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Posts Tagged ‘partecipazione’

Immaginare e costruire il futuro. La Politica alla prova della nuova normalità.

In Ponti di vista on dicembre 21, 2022 at 7:14 PM

___ Le parole di un anno che ne vale dieci.


Mi avvicino alla discussione del bilancio sempre con una particolare attesa. Si tratta infatti del momento in cui si può tentare di portare al massimo livello la qualità dell’interlocuzione politica, l’ambizione di contribuire con le proprie proposte all’indirizzo dell’azione di governo della città.

Confermo qui questo senso alto di responsabilità che sento mentre tento di mettere in fila parole che devono entrare in connessione (e perchè no, in conflitto dove serve) con quelle che gli altri consiglieri e consigliere pronunceranno in questi giorni o che il Sindaco Ianeselli e l’Assessora Franzoia hanno già utilizzato presentandoci la previsione di bilancio per l’anno 2023 e – almeno in filigrana – per gli anni successivi.

Dodici mesi fa per iniziare presi spunto dal Rapporto Censis e dalla sua fotografia annuale dello stato della società italiana, ma il Sindaco mi ha anticipato richiamando nel suo intervento la malinconia che ci attanaglia, che ci blocca, che ci impedisce di proiettarci nel futuro. Ci tornerò poi, per un appunto connesso a questa mia introduzione.

Nanni Moretti – in Palombella Rossa – ripeteva spesso che le parole sono importanti: “Chi parla male, pensa male e vive male”. A trent’anni di distanza quel monito è ancora più azzeccato lì dove i tempi della politica (e non solo della politica) sono ulteriormente accelerati, l’attenzione ai termini e al loro utilizzo spesso piuttosto superficiale. Servono parole buone, che costruiscono pensieri attenti alla vita di comunità e alle sue sfumature, ai suoi lati meno in luce, alle sue sofferenze.

In questo esercizio di composizione di vocabolario – per un anno che, come i precedenti, sembra contenere un decennio – mi sono fatto aiutare da altri, e in particolare da un inserto speciale dei periodici Internazionali e l’Essenziale, osservatori preziosi e plurali di ciò che ci capita attorno.

La prima quartina è: povertà, squilibrio, gentrificazione, periferia. Si allargano le fasce di popolazione che, citando Collodi in Pinocchio, quando lavorano si accorgono “di guadagnare tanto quanto basta per non avere mai un centesimo in tasca”. La povertà assume caratteristiche diverse – è economica, energetica, educativa, relazionale – e rischia di diventare uno dei pochi tratti ereditari della nostra esistenza, segnando il destino di una generazione dopo l’altra, irrigidendo le disuguaglianze e moltiplicando i rischi di fragilità psicologiche oltre che materiali. I contesti da questo punto di vista contano e, anche se Trento non è una megalopoli dal tessuto urbano in espansione, è bene ricordarsi che è nei luoghi più lontani e nascosti ai nostri occhi che i rischi di frammentazione sociale aumentano ed è lì che maggiore e più costante e più puntuale deve essere l’investimento in cura, coesione, coinvolgimento.

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Costruire l’Oltre, un’agenda per il 2023.

In Ponti di vista on novembre 15, 2022 at 2:30 PM



Qual è il lascito più rilevante delle recenti elezioni politiche?

L’ampia affermazione di un governo a trazione conservatrice? Il crescere dell’astensione? La fragilità dell’opposizione, parlamentare e sociale? La polarizzazione del dibattito pubblico? Tutte fonti di viva preoccupazione ma che mi sembrano esiti di un difetto che sta a monte, di una crisi di sistema. La Politica è in ostaggio. 

Ostaggio dei partiti che ne dovrebbero essere pietra d’angolo e che spesso ne sono ostacolo alla piena realizzazione. Ostaggio delle leadership (eterne o istantanee) che ripropongono all’infinito la sfida mediatica e muscolare della personalizzazione. Ostaggio della fretta e della mancanza di pazienza nel darsi il tempo della comprensione, dell’analisi, dell’elaborazione, il tempo dell’amicizia politica e del conflitto, del dubbio e del rischio. Ostaggio della mancanza di immaginazione.

Che fare allora?

Predisporsi ad accogliere l’inatteso è premessa indispensabile, lì sta la possibilità. Rompere le consuetudini e gli schemi per hackerare lo status quo è una scelta obbligata. Costruire l’Oltre è il compito da assumersi, alla ricerca della destinazione cui tendere. 

Ecco, una destinazione. Uno spartito prima che un partito. Persfidarci nella definizione di una piattaforma ecosocialista e autonomista, l’unica capace di tenere testa alla concatenazione di crisi che segnano quest’epoca. Un “terzo spazio” che, come ha segnalato il direttore Simone Casalini nel suo primo editoriale dedicato al linguaggio del futuro, impone la “rinegoziazione delle identità” e la disponibilità al dialogo, alla reciprocità e all’ibridazione. All’andare Oltre, insieme.

Oltre il PD e una certa idea di progressismo liberista
, riaffermando la centralità della giustizia sociale in una società malata di precarietà. Lavoro e accesso al reddito, con o senza un impiego a giustificarlo, a farcelo “meritare”.  Diritto alla casa e politiche abitative e sociali che siano fattore armonizzante delle scelte urbanistiche e pianificatorie. Una scuola giusta (che sia pubblica lo diamo per scontato…) che si fa carico di fragilità e diseguaglianze, che forma e accompagna esseri umani – e non solo forza lavoro –  nel confronto con la complessità e che valorizza i soggetti che la animano, gli insegnanti in primis. Sanità, accessibile e diffusa, e welfare universalistico per ridare senso al concetto di sicurezza. Tutela ed estensione dei diritti civili, elaborazione di politiche di genere, femministe e intersezionali, lotta contro il razzismo sistemico come elementi di connessione fondamentale dell’identità di ognunə con un’idea di cittadinanza che fa della della convivenza il suo tratto distintivo.

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Sulla soglia | 3. Il peso e l’opportunità di un passaggio epocale

In Ponti di vista on gennaio 10, 2022 at 9:17 am



“La vita è una guerra di sguardi dove vince chi riesce a vedere”
*Vitaliano Trevisan (1961-2021) – Un ponte, un crollo


Transizione è la parola chiave, per molti aspetti abusata e tradita, di questo complicato periodo storico.

A ben vedere non esiste momento in cui non ci si trovi a vivere, più o meno consapevolmente, un passaggio che conduce da un momento a un altro. Siamo sempre in movimento. Banalizzando al massimo ad ogni istante – secondo dopo secondo – corrisponde un passato che ci resta definitivamente alle spalle e un futuro che ci si approssima sempre più, giocando con il fragile equilibrio che crediamo di aver raggiunto nel presente che siamo chiamati a vivere in presa diretta, senza tasto pause a disposizione.

Una soglia – per dar ulteriore credito al titolo di questo piccolo diario – mai davvero fissa e che sfida, e mette seriamente in crisi, la presunta linearità offerta dalla modernità per descrivere l’andamento del progresso (economico, sociale e culturale) che ci è promesso.

Da ventiquattro mesi a questa parte le cose, ne sappiamo la causa principale, si sono inceppate e – non credo di essere l’unico a sentirla così – l’incertezza a cui fatichiamo a trovar soluzione ci restituisce un tempo faticosamente sospeso, un corto circuito generale che rende diffuse le fragilità [firmiamo per #bonuspsicologo, già oltre le 200.000 sottoscrizioni, e leggiamo fino all’ultima riga le pagine necessarie e vivide di Vitaliano Trevisan] e apparentemente impossibile immaginare l’andare oltre, rendendo concreta la transizione.

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Astra e poi. Per un nuovo progetto culturale cittadino.

In Ponti di vista on aprile 4, 2021 at 6:16 am

Trento ha nomea, non del tutto immotivata, di posto sonnolento.

E’ paesone di montagna per posizione geografica, clima non sempre mite e tratti antropologici dei suoi abitanti, me compreso. La cosa ha i suoi pregi (molti) e i suoi difetti (non pochi)..
È contesto culturale non troppo propenso alla sperimentazione, geloso delle tradizioni – anche oltre il valore assoluto delle tradizioni stesse -, piuttosto abitudinario negli atteggiamenti e nella progettazione. Chi lascia la strada vecchia per la nuova…eccetera eccetera..

Le abitudini, lo sappiamo, ci aiutano a orientarci e a mantenere l’equilibrio. Ci mettono al riparo dalle temperie della complessità che ci circonda. Se si irrigidiscono troppo però rischiano di trasformarsi in conformismo, il sentimento meno generativo a cui ci si possa affidare.
La creatività – al contrario – trova carburante vitale proprio nella rottura degli schemi, nelle espressioni meno concilianti della fantasia e del desiderio, nel curioso percorrere le strade meno battute.
Per questo motivo diffida delle ripetizioni, dei vincoli, delle formule preconfezionate. Esercita – è questa la sua più grande ricchezza – la ricerca e l’innovazione. Lascia briglia sciolta all’immaginazione.


Il cinema Astra si inserisce (uso volutamente ancora il tempo presente) nella mappa, ricca ma non ricchissima, di esperienze che a questo modo di essere e fare cultura dedicano la propria attività quotidiana.
Infatti le sale di corso Buonarroti rappresentano per molti e molte un luogo di scoperta cinematografica e di ricomposizione socio/culturale, punto di riferimento e strumento di crescita individuale e collettiva.
La loro chiusura – accelerata dagli impatti della pandemia così come sta avvenendo anche altrove, con teatri, circoli e club – produce da un lato l’impoverimento dell’ecosistema culturale trentino e impone dall’altro una riflessione più generale su quale sia la relazione che intendiamo stimolare tra cultura e tessuto urbano e comunitario.

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Il sistema città, nasce qui il grande patto

In Ponti di vista on gennaio 2, 2021 at 6:47 am

Nell’introdurre la relazione al Bilancio e al DUP 2021-2023 il Sindaco Franco Ianeselli ha rivolto ai cittadini e alle cittadine di Trento parole di grande onestà.

Ha parlato apertamente di un “bilancio di rinuncia”. Perchè la pandemia da Covid ha scombinato i tempi d’insediamento della sua Giunta, reso incerte le dinamiche economiche e finanziarie, irrigidito gli spazi della sperimentazione. La priorità era quella di conservare operatività amministrativa di fronte ad “un’alta marea che – al contrario di quanto si pensava negli anni Sessanta – solleva pochissimi e rischia di sommergere i più” e dare sufficiente solidità alle basi che serviranno nei prossimi mesi a determinare scelte decisive per il presente e il futuro della città.

Il Sindaco ha deciso di usare una citazione di Mauro Magatti, sulla ripartenza a seguito del secondo conflitto mondiale, per descrivere il bivio di fronte a cui ci troviamo. Io dello stesso autore ne preferisco un’altra, a mio modo di vedere più calzante a questo tempo inedito.

“Il concetto di resilienza è una traduzione attiva del trauma. Siamo resilienti non solo se siamo capaci di assorbire lo shock ma se, nel momento in cui assorbiamo lo shock, rispondiamo alla provocazione della realtà cambiando alcuni modi di fare, di essere, di ragionare, di operare che erano forse consone alla realtà precedente, ma dopo il cambiamento non lo sono più.

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Le culture da rimettere al centro delle nostre vite

In Ponti di vista on novembre 30, 2020 at 10:30 am

E’ inutile nasconderselo.

La situazione che stiamo vivendo dalla fine dell’inverno scorso in relazione alla pandemia da Covid19 ha sconvolto le nostre abitudini. Nelle prossime settimane, ormai è chiaro, vivremo un periodo natalizio diverso. Sarà caratterizzato dalla distanza da mantenere e dalla limitata possibilità di godere delle relazioni con i nostri cari e – parallelamente – con il resto delle nostre comunità.

La socialità è la grande esclusa di questo strano – e ormai troppo lungo – periodo pandemico. Farne a meno o viverla con moderazione è uno dei moniti ripetuti in questi ultimi difficili mesi.

Rinunciare al superfluo, si è detto. 
Ma come si divide l’essenziale da ciò che non lo è? 

La musica, il teatro, la letteratura, lo stare insieme non sono “in più” di cui fare a meno facilmente, senza modificare le vite di ognuno.

Ricorderemo questo 2020, dominato dalla presenza di un virus particolarmente malevolo, per l’interruzione di quasi ogni forma di attività culturale. Dai cinema ai teatri, dai concerti ai festival, dalle presentazioni di libri alle feste di quartiere. Un’interruzione forzata che significa allo stesso tempo la riduzione delle vitalità cittadina, una perdita secca di posti di lavoro nei mondi della creatività e della produzione artistica (già in precedenza spesso precari o scarsamente remunerati), un pericoloso impoverimento dei contesti formativi, educativi e relazionali.

Ci siamo attrezzati per trovare strategie alternative, sfruttando le opportunità della tecnologia, per rendere possibile – almeno virtualmente – l’accesso a produzioni culturali che altrimenti sarebbero state cancellate.

Perse. 

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Nei territori e nelle comunità le fondamenta della democrazia

In Ponti di vista on ottobre 30, 2020 at 5:07 PM

E’ simbolico – e importante – tornare a parlare della dimensione territoriale dell’azione politica proprio nel momento in cui siamo vittime di regole che impongono il distanziamento, che ci impediscono di riunirci.

“La politica è assembramento” ci ricorda Luigi Manconi. Senza la possibilità del confronto partiamo svantaggiati. Perso il valore dell’incontro ci troviamo disarmati, inermi, soli.

Non è un caso che della crisi della democrazia nella sua forma più prossima ai cittadini si discuta oggi nel momento in cui istituzioni e politica – a livello planetario – faticano a far fronte alla pandemia. Nei suoi impatti sanitari (spesso per i gravi errori commessi proprio nella gestione della medicina territoriale), socio-economici (dove la fragilità del modello neoliberista scarica le proprie esternalità negative sul tessuto sociale più fragile) e comunitari, dove al non riconoscimento reciproco si accompagna una crescente solitudine.

Il Covid19 ha funzionato da evidenziatore delle criticità esistenti. Ha mostrato i limiti dell’architettura politico-amministrativa fin qui utilizzata (dalle istituzioni del diritto internazionale, passando per l’Europa e gli Stati nazionali fin giù alle Regioni e ai Comuni), ha messo a nudo la loro difficoltà di lavorare in modo sinergico e ha testimoniato la generale inadeguatezza di una classe dirigente ancorata ai paradigmi del passato diventati inservibili.

Fin qui il lato più generale del discorso, che pure si lega a doppio filo con le sorti del Trentino e della sua Autonomia.

Prendo lo spunto dalla riflessione proposta qualche giorno fa da Daniele Gubert, laddove l’attenzione è stata posta soprattutto su tre questioni: il fallimento dell’esperienza delle Comunità di Valle, gli effetti negativi della riforma in chiave maggioritaria per l’elezione dei Sindaci dei piccoli Comuni, l’involuzione dei processi democratici nei contesti municipali. Per tentare di capire come siamo arrivati a questo punto serve fare qualche passo indietro.

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Tre crisi e un’unica soluzione: la comunità.

In Ponti di vista on luglio 23, 2020 at 6:25 am

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“Si sta vicini per fare miracoli, / non per ripetere il mondo che già c’è. / Che già siamo”.

Questo il monito di Franco Arminio, poeta e paesologo, al termine del suo risveglio poetico nel Tempio Civico di Trento. Un modo diverso e prezioso di cominciare la giornata.

Fare insieme, per trasformare l’esistente. Questo è il compito della Politica, l’orizzonte di una comunità. Una comunità consapevole di essere artefice principale dell’elaborazione delle strategie che la tengono insieme e le permettono di desiderare il futuro.

Se tutti condividiamo il fatto che stiamo vivendo tempi straordinari – con il Covid19 a sparigliare ulteriormente le carte di un mazzo già impazzito – appare chiaro che il nostro agire dovrà possedere tratti inediti e spirito generativo.

Non basta ripartire, se rimettendosi in moto non si mette in discussione il contesto precedente allo stop pandemico. Il sovrapporsi di tre crisi – sanitaria/ambientale, economico/sociale, politico/istituzionale – rende urgente cambiare i paradigmi che hanno retto fin qui la nostra società, proponendone di migliori.

Per farlo serve attivare capillarmente cittadini e cittadine restituendo spazi politici adeguati e moltiplicando le occasioni per mettere in relazione energie e competenze.

“La salvezza umana giace nelle mani dei creativi insoddisfatti” diceva Martin Luther King. Creatività, curiosità, passione unite a un certo tasso di inquietudine devono guidarci nell’uscita dalla tempesta in corso.

Come farlo? Conoscere. Coinvolgere. Connettere. Cooperare. Coprogettare. Costruire. Convivere.

Le città sono luoghi della biodiversità. In quest’ottica la partecipazione è chiave di lettura indispensabile per affrontare ogni tema. E’ il metodo – in prospettiva un’attitudine – per far sentire ognuno parte di un quadro più grande, di sintonizzare corpi e spirito, aspettative personali e visioni collettive. Leggi il seguito di questo post »

Reinventare la Politica, insieme.

In Ponti di vista on dicembre 10, 2019 at 8:05 am

75241291_10157487258626011_2290600990618943488_oProvo a intervenire nel dialogo iniziato da Giuliano Muzio e dal direttore Paolo Mantovan sulle pagine de Il Trentino. Mi ha molto colpito il sondaggio proposto da La Repubblica nell’edizione di domenica. Un elettore su quattro si dice attratto dal “partito” delle Sardine. Lasciando da parte qualunque tipo di speculazione, è interessante interrogarsi sul significato della rilevazione statistica offerta da Ilvo Diamanti.

Che due settimane di mobilitazioni sanamente pre-politiche determinino un tale scostamento in termini di consenso – almeno potenziale – ci dice di un tessuto sociale frammentato e incerto, di un’opinione pubblica che reagisce in maniera adrenalica e scomposta a sollecitazioni che basano il proprio successo su quella che Anne-Cécile Robert chiama “strategia dell’emozione”. Una reattività umorale che mette in secondo piano – quando non lo esclude – il tempo necessario dell’analisi. E’ il primato della percezione. Il prevalere del “sentire” sul pensare, che prende il posto di un dialogo fecondo tra ragione e sentimento, di un vicendevole – e generativo – completamento tra le componenti fondamentali dell’essere umano.

Da questo dato più generale sorge un dubbio più specifico e preoccupante. Dobbiamo abituarci a comunità politiche che vivono e si attivano sulla base di shock (tanto benevoli quanto tossici, a seconda di come agiscono e di chi li induce) sempre più frequenti e polarizzati? Oppure crediamo sia necessario decifrare la sfida democratica che ci si propone e intendiamo impegnarci nel dotarci degli strumenti minimi per affrontarla e, se possibile, vincerla? Leggi il seguito di questo post »

Si è fatto tardi…

In Ponti di vista, Supposte morali on ottobre 16, 2019 at 8:05 am
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(articolo pubblicato sul Corriere del Trentino, mercoledì 16 ottobre)

Si è fatto tardi. Se è vero che il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo è adesso. Questa metafora vale per la Politica, trentina e non. Urgenza e curiosità dovrebbero guidare la sfida alla stasi, che opprime, e allo spaesamento, che blocca.

Sta cambiando il Mondo, imponendoci un non facile cambio di paradigma. Possiamo davvero credere che al mutare nervoso del sistema-Terra la città di Trento e il Trentino, attorno a lei, possano evitare di pensare e agire di conseguenza? Serve tracciare una rotta inedita, tenendo presente ciò che ci succede attorno.

C’è un filo rosso che unisce l’emergenza climatica e i movimenti che a essa si oppongono. Sono pezzi dello stesso scenario l’entrata in recessione della Germania, l’instabilità economica dell’Occidente e la guerra dei dazi. a livello internazionale. Si parlano la confusione del quadro politico italiano ed europeo, la debolezza dei corpi intermedi, la demagogica riduzione del numero dei parlamentari e il riemergere – certo confuso, ma interessante – della proposta di voto per i sedicenni. Fanno parte di un unico grande tema irrisolto l’accidentato percorso dello ius culturae e la non volontà di affrontare i flussi migratori fuori da una dinamica regolatoria e repressiva.

Non ci possiamo permettere di prolungare il surplace – come ciclisti che scrutano le mosse dell’avversario – confondendo l’equilibrio con l’immobilismo, la prudenza con l’ignavia. Ci sono momenti che richiedono scelte decise, salti di schema che agiscano da innesco per liberare energie oggi nascoste o sprecate, offrendo loro l’ipotesi di pensare e fare insieme, lo spazio per una rinnovata coralità generativa.
Questa suggestione – contenuta in maniera quasi prepolitica nella raccolta di scritti La Trento che vorrei – è stata avanzata più volte negli ultimi mesi, tentando di connettere il dentro e il fuori la Politica, auspicando un’utile e vitale alleanza. Per ora hanno prevalso le tattiche sotterranee, la diffidenza nei confronti della contaminazione, la difesa a oltranza delle identità.

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