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Per una Politica che si prende cura del mondo

In Ponti di vista, Supposte morali on luglio 3, 2021 at 9:36 PM

– articolo pubblicato sul numero di luglio della rivista UCT, Uomo città territorio –

Dal marciapiede al cielo. E’ questo lo slogan scelto da Giovanni Caudo per presentarsi alle primarie del centro-sinistra a Roma. Lo sa bene, da presidente del terzo municipio della Capitale (quasi 100 kmq di estensione e oltre 200.000 abitanti), che va cercato con ostinazione il punto di equilibrio tra pragmatismo amministrativo e visione politica, tra attenzione per la prossimità e comprensione del contesto globale.

Certo serve prendersi il tempo di indugiare sulle cose, avere piena consapevolezza della fluidità e complessità del “grande teatro del mondo” e della necessità – per usare le parole del titolo della rivista Il Mulino nel settantesimo anniversario della sua fondazione – di lavorare per “guarire le nostre democrazie”, colpite da una sindemia che è prodotta dall’intreccio di crisi sanitaria, crisi economiche e sociali (al plurale), crisi culturale e di senso comune.

Guasto è il mondo. Lo scriveva anni fa Tony Judt riferendosi alle fragilità dello scenario geopolitico scaturito dalla caduta del Muro di Berlino e dalla cosiddetta “fine della storia”. La storia – è fatto pienamente emerso di fronte ai nostri occhi – non si è conclusa ma si è ulteriormente ingarbugliata, fuoriuscendo dai binari apparentemente senza alternative del capitalismo occidentale e dell’ottimismo progressista.

Il quadro da analizzare e governare è confuso. Le immagini che ci vengono offerte sfocate, spesso contraddittorie. 

Il successo delle criptovalute (un solo Bitcoin vale ancora oltre 30.000 Euro, nonostante un recente e repentino crollo) è forse l’esempio più potente delle dinamiche sovranazionali che tentano di sfuggire al controllo di qualunque istituzione e che rappresentano un ulteriore avvitamento dell’economia finanziarizzata, tossica e pervasiva quanto e più delle sua precedente versione, naufragata nel 2008 a valle dell’esplosione della bolla dei mutui subprime.

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Come vivremo insieme?

In Ponti di vista, Supposte morali, Uncategorized on marzo 10, 2020 at 9:57 am

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  1. La Biennale Arte di Venezia nel 2019 si intitolava “May You Live In Interesting Times”“Che tu possa vivere tempi interessanti”. Il confine tra augurio e maledizione contenuto in questa frase non è mai stato così sottile e scivoloso. Quelli che attraversiamo sono tempi complessi. Confusi e frenetici. Sono tempi non banali, che non possono lasciare indifferenti. Tempi nervosi, non pacificati. Tempi contraddittori che non generano solo paura – emozione primaria, legittima e spesso necessaria – ma tracimano nel panico. Tempi interessanti quindi, e per questo di faticosissima interpretazione.
  2. Siamo entrati in rotta di collisione con il Covid19. I suoi effetti ci stanno cambiando e, non serve leggere nel futuro per capirlo, ci cambieranno ancora moltissimo. Lo fanno giorno dopo giorno, stressando le nostre abitudini quotidiane (dalle funzioni religiose al campionato di calcio) e – più in profondità – mettendo a rischio la tenuta del sistema che fino a oggi ha retto nel bene e nel male le sorti dell’Occidente.
  3. Sono tempi di crisi, al plurale, che neppure il capitalismo sembra più in grado di ammortizzare,  piegandole come ha sempre tentato di fare a proprio vantaggio, in un meccanismo ripetuto di caduta e rilancio. É almeno dal 2001 – fine del decennio di espansione economica iniziato dopo la caduta del Muro – che il disordinato dispiegarsi di quella che per semplificare chiamiamo globalizzazione lascia sul terreno le proprie fratture. “Non abbiamo capito che abitiamo la società globale del rischio” ricorda Elena Pulcini, autrice nel 2009 del libro “La cura del mondo”. Dobbiamo prendere atto – continua, muovendo il suo ragionamento dalla Grande Crisi del 2008 – dei profondi cambiamenti del contesto che ci circonda. Esistono opportunità e pericoli che gli strumenti dello Stato e della Politica non riescono più a gestire con facilità. La situazione italiana ed europea di queste ore ne è evidente testimonianza. Leggi il seguito di questo post »

Trento, tra déjà-vu e paura dell’innovazione

In Ponti di vista on novembre 10, 2017 at 8:41 am

Città_JAYESH TYAGI“Un déjà-vu è un’imperfezione di Matrix, capita quando cambiano qualcosa”. Così Trinity spiegava a Neo il passaggio ripetuto di un gatto nero nel primo capitolo di Matrix. Le sembianze di un déjà-vu assume anche la discussione attorno ai temi riguardanti le criticità nella gestione dello spazio urbano della città di Trento. Articoli di cronaca (numerosissimi, quasi riusciti nell’impresa di saturare lo spazio informativo), editoriali e dichiarazioni – di politici, esperti, comitati, ecc. – sembrano sempre riportare allo stesso punto. Il tempo passa e il gatto nero – sotto l’etichetta passpartout del “degrado”  – si ripresenta davanti a noi, sempre uguale. Accettare il ripresentarsi del déjà-vu é un modo comodo per non impegnarsi mai nell’immaginare il passo capace di rompere la circolarità di un movimento che ci sta dando un po’ alla testa.

Il filosofo Byung-Chul Han nel suo libro “L’espulsione dell’altro” concentra la sua attenzione sui temi della prossimità e dell’ascolto, ragionando sul come – ecco l’aggancio al tema delle città – si possono rifondare comunità oggi frantumate e spaventate. Leggi il seguito di questo post »