaesati. Devo essere sincero, vedendo alcune immagini delle code chilometriche davanti alle edicole o della corsa all’apertura dei centri commerciali, ho associato il clima attorno all’uscita del nuovo numero di Charlie Hebdo a quello – altrettanto febbrile – per la premiere dell’ultimo modello di Iphone. Potrebbe sembrare un’affermazione cinica, che non tiene in debita considerazione la legittima solidarietà che in moltissimi hanno voluto esprimere a una redazione decimata da un atto barbaro e ingiustificabile. Certamente più cinico di me è però chi – e non sono pochi – qualche ora dopo l’acquisto ha trasformato un atto di partecipazione collettiva in un’opportunità di business del tutto personale, utilizzando eBay per mettere all’asta la propria copia del giornale, molto richiesta sul web. Arte dell’arrangiarsi ma anche, inutile negarlo, una tendenza a rendere materiali (monetizzabili) anche valori e ideali, ridotti in questa maniera a semplice merce. Nel momento in cui tutti condividono #JeSuisCharlie, io continuo a sentirmi spaesato. #JeSuisConfus.
Sorvoliamo ora per un momento le situazioni appena descritte, che potremmo derubricare come marginali e statisticamente irrilevanti se rapportate ai numeri enormi raggiunti dalla distribuzione di Charlie Hebdo questo mercoledì. Concentriamoci invece sulla massa di coloro che di buon mattina sono scesi in strada per accaparrarsi un giornale che – per una vastissima maggioranza – non avevano mai comprato. Un gesto dettato dall’urgenza comunemente sentita di dare un segnale di vicinanza ai giornalisti attaccati a colpi di kalashnikov. La ricerca di un atto di speranza che rompesse la solitudine di chi si sente in pericolo. Un gesto simbolico a difesa della libertà di opinione. Tutte motivazioni corrette e assolutamente legittime, che non fanno venire meno però un dubbio legato alla superficialità con cui ci stiamo approcciando ai fatti di Parigi. Leggi il seguito di questo post »