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Posts Tagged ‘partiti’

Operazione Fosbury!

In Ponti di vista on ottobre 22, 2018 at 9:27 pm

 

1 – Niente panico! Il sole è sorto anche questa mattina e – a meno di clamorosi imprevisti, nonostante la giornata insolitamente calda per la fine di ottobre – sorgerà anche domani. La storia non finisce.

2 – Magari fosse un “cigno nero”. Ci permetterebbe di sembrare onestamente sorpresi. Davvero le premesse – e non solo nei mesi successivi al 4 marzo – non erano state colte? Qualcuno immaginava un finale diverso? Solo le proporzioni sono forse più ampie del previsto, ma la caduta era difficilmente evitabile, date le condizioni.

3 – Mi chiedo da chi sia composto quel 15% che ha votato alle Politiche ma non si è preso la stessa briga per le elezioni di massima prossimità per il territorio che abita tutti i giorni. Ho un sospetto sul M5S (quanto possono durare ancora dentro l’ambiguità che li caratterizza?) e sui delusi più marginali (quelli veri, quelli che non incrociamo proprio, mai…).

4 – La coalizione di centrosinistra non ha perso ieri ma quando non ha compreso la radicalità del cambiamento che era necessario mettere in atto, nella sostanza più che nella forma. Oltre la legittima, ma insufficiente, difesa dell’ordinaria amministrazione e con l’ambizione di accompagnare la propria comunità dentro un’ambiziosa e articolata proposta politica di lungo periodo. Una mancanza che prende le mosse qualche anno fa, e ancora non risolta. Non lo ha capito certamente il PD (è ancora un partito utile?). Non lo ha capito del tutto Futura 2018 (il suo risultato va letto in maniera approfondita e non banale. Quante persone ha ri-attivato davvero? Quante ne ha solo “ri-posizionate”? Quale può essere il suo ruolo ora oltre la “resistenza”?). Non lo ha capito minimamente l’UPT, realtà che non poteva avere alcun altro destino se non la definitiva scomparsa viste le recenti involuzioni del suo percorso. Leggi il seguito di questo post »

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Fuga da flatlandia. Ovvero il bisogno di una nuova dimensione politica.

In Ponti di vista on agosto 17, 2018 at 7:53 am

adventure-beautiful-boat-210271C’è (più di) qualcosa che non torna nel percorso di avvicinamento alla scadenza elettorale del prossimo 21 ottobre. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Guasto è il mondo, come diceva Tony Judt, e in pochi sembrano seriamente impegnati nel tentare di dargli un nuovo – diverso e migliore – equilibrio. Troppo concentrati a difendere il ricordo dei “bei tempi andati”, descritti ironicamente da Michel Serres in un recente pamphlet. Convinti che dalla confusione di quest’epoca in transizione si esca innestando la retromarcia e affidandosi alla retrotopia di cui ha scritto Zygmunt Bauman. Lisciando il pelo alla nostalgia – galleggiando nel “lutto per ciò che non è stato…” raccontato da De Rita – invece di assumersi la responsabilità e coltivando l’ambizione di essere i costruttori del mondo nuovo di cui abbiamo bisogno.

Il riverbero della condizione globale non risparmia neppure la piccola e periferica provincia che abitiamo. Un flusso che impatta di cui bisogna tenere conto, accorgendosi inoltre dell’esaurimento – ormai evidente – di un ciclo politico, e non solo. Si è sgretolato il consenso, collegato anche alla filiera di potere e relazioni costruita negli ultimi vent’anni. Si è inceppata la visione, con responsabilità evidente di una classe politica invecchiata e fragile, poco propensa alla propria sostituzione. Si è sfarinato il corpo sociale, perché a soffrire non è solo la componente politica ma l’infrastruttura stessa su cui essa si trova ad agire (basti pensare in questi anni alle difficoltà del mondo cooperativo, ai casi Itas o Trento Rise o ai conflitti crescenti all’interno dei mondi associativi e comunitari).

Da questo stato di passaggio deriva l’incerta geografia politica di questa fase, caratterizzata da spaesamento e incertezza, rinserramento nelle identità particolari e tentativi velleitari di conservazione dell’esistente. Leggi il seguito di questo post »

Uno sguardo oltre il governo giallo-verde…

In Ponti di vista on maggio 25, 2018 at 7:41 am

black-and-white-desert-dry-153534Finiranno i meme (*). Finiranno le risate isteriche. Isteriche perchè frutto di un riflesso condizionato e scomposto a una situazione che non prendiamo sul serio e preferiamo dileggiare, dimostrando tratti di superficialità di cui ci pentiremo, se intelligentemente non lo abbiamo già cominciato a fare. Finirà questa fase di transizione (che dura dalla notte del 4 marzo) e si dovrà cominciare a ragionare – senza ironia, ma politicamente – sul come reagire al nascente governo M5S-Lega, al suo contratto/programma e – più in generale – all’inedito contesto, tanto politico quanto sociale e culturale, che di cui questa nuova condizione è in parte causa e allo stesso tempo conseguenza. Perchè – è bene dirselo con grande onestà – qualunque giudizio si abbia nei confronti di questa nuova alleanza di governo essa rappresenta una cesura nei confronti del passato (tanto nella forma che per alcuni contenuti proposti) e l’introduzione a un nuovo scenario che poco avrà a che fare con quanto abbiamo conosciuto fino a ora. Indietro non si torna, ha scritto opportunamente Mauro Magatti.

Fatta questa doverosa premessa la questione da prendere in considerazione riguarda ora il dove e il come fare opposizione a questo Governo. Intendendo – sia chiaro – tale posizione/esercizio non tanto e non solo come pura e frontale, o peggio pregiudiziale, contrapposizione alle ipotesi messe in campo dall’avversario ma come processo generativo orientato alla produzione di discontinuità, alla ricerca di prospettive adeguate a produrre futuri desiderabili. La posta in gioco è appunto il futuro e la capacità di dare ad esso una forma. “Se non lasciamo futuri saremo passati per niente” recitava una scritta su un muro che ho incrociato qualche tempo fa. Ecco un obiettivo sufficientemente comprensibile per tutti: evitiamo di passare per niente, di essere irrilevanti e subalterni. Leggi il seguito di questo post »

Di un quarto polo possibile, forse necessario, in Trentino…

In Ponti di vista on marzo 20, 2018 at 5:16 am

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Il 4 marzo ha accelerato – anche, e forse soprattutto – in Trentino una trasformazione di contesto che era già in corso e che, sbagliando, alcuni credevano di poter gestire in termine di continuità rispetto al passato. Quello che si vorrebbe leggere come un segnale interno allo schema nazionale ha assunto nella comunità trentina un tratto di rottura più profondo che oggi, a distanza di un paio di settimane dal voto, comincia a far venire a galla una serie di questioni che è bene analizzare. Avevo lasciato per un momento successivo una riflessione più ampia – dopo questa, più generale – che qui provo a abbozzare. La scadenza autunnale delle elezioni provinciali diventerà più centrale di quanto immaginassi, nel combinato disposto con alcuni altri appuntamenti prossimi a venire (l’elezione della nuova presidenza della Federazione della Cooperazione ad esempio) e con una più generale necessità di interpretare l’evoluzione (progressiva o regressiva?) sociale, economica e culturale della comunità trentina. Comunità da intendersi come infrastruttura minima sulla quale basare la capacità di Autonomia e autogoverno di ripensarsi in continuazione e sapere immaginare una propria generativa tensione collettiva al futuro.

A muovere questo mio ragionamento è anche – detonatore di una molla già carica, non da oggi – la notizia che da un paio di giorni ha fatto capolino sulle pagine del quotidiano “Il Trentino”: l’ipotesi della nascita di un fronte largo – si direbbe, per usare termini comprensibili, civico e post-ideologico – che faccia riferimento a Geremia Gios, economista ed ex Sindaco di Vallarsa. Lo stesso Gios, interpellato, non esclude questa possibilità e anzi rilancia annunciando la prossima pubblicazione del suo “Manifesto per il Trentino”.
Parto da questa possibile novità nel quadro politico locale non per semplice reazione a un’emergenza sopraggiunta ma perché permette di mettere in campo una serie di riflessioni che hanno a che fare da un lato con la teoria politica e dall’altro con l’organizzazione della politica stessa. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 37.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on settembre 6, 2017 at 8:34 am

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L’alta marea della pausa estiva si ritira e apparentemente – come se luglio e agosto non avessero portato in superficie nulla di nuovo e di rilevante – si torna ai ritmi standard, nella vita come nella politica. Ritmi che facilmente rischiano di assumere la forma della routine (pur ipervelocizzata), di stanca abitudine (segnata da continue “emergenze”), di coazione a ripetere che porta a preservare lo status quo, pur nell’ambizione di agire (o forse solo invocare) il cambiamento, o almeno la sua sbiadita rappresentazione retorica.

Nel prossimo articolo che pubblicherò su Pontidivista – in lavorazione – proverò a concentrarmi sulle caratteristiche che dovrebbe avere una proposta politica capace di raccogliere l’urgenza e la radicalità di trasformazione dell’esistente che si scorge dentro le pieghe dei temi che (le migrazioni, l’ambiente e le crisi a esso connesse, la tecnologia e l’innovazione, il lavoro e l’economia, i limiti della convivenza e della democrazie) con consapevolezza insufficiente ci troviamo ad affrontare – in modo spesso troppo superficiale e frettoloso – ogni giorno. In questa raccolta di articoli spero si possano trovare utili contenuti per chiarirsi almeno sullo stato dell’arte, premessa necessaria ai passi da compiere in un territorio che per molti versi appare ignoto, non ancora esplorato. Leggi il seguito di questo post »

Europa e territori. Della necessità di politiche a geografie variabili.

In Ponti di vista, Uncategorized on maggio 1, 2017 at 8:48 pm

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Il Partito Democratico riesce spesso nell’impresa di sfiorare una cosa e di renderla immediatamente inservibile, impossibile da recuperare all’uso. Non sfuggono a questa triste sorte neppure quelle idee, poche per la verità, che potrebbero rivelarsi interessanti, generative. Ne è testimonianza evidente l’iniziativa – intitolata #tuttoblUE – realizzata a Milano nella giornata del 25 aprile scorso con l’obiettivo di orientare l’attenzione (propria e non solo, sperabilmente) nei confronti delle difficili condizioni in cui versano l’Europa, le sue istituzioni e la sua proiezione nel futuro. Il kit completo offerto ai militanti (maglia, k-way e cartello personalizzabile) al prezzo di 6 euro che strizzava l’occhio – o stringeva proprio la mano – al marketing politico spinto, la grave disattenzione nel “confondere” Liberazione con libertà, il vuoto spinto rispetto a una necessaria proposta di democratizzazione (così la definisce Thomas Piketty in una recente riflessione, edita da La nave di Teseo) dell’Unione Europea sono riusciti a mettere in secondo piano l’interessante intuizione – lo dico senza ironia – di integrare la memoria – cosa buona e giusta – con la capacità di definire nuovi riferimenti costituenti nella costruzione di un senso comune, valoriale e pratico, preferibilmente su scala sovranazionale. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 29.

In Ponti di vista on aprile 25, 2017 at 9:34 pm

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Christian Raimo | Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi | Minimaetmoralia 
Non era mia intenzione – lo ammetto – passare del tempo a spulciare tra i vari documenti delle sinistre (sinistrate) italiana, ma Christian Raimo lo ha fatto per me. Cosa ne esce? Qualche spunto qua e là, molta superficialità nell’affrontare temi che non lo permettono, la mancanza – vorrei discuterne, perché ammetto di non aver la soluzione a portata di mano – di un immaginario forte che tenga insieme una prospettiva credibile di futuro.

Simone Casalini | La nausea del presente | Corriere del Trentino 
E’ bello avere amici dall’animo ricco e dalla penna sottile. “Senza voler procedere per analogie — la Storia, nelle sue somiglianze, produce spartiti sempre diversi — la nausea avanza e s’insinua anche nel nostro tempo. Si alimenta nel graduale processo di disgregazione dell’Europa (di cui la Brexit è un monito volgare), nelle meste ritualità delle democrazie occidentali, nella perdurante crisi economica, nella modestia delle élite e nello sfacelo cognitivo e culturale su temi come l’immigrazione. La tela del presente è punteggiata anche di alternative possibili che tuttavia quasi mai producono massa critica. Quasi mai prefigurano il futuro. Anche in Trentino la nausea s’infila nelle fondamenta dell’Autonomia che tutti riconoscono vivere un periodo di oscuramento. La difficoltà di rinnovare i codici dell’autogoverno e le patologie di alcuni cardini del sistema uniti al problema di avere tutti i significanti sociali in asse (istituzioni, élite, popolo, valori) sostentano lo spaesamento, la deriva. Come Roquentin, di fronte alla tesi di dottorato, avanziamo e indietreggiamo spersi nell’ordinaria amministrazione.”
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Breve ricordo di Rodolfo Belenzani dentro uno sguardo sulla città

In Ponti di vista on ottobre 12, 2016 at 8:37 am

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É da tempo che immaginavo di scrivere un articolo che prendesse spunto dalla storia di Rodolfo Belenzani. L’occasione propizia é quella del decimo compleanno del Centro Sociale Bruno. Questo mio breve testo vale da augurio a distanza – così come da distante osservo un’esperienza politica che per un lungo periodo è stata quella nella quale mi sono riconosciuto – e da contributo alla discussione, oggi assolutamente necessaria per la città di Trento.

Partire da Rodolfo Belenzani significa ricordare la figura di un ribelle, impegnato a più riprese agli inizi del ‘400 nelle rivolte del popolo trentino nei confronti del potere del principato vescovile. Un masaniello alpino al quale é persino dedicata una via cittadina. E non si tratta di una collocazione toponomastica qualunque, perché  a lui è intitolata la via principale del centro città, quella che unisce i luoghi del potere religioso – contro il quale sei secoli fa Belenzani si scagliò, fino alla morte sul campo di battaglia – e politico, rappresentato dai palazzi del consiglio comunale e degli uffici di rappresentanza del sindaco. É proprio in quel tratto di strada che va dalla chiesa di San Francesco Saverio a piazza Duomo che si può ritrovare il contatto tra la memoria delle gesta di Belenzani e le vicende recenti dei movimenti sociali trentini. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 7.

In Ponti di vista, Uncategorized on dicembre 30, 2015 at 8:45 am

sandy-831605_1920Appunti di fine anno. Letti di fretta – perché gli asili sono chiusi, la parentesi natalizia faticosa e troppi i chilometri al volante – ma condivisi perché interessanti spunti di riflessione su alcuni temi che ritengo importanti. Questa volta provo a raggrupparli sotto dei titoli che ne rappresentino un’ideale cornice.

*Spagna, territori e Europa.
Il voto in Spagna – al netto di tutte le analisi sui vincitori e gli sconfitti, che qui comunque troverete – non ci dice solo che è venuto meno il bipartitismo iberico, ma che (dopo i casi di Grecia, Francia e in parte Italia) il voto su scala nazionale soffre di grande volatilità. Sono in crisi i partiti tradizionali – non da oggi -, ne traggono vantaggio movimenti o forme di rappresentanze spurie che per semplicità (e pigrizia intellettuale) continuano a venir definite “antipolitiche”. E’ se il vero problema fosse la forma Stato e la sua fragilità dentro un contesto dove assumono grande centralità le comunità territoriali e le realtà sovranazionali?

Laura Cervi | Il caso catalano e la crisi politica in Europa | Eutopia

Steven Forti | Una nuova tappa per la Spagna | Micromega

*Politica e cambi di paradigma.
La politica non piace, anzi viene generalmente considerata nociva. Della sua debolezza si discute da tempo eppure – zoppicando – si trascina inseguendo le emergenze e faticando terribilmente a cambiare passo. Non sono sufficienti piccoli aggiustamenti, serve una radicale mutazione delle forme organizzative, dei tempi e dei linguaggi oltre al rifiuto del paradigma economico e culturale che ci ha accompagnato negli ultimi decenni. Un esempio concreto? Una rivoluzione ecologica – a rischio di apparire conservatori – che metta al centro del dibattito politico la definizione dei limiti della crescita, fino ad oggi non presi nemmeno in considerazione.

Remo Bodei | Democrazia. Una politica di contenuti

Marco Belpoliti | Accellerare per competere | DoppioZero Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 6.

In Ponti di vista on dicembre 13, 2015 at 1:20 am

floriana barbuGiuseppe De Rita | Partiti e sindacati si sono disintegrati e allora si esaltano gli individualismi | Giornale di Sicilia

Qualche tatuaggio lo ho pure io. Se ne vedono tantissimi in giro. De Rita dice che l’aumento esponenziale dei tatuatori è il segnale del venire meno della dimensione collettiva della nostra società, tutta ripiegata sul personale. Certo è che i corpi intermedi non stanno bene e questo influisce sulla qualità generale del contesto politico, sociale e culturale. Da dove ripartire?

Romano ProdiRiformare partiti e sindacati, per costruire la classe dirigente di domani | Prefazione di “Corpi intermedi”, ed.Ancora
Non è solo un problema di classe dirigente, ma di ridefinizione delle coordinate dell’agire politico. Un’azione che richiede tempo e pazienza, e soprattutto inizialmente la voglia di condividere momenti e spazi che diventino davvero comuni. Serve riconoscere e ridare forma al km0 delle relazioni, oggi completamente abbandonato.

Vincenzo Emanuele, Nicola Maggini | Il partito della nazione? Esiste e si chiama M5S | Cise
Il titolo è un po’ forzato, l’analisi dei dati però accurata. Il M5S è partito trasversale, capace di raccogliere dentro di se di tutto. Ha tratti identitari molto generali (alcuni li definirebbero populisti, in un’accezione negativa che non amo) che ne fanno oggi punto di approdo per molteplici sensibilità. In comune questi “diversi” hanno un bagaglio di sentimenti rancorosi, per certi versi vendicativi. La nazione – è un fatto – ne è oggi produttrice instancabile. Leggi il seguito di questo post »