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Il bisogno di tornare al futuro

In Ponti di vista, sulla soglia on settembre 2, 2022 at 6:59 am

LA CORSA SUL POSTO E IL SOGNO DELLA SOMMA PERFETTA. Subito dopo la pausa estiva, Francesco Costa nella sua rassegna stampa mattutina ha espresso con una perfetta sintesi quella che sembra una specialità della politica italiana: la corsa sul posto. Grande movimento all’apparenza, insieme a tanto rumore e una certa confusione, per non spostarsi in realtà di un solo centimetro nello spazio. 

Lo stesso Costa – ascoltate Morning prima di cominciare la giornata, aiuta… – ha osservato come ci sia un principio che i partiti tentano di applicare di fronte a ogni scadenza elettorale. Lo chiamerò teorema della somma perfetta. Partendo dalla mappa dei collegi (etichettati sulla carta come blindati, contenibili, difficili o addirittura abbiamo scoperto “inidonei”) si fa riferimento al bisogno – certo sulla base anche di una legge elettorale pessima – di allargare le alleanze con l’idea che questa sia un’operazione squisitamente matematica. Il soggetto A porta 5, B aggiunge 3 e con quel che garantisce C si mette insieme la maggioranza che serve. 

Anche in Trentino è prevalso questo approccio forte di sostenitori che continuano a pensare, nonostante ogni segnale contrario, che la gestione politica sia efficace solo se fa riferimento ai mondi e ai pacchetti di voti che essi dovrebbero garantire.

CUSTODI DEL FUOCO, PER RIGENERARE L’AUTONOMIA. Dovremmo cercare di smettere di correre sul posto per tornare a lavorare insieme alla costruzione ambiziosa del Mondo che verrà, alla definizione di un orizzonte condiviso, di un destino comune in un momento di grande trasformazione globale.

La scelta di Futura di non aggiungere il proprio simbolo alla coalizione che correrà al Senato non è una ripicca né è espressione di una rigida coerenza da rivendicare ma il frutto di mesi e mesi di lavoro, dentro le istituzioni e nell’intervento politico. Un lavoro che la nostra associazione ha condotto e conduce con altre e altri, consapevoli del bisogno di dare vita a un’alleanza autonomistica sociale e politica capace di rappresentare davvero un’anomalia. Questa stessa consapevolezza guida la nostra presenza, laterale come ci siamo detti, in questa campagna elettorale che è e deve rimanere un passaggio di costruzione in vista delle prossime sfide che ci attendono.

Riprendendo il titolo del recente Agosto degasperiano, sentiamo l’urgenza di essere “custodi del fuoco e non adoratori delle ceneri”. Siamo per un’Autonomia (che unisce la dimensione provinciale a quella regionale ed Europea) che decida di non accontentarsi della memoria dei bei tempi andati né della difesa delle conquiste dei padri fondatori ma rigeneri il proprio spirito e la propria azione, costruendo le traiettorie dei prossimi trent’anni e non vivendo nel ricordo dei trenta passati. Non tradizione ma proiezione. Non musealizzazione ma laboratorio innovativo, capacità di adattamento e di rilancio.

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Le alternative sociali che dobbiamo costruire

In Uncategorized on luglio 19, 2022 at 10:59 am

[articolo pubblicato sul Corriere del Trentino domenica 17 luglio 2022, firmato insieme a Nicola Serra]

L’istituzione di un presidio permanente di polizia al parco della Predara, dopo quello attivo da qualche tempo alla Portela, ci interroga in profondità. Crediamo che l’azione deterrente della presenza della forza pubblica per mettere sotto controllo o spostare altrove i segni del malessere e dell’incertezza delle nostre società (in nome della spesso strumentalizzata richiesta di “decoro urbano”) non debba in nessun modo far perdere di vista il quadro generale e gli obiettivi – la coesione, l’inclusione sociale e la convivenza – che una comunità che si prende cura di tutte e tutti deve perseguire con impegno quotidiano.

I fenomeni di microcriminalità vanno certamente affrontati e non dovrebbe essere necessario rendere esplicito ciò che è ovvio. Per farlo, come ha giustamente sottolineato il Sindaco Franco Ianeselli nell’annunciare questa nuova misura sul territorio comunale, serve mettere in campo strategie di ampio respiro, che diano risposta al bisogno di presidi sociali, servizi di welfare territoriali che superano i confini degli uffici per entrare in contatto con le fragilità che una società come la nostra – individualista e frammentata – esaspera e rende più acute.

Una strategia che necessita di risorse – economiche, professionali, umane – che insieme, ognuna per la propria parte e in rete, agiscono per rispondere a un catalogo diversificato di esigenze. Si tratta, a guardar bene, di tutti quegli investimenti che la Giunta provinciale leghista che governa in Trentino dal 2018 ha sistematicamente ridotto e che oggi costringono le Amministrazioni locali a reagire alle sollecitazioni con taglio emergenziale più che confrontandosi con la programmazione dell’intervento sociale e la pianificazione dei servizi a esso dedicati.

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Fare fronte all’incertezza. Percorrere insieme la conversione. Co-progettare il mondo nuovo.

In Ponti di vista on luglio 9, 2022 at 8:30 PM

[Intervento tenuto all’interno della discussione generale collegata all’assestamento di bilancio 2022]

I diversi momenti che – durante l’anno – riguardano il bilancio comunale dovrebbero essere l’occasione buona per darsi il tempo per una discussione più distesa, meno frettolosa. Lo ricordava nella sua relazione il Sindaco Ianeselli dicendo che “a dare in senso all’azione amministrative è sempre la cornice che tiene insieme l’intera visione”.

Ecco che allora bisogna essere consapevoli che il contesto con cui dobbiamo fare i conti registra una serie di profonde – e non passeggere – trasformazioni che concorrono a definire una “nuova normalità” che ad ogni livello amministrativo non permette più di accontentarsi dell’ordinaria amministrazione ma ci impegna tutte e tutti a partecipare ad un doppio movimento di adattamento (per non farci troppo male…) e rigenerazione (il “fare pace con il mondo” di cui parlava Raffaele K. Salinari su Il Manifesto di qualche giorno fa).

Una parola che è tornata a galla e che dovremo imparare a utilizzare fuori dallo schema delle ristrettezze belliche è razionare, utilizzabile se vogliamo in una sua declinazione più maneggevole: razionalizzare. Su un piano squisitamente contabile la Provincia autonoma di Trento ha anticipato che il prossimo anno il proprio bilancio subirà una contrazione di circa 500 milioni di Euro, un colpo duro alla ramificata e costosa macchina dell’Autonomia. 

Fare meglio con meno dovrà essere l’obiettivo, sapendo che ciò che vale per le risorse finanziarie vale con ancor maggiore radicalità per il patrimonio ambientale ed ecologico, la cui limitatezza (viviamo su un Pianeta finito, esserne consapevoli è un buon punto di partenza) è un confine oltre il quale ci siamo già pericolosamente spinti.

FARE FRONTE ALL’INCERTEZZA. A dicembre del 2021 votavamo il bilancio del Comune di Trento sperando di essere usciti dalla fase più acuta della pandemia e auspicando di poter dedicarci alla pianificazione di lungo periodo del futuro della città. I dati delle ultime settimane non ci fanno dormire sonno tranquilli, con la crescita spedita di contagi e ricoveri ospedalieri.

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AutAut | Due movimenti per ritrovare insieme il senso dell’Autonomia trentina

In Ponti di vista on Maggio 15, 2022 at 7:45 PM

Nell’estate del 2018 Futura nasceva da una duplice esigenza. 

Segnalare la fatica della coalizione di centrosinistra – in quel momento al governo – all’interno di una più ampia (e strutturale) crisi dell’esperienza autonomista, delle sue istituzioni e comunità.

Sostenere il bisogno di ricomposizione sociale ed elaborazione collettiva a fronte di quel “deserto partecipativo” che era la preoccupazione ricorrente di Piergiorgio Cattani, presidente del movimento fino alla sua prematura scomparsa il 7 novembre 2020.

Un campanello d’allarme che non bastò – unito alle successive trattative, confuse e frammentate, per mettere insieme i pezzi della coalizione – a evitare la vittoria del centrodestra alle elezioni dell’ottobre 2018, favorita anche dalla spinta del risultato delle precedenti elezioni politiche segnate dall’affermazione leghista.

A quasi cinque anni di distanza molte cose sono accadute, non servono analisti raffinati per rendersene conto.

Roberto Esposito ha parlato recentemente di passaggio ”dall’era delle crisi a quella delle catastrofi”. Gli effetti del cambiamento climatico sempre più radicali e profondi, la pandemia da CoViD-19 e i due anni abbondanti di stato di emergenza che abbiamo conosciuto, l’esperienza della guerra combattuta al confine dell’Europa e il rischio che la sua evoluzione sia uno scontro a livello mondiale e atomico sembrano dargli ragione.

Il globale e il locale sempre più intrecciati e interconnessi – ugualmente complessi e fragili – non ci permettono di provare nostalgia per ciò che è stato (e che non tornerà) ma ci impongono ambizione, curiosità, coraggio e generosità per analizzare lo stato delle cose e progettarne il cambiamento, in nome di un futuro desiderabile da costruire insieme.

E’ dentro questo scenario in trasformazione che ci sentiamo – cercando di confermare il nostro ruolo di attivatori dialoganti che sperimentiamo in Consiglio Provinciale, all’opposizione, e nel governo delle due principali città – di raccontare, condividere e proporre i due movimenti che crediamo necessari per lasciarci alle spalle errori e frustrazioni, personalismi e incomprensioni e dare corpo a quello che immaginiamo come una mobilitazione popolare in grado di ricostruire il senso del dirsi autonomisti e del praticare l’Autonomia.

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Far succedere qualcosa di diverso. Per una via inedita da tracciare.

In Ponti di vista on aprile 1, 2022 at 12:54 PM

[Questo articolo lo abbiamo scritto oltre un mese fa con Emanuele Pastorino – altre cose dello stesso tenore le abbiamo condivise nei mesi scorsi – immaginando di contribuire al dibattito, pur frammentato e ancora tutto tattico, verso le elezioni provinciale del 2023 e più in generale al tentativo di riannodare fili all’interno delle comunità politiche del territorio che abitiamo. Abbiamo atteso la pubblicazione su un quotidiano locale, che sfortunatamente non è ancora arrivata. Il pezzo non è invecchiato, anzi. E’ diventato ancora più urgente mettere in moto qualcosa di diverso, che vada oltre gli schemi utilizzati fino ad ora.]

di Emanuele Pastorino e Federico Zappini

Nelle imprese alpinistiche il campo base è il luogo per la condivisione delle speranze e delle delusioni di quegli strani gruppi di uomini e donne che puntano lo sguardo al cielo individuando in esso il minimo obiettivo cui indirizzare il proprio sforzo. Nell’ambizione di andare oltre, scalatorə e politicə dovrebbero assomigliarsi di più, rifiutando la più facile andatura che è della pianura, la linearità di percorsi che promettano (ogni riferimento è voluto e non casuale allo stato attuale del dibattito pubblico) la stabilità e che spesso è premessa all’immobilismo.

Il campo base è il luogo – non proprietario, aperto – dove si procede all’acclimatamento prima della scalata e dove la cordata cerca coesione. Da lì si guarda la cima (le prossime scadenze elettorali del 2023), si preparano le attrezzature (i temi, i linguaggi), si decidono insieme l’itinerario e si scelgono i capicordata (le leadership, al plurale), si fa gruppo conversando e confrontandosi.

Ecco, questo è il momento – e siamo già in ritardo – per un dialogo aperto e generativo nell’ecosistema politico e sociale del centrosinistra, così come fino a ora non è stato.

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Sulla soglia | 2. Del rumore e del rimettere insieme i pezzi.

In Ponti di vista on novembre 21, 2021 at 10:26 PM

sulla soglia appunti dentro e fuori 

2. Del rumore e del rimettere insieme i pezzi.

Un anno fa io e Beatrice ci ammalavamo di Covid19. Quindici giorni chiusi in casa.
Nessun sintomo evidente se non la perdita del gusto e dell’olfatto nelle settimane successive.
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A dodici mesi di distanza le cose vanno parzialmente meglio. Certo i contagi tornano ad aumentare – in alcuni contesti anche in maniera preoccupante – ma per il momento l’incrocio tra alta copertura vaccinale e misure di precauzione individuale tengono gli altri indicatori rilevanti da monitorare (il numero delle morti e dei ricoveri in terapia intensiva) a livelli ancora gestibili. [Qui qualche info da Il Post]
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Tutto attorno – almeno per quanto mi riguarda – si distende un contesto sociale, culturale e umano piuttosto faticoso da interpretare.
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Da un lato percepisco (anzi, subisco) la presenza di un fastidioso rumore di fondo, costante e appuntito. Non ha a che fare esclusivamente con la qualità sonora dei luoghi che si vivono, ma con la generale difficoltà di trovare e mantenere l’attenzione e la lucidità necessaria per sviluppare buoni ragionamenti e decisioni conseguenti. Come emerge dalle ricerche condotte da Daniel Kahneman, Olivier Sibony e Cass R. Sunstein il rumore costituisce un importante ostacolo alla possibilità di assumere scelte corrette, tanto ai più alti livelli della governance politica o economica quanto nella quotidianità delle relazioni interpersonali.
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Strano. Ho sempre adorato il noise.
Ma quella è tutta un’altra storia; fatta di chitarra, basso, batteria e molti amplificatori.
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Dall’altro lato – sulle molteplici linee di frontiera che nella mia azione politica vorrei saper abitare – sono decine i contesti nei quali bisognerebbe stare con curiosità e coraggio per ricucire rapporti, immaginare possibilità, elaborare progetti. Rimettere insieme i pezzi.

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Preparare il terreno fertile. Alimentare l’ecosistema vitale.

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 5, 2021 at 6:50 am
Kosuke Okude 

Prima premessaFine agosto, tardo pomeriggio. Neppure l’ultima birra delle vacanze, vista laguna veneziana, si salva dal dibattito sulla irrisolvibile litigiosità del centro-sinistra italiano, con declinazioni territoriali che ognuno di noi ha potuto almeno una volta vivere e/o subire. Il mio interlocutore è pessimista di fronte alla possibilità che nel prossimo futuro la situazione possa migliorare. Da parte mia ho maggiore fiducia, a patto che davvero ci sia il desiderio di mettersi in gioco con coraggio e generosità, consapevoli che non esistono per nessuno rendite di posizione comode e sicure e che a richiedere un deciso salto di qualità è il contesto complesso e mutato che ci troviamo ad affrontare, nell’intersezione e nell’interferenza tra contesto globale e locale.

Seconda premessaPiazza Dante, Trento. Serata di cinema all’aperto. La storia che viene proiettata è quella di due giovani, John e Molly, che lasciata la città decidono di dedicarsi all’agricoltura acquistando un ampio appezzamento da anni in stato di abbandono. Prima di raccogliere i frutti del loro lavoro dovranno affrontare un variegato campionario di errori e difficoltà utili per comprendere che le premesse a una buona stagione, non solo agricola, sono la predisposizione di un terreno fertile e curato, dentro e sopra il quale sviluppare il massimo livello di biodiversità possibile, intesa come disordine armonico in un ecosistema vario, vitale e collaborativo. Bignami per la costruzione dell’orto e metafora per l’attivazione di processi politici.

Da mesi in diversi segnalano la necessità di rigenerare dalle basi l’alleanza di centrosinistra trentina, avendo chiaro che ciò che è successo in questi tre anni (con l’aggiunta di incertezza prodotta dalla pandemia) non è frutto esclusivamente di una passeggera crisi di consenso o di un deficit comunicativo di una compagine politica in salute.

Il governo leghista
, e la fiducia a esso affidata, oltre che da una particolarissima fase di liquidità e frammentazione dell’opinione pubblica ha preso slancio dalle fragilità e dalle mancanze di chi in precedenza si è trovato a tessere le fila di questo territorio.

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Per una Politica che si prende cura del mondo

In Ponti di vista, Supposte morali on luglio 3, 2021 at 9:36 PM

– articolo pubblicato sul numero di luglio della rivista UCT, Uomo città territorio –

Dal marciapiede al cielo. E’ questo lo slogan scelto da Giovanni Caudo per presentarsi alle primarie del centro-sinistra a Roma. Lo sa bene, da presidente del terzo municipio della Capitale (quasi 100 kmq di estensione e oltre 200.000 abitanti), che va cercato con ostinazione il punto di equilibrio tra pragmatismo amministrativo e visione politica, tra attenzione per la prossimità e comprensione del contesto globale.

Certo serve prendersi il tempo di indugiare sulle cose, avere piena consapevolezza della fluidità e complessità del “grande teatro del mondo” e della necessità – per usare le parole del titolo della rivista Il Mulino nel settantesimo anniversario della sua fondazione – di lavorare per “guarire le nostre democrazie”, colpite da una sindemia che è prodotta dall’intreccio di crisi sanitaria, crisi economiche e sociali (al plurale), crisi culturale e di senso comune.

Guasto è il mondo. Lo scriveva anni fa Tony Judt riferendosi alle fragilità dello scenario geopolitico scaturito dalla caduta del Muro di Berlino e dalla cosiddetta “fine della storia”. La storia – è fatto pienamente emerso di fronte ai nostri occhi – non si è conclusa ma si è ulteriormente ingarbugliata, fuoriuscendo dai binari apparentemente senza alternative del capitalismo occidentale e dell’ottimismo progressista.

Il quadro da analizzare e governare è confuso. Le immagini che ci vengono offerte sfocate, spesso contraddittorie. 

Il successo delle criptovalute (un solo Bitcoin vale ancora oltre 30.000 Euro, nonostante un recente e repentino crollo) è forse l’esempio più potente delle dinamiche sovranazionali che tentano di sfuggire al controllo di qualunque istituzione e che rappresentano un ulteriore avvitamento dell’economia finanziarizzata, tossica e pervasiva quanto e più delle sua precedente versione, naufragata nel 2008 a valle dell’esplosione della bolla dei mutui subprime.

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