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Posts Tagged ‘politica’

7_utopia quotidiana e necessaria

In Ponti di vista, Supposte morali on marzo 24, 2020 at 11:58 pm

191030wed1[Questa sera ho passato tre ore e mezza su Zoom, sia lodato!, per una riunione con altre trenta persone circa. Avevamo tempo – come tutti in queste settimane – e un lungo ordine del giorno da affrontare. E’ stato bello!]

In questi giorni sento un’urgenza totale – allo stesso tempo passionale e ansiogena – di Politica e di fare Politica. Un bisogno primario, un desiderio profondo, di confronto e azione condivisa che prende spinta (non inizia…) dentro quella che è una fase caotica e priva di certezze, se non quella che dovremo far fronte a trasformazioni di tipo epocale e mai viste nel nostro recente passato.

Marco Damilano sul numero del 22 marzo de L’Espresso spiega bene la vivacità di pensiero che siamo tenuti a esercitare, non abbandonandoci all’attesa (che rischierebbe vana) del ritorno a una precedente e non più replicabile – per fortuna – “normalità”.

“C’è un’igiene del corpo che va rispettata severamente, pena la possibilità che a cadere nella malattia siano i nostri cari e poi le più lontane. Ma accanto a questa c’è da serbare un’igiene della mente, un’igiene dello spirito, che significa mantenersi lucidi e razionali di fronte a una situazione che ci mette in gioco come nessuno si sarebbe mai aspettato, che vuol dire rifiutare ostinatamente di recintare il pensiero, di rinchiudere l’anima, per così dire, oltre il corpo. Dobbiamo fare l’opposto di quanto siamo costretti a compiere con il “distanziamento sociale”, orrenda espressione: ovvero avvicinarci, anche se non possiamo farlo fisicamente, contaminarci, renderci meno immuni l’uno dall’altro, farci toccare dagli interrogativi e dalle diversità.” Leggi il seguito di questo post »

Come vivremo insieme?

In Ponti di vista, Supposte morali, Uncategorized on marzo 10, 2020 at 9:57 am

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  1. La Biennale Arte di Venezia nel 2019 si intitolava “May You Live In Interesting Times”“Che tu possa vivere tempi interessanti”. Il confine tra augurio e maledizione contenuto in questa frase non è mai stato così sottile e scivoloso. Quelli che attraversiamo sono tempi complessi. Confusi e frenetici. Sono tempi non banali, che non possono lasciare indifferenti. Tempi nervosi, non pacificati. Tempi contraddittori che non generano solo paura – emozione primaria, legittima e spesso necessaria – ma tracimano nel panico. Tempi interessanti quindi, e per questo di faticosissima interpretazione.
  2. Siamo entrati in rotta di collisione con il Covid19. I suoi effetti ci stanno cambiando e, non serve leggere nel futuro per capirlo, ci cambieranno ancora moltissimo. Lo fanno giorno dopo giorno, stressando le nostre abitudini quotidiane (dalle funzioni religiose al campionato di calcio) e – più in profondità – mettendo a rischio la tenuta del sistema che fino a oggi ha retto nel bene e nel male le sorti dell’Occidente.
  3. Sono tempi di crisi, al plurale, che neppure il capitalismo sembra più in grado di ammortizzare,  piegandole come ha sempre tentato di fare a proprio vantaggio, in un meccanismo ripetuto di caduta e rilancio. É almeno dal 2001 – fine del decennio di espansione economica iniziato dopo la caduta del Muro – che il disordinato dispiegarsi di quella che per semplificare chiamiamo globalizzazione lascia sul terreno le proprie fratture. “Non abbiamo capito che abitiamo la società globale del rischio” ricorda Elena Pulcini, autrice nel 2009 del libro “La cura del mondo”. Dobbiamo prendere atto – continua, muovendo il suo ragionamento dalla Grande Crisi del 2008 – dei profondi cambiamenti del contesto che ci circonda. Esistono opportunità e pericoli che gli strumenti dello Stato e della Politica non riescono più a gestire con facilità. La situazione italiana ed europea di queste ore ne è evidente testimonianza. Leggi il seguito di questo post »

La democrazia si ricostruisce da vicino

In Ponti di vista on febbraio 23, 2020 at 11:23 pm

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“Qual è il doppio di sei?”
“Siamo”.

Riprendo il testo della vignetta di Charles Schulz utilizzata da Ugo Morelli nei giorni scorsi per parlare della crisi – culturale e di governance – del sistema cooperativo trentino. E’ perfetta anche per allargare lo sguardo allo stato di salute, certo non buono, della Politica in Occidente.

  1. Viviamo in un’epoca di scarsissima fiducia nei confronti della democrazia.
    Una corposa ricerca (su 154 Stati con dati relativi agli ultimi 25 anni) condotta dal Centre for the Future of Democracy dell’Università di Cambridge ci dice che il 58% dei cittadini non è più soddisfatta del sistema democratico. Un segnale di cui non si può non tenere conto. Una crisi che impone riflessione e azione.
    [https://www.ilpost.it/2020/02/16/crisi-democrazia/]
  2. La Politica senza mani sul volante, impotente e inefficace. Negli Stati Uniti e nei paesi europei che maggiormente hanno subito la crisi economica del 2008 la flessione è più marcata. La Germania tiene, ma non senza peculiari problematiche. La fiducia nella democrazia aumenta lì dove (Ungheria, Russia, Polonia) questa sperimenta – e rivendica – una declinazione illiberale, dove la verticalità e rapidità delle decisioni di “uomini forti” sostituiscono l’orizzontalità e l’articolazione della discussione collegiale e parlamentare, all’apparenza troppo lenta per rispondere alle sfide che si trova a dover affrontare. Questa tendenza non è ineluttabile, ma per metterla in dubbio serve comprenderne le cause e saperne leggere gli effetti.
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Il disordine armonico che andiamo cercando.

In Ponti di vista, Uncategorized on gennaio 29, 2020 at 7:30 pm

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Inizio estate. Anno 2020 (?). Piazza Santa Maria Maggiore, Trento.

Ore 12.04 I musicisti giocano tra loro, sfidandosi con rincorse e interruzioni. La ragazza con i ricci approfitta di una di queste per raccogliere con le mani i capelli liberando il collo dalla loro morsa e invitando il vento a fare il proprio dovere, offrendole un istante di refrigerio. Subito lascia la presa. I ricci scivolano tra le dita, liberi e ribelli. La musica riparte e con lei le mosse della ragazza dai ricci neri. La ragazza dai ricci neri è la città. Ed è solo mezzogiorno.

Ore 12.05 Trento è ciò che prima non era o, almeno, sembrava non voler essere. Energia che sfugge al controllo. Scoperta dei propri giacimenti di vitalità. Desiderio di sovvertire il presente. Curiosità per l’inedito.

Il mio contributo nella raccolta di racconti La Trento che vorrei (2019, Helvetia editore) si conclude con un ballo collettivo. Un vorticoso Concilio di ritmi. Un convivio di corpi in movimento. Insieme al fiume Adige da far tornare a scorrere, in forma di attivazione civica e civile, nel cuore della città la metafora musicale è quella che più mi convince nel tentare di analizzare le condizioni – politiche, sociali e culturali – presenti e le prospettive future della città di Trento.
Che colonna sonora ha avuto lo spazio urbano degli anni Dieci? Quale dovrebbe essere la proposta musicale del nuovo decennio? Leggi il seguito di questo post »

Grandi opportunità (e un rischio) di un Sindaco oltre

In Ponti di vista on gennaio 22, 2020 at 1:57 pm

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SìAmo Trento è il nome scelto per la coalizione di centro-sinistra che a Trento correrà alle elezioni amministrative del prossimo maggio. Una dichiarazione d’amore e il segno della comune intenzione di dar vita a un progetto condiviso e plurale. Un buon inizio. Chiusa una fase caratterizzata da una pericolosa lentezza se ne apre un’altra – quella della campagna elettorale – dal ritmo frenetico.

In soli sette giorni sono stati molti i momenti in cui è stata sperimentata l’idea di campagna porta a porta, abitando la prossimità delle piazze e dei bar, dei piccoli punti di ritrovo di quartiere. Hanno preso velocità anche le iniziative delle forze politiche facenti parte la coalizione, iniziando il necessario percorso di riconoscimento reciproco nei confronti di  un candidato che – a differenza di quanto avvenuto negli ultimi trent’anni – non è diretta espressione di nessuno dei partiti. Una personalità fuori da quegli stessi partiti si è cercata negli ultimi mesi, dando quasi per scontato che i confini tra il dentro e il fuori siano netti e per nulla porosi. Fosse davvero così si correrebbe il rischio di pensare che l’alterità della figura del candidato scelto rispetto al recente passato politico e amministrativo di questo territorio metta al riparo i protagonisti di quella stagione (tanto i singoli quanto le forme organizzate) da una necessaria analisi critica di ciò che è stato, collegata a una progettazione inedita della città che sarà. Sarebbe un tragico errore, sia per l’orizzonte breve che conduce fino alla scadenza elettorale che per quello più disteso che guarda, per approssimazione, ai prossimi venti o trent’anni.

Reinventare la Politica, insieme.

In Ponti di vista on dicembre 10, 2019 at 8:05 am

75241291_10157487258626011_2290600990618943488_oProvo a intervenire nel dialogo iniziato da Giuliano Muzio e dal direttore Paolo Mantovan sulle pagine de Il Trentino. Mi ha molto colpito il sondaggio proposto da La Repubblica nell’edizione di domenica. Un elettore su quattro si dice attratto dal “partito” delle Sardine. Lasciando da parte qualunque tipo di speculazione, è interessante interrogarsi sul significato della rilevazione statistica offerta da Ilvo Diamanti.

Che due settimane di mobilitazioni sanamente pre-politiche determinino un tale scostamento in termini di consenso – almeno potenziale – ci dice di un tessuto sociale frammentato e incerto, di un’opinione pubblica che reagisce in maniera adrenalica e scomposta a sollecitazioni che basano il proprio successo su quella che Anne-Cécile Robert chiama “strategia dell’emozione”. Una reattività umorale che mette in secondo piano – quando non lo esclude – il tempo necessario dell’analisi. E’ il primato della percezione. Il prevalere del “sentire” sul pensare, che prende il posto di un dialogo fecondo tra ragione e sentimento, di un vicendevole – e generativo – completamento tra le componenti fondamentali dell’essere umano.

Da questo dato più generale sorge un dubbio più specifico e preoccupante. Dobbiamo abituarci a comunità politiche che vivono e si attivano sulla base di shock (tanto benevoli quanto tossici, a seconda di come agiscono e di chi li induce) sempre più frequenti e polarizzati? Oppure crediamo sia necessario decifrare la sfida democratica che ci si propone e intendiamo impegnarci nel dotarci degli strumenti minimi per affrontarla e, se possibile, vincerla? Leggi il seguito di questo post »

L’aiuto reciproco che si fa Politica

In Ponti di vista on novembre 22, 2019 at 11:31 am

foresta✹Illustrazione Davide Bonazzi

Aiuto! E’ una parola difficile da pronunciare. Eppure a volte è necessaria. Aiuto! E’ il tentativo di rompere il silenzio che ci avvolge, di contrastare la solitudine che ci spaventa. Aiuto! E’ il tentativo di trovare gli strumenti per comprendere la complessità del tempo che viviamo. Aiuto! E’, infine, la conferma di un’urgenza, del bisogno di una Politica che rispetti il significato profondo che di essa da Massimo Cacciari. “Cos’è fare politica, se non dire al tuo prossimo che non è solo?”

La scrittura a più mani del libro La Trento che vorrei è stato lo strumento per raccogliere idee, suscitare immagini e sollecitare reazioni. Partivamo dalla convinzione che periodicamente le città debbano riuscire a guardarsi, ascoltarsi e riflettere su sé stesse e – più in particolare – dalla sensazione che Trento fatichi in questo esercizio di continua analisi e riprogettazione. Per denunciare  questo deficit di generatività abbiamo scelto l’immagine del fiume Adige e del suo corso deviato e marginalizzato. Va riportato al centro, con il suo carico di energia e movimento. Per provarci sentiamo forte il bisogno di dare maggiore concretezza alle parole contenute nel libro. Crediamo vadano raccolte quelle, e altre, visioni e vadano messe in dialogo. Per farlo il nostro contributo al dibattito cittadino consiste nel mettere a disposizione – almeno per un pomeriggio, sperando non sia l’unico – un punto d’incontro e di confronto, certi del fatto che ciò che andiamo cercando, in Trentino come nel resto del Mondo, sono alleanze di corpi e menti capaci di immaginare l’inedito.  Leggi il seguito di questo post »

Una Politica in stile Kapla

In Ponti di vista on ottobre 31, 2019 at 8:06 am

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(pubblicato sul Corriere del Trentino, giovedì 31 ottobre 2019)

E’ un dato di fatto. Le elezioni che indicheranno il prossimo Sindaco di Trento si avvicinano senza la vitalità che ci si aspetterebbe da una scadenza così importante. Certo per fragilità dei partiti, ma parallelamente per il colpevole immobilismo della società civile trentina. Alla città servirebbe una scossa che liberi energie, incrini consuetudini, predisponga spazi. Servirebbe ricercare l’inedito più che affidarsi al conosciuto, al già visto. Non è un’invocazione al cambiamento per il cambiamento, ma la richiesta di interpretare adeguatamente l’urgenza di ri-definire il ruolo della Politica e con essa dell’essere Comunità.

Non volendo dare vita – per mancanza di spazio, necessità e probabilmente capacità – all’ennesimo soggetto politico che rivendica la propria carica innovativa e assoluta indispensabilità vale la pena fare i conti con la realtà. Perché il tempo stringe e – di settimana decisiva in settimana decisiva – arriverà il momento in cui ognuno sarà tenuto, se non per coraggio almeno perché costretto, a spiegare quale sarà la geografia politica che ci accompagnerà fino a maggio 2020 e quali saranno gli obiettivi che, in una proiezione temporale speriamo più lunga e ambiziosa, ci si vorrà dare per il governo della città capoluogo di Provincia e, contestualmente, del territorio che la circonda. Ci sveglieremo una mattina con il nome (a mio modo di vedere non decisivo, almeno in prima battuta) del candidato Sindaco e con la definizione dei contorni della sarà coalizione di centro-sinistra.

In attesa serve quindi praticare il pensiero laterale, lì dove la via maestra risulti ostruita. Non è un caso che negli ultimi giorni abbia letto con interesse un vecchio articolo di Giancarlo Sciascia, un editoriale di Mauro Magatti, un pensiero di Michele Kettmajer e l’ultima pubblicazione di Riccardo Mazzeo, trovando in essi più di un punto di contatto. A sperimentare l’idea di una Politica P2P (inclusiva e dialogica, aumentata e abilitante) ci invitava il primo, fin dal 2013. In tempi non sospetti. Leggi il seguito di questo post »

Si è fatto tardi…

In Ponti di vista, Supposte morali on ottobre 16, 2019 at 8:05 am
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(articolo pubblicato sul Corriere del Trentino, mercoledì 16 ottobre)

Si è fatto tardi. Se è vero che il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo è adesso. Questa metafora vale per la Politica, trentina e non. Urgenza e curiosità dovrebbero guidare la sfida alla stasi, che opprime, e allo spaesamento, che blocca.

Sta cambiando il Mondo, imponendoci un non facile cambio di paradigma. Possiamo davvero credere che al mutare nervoso del sistema-Terra la città di Trento e il Trentino, attorno a lei, possano evitare di pensare e agire di conseguenza? Serve tracciare una rotta inedita, tenendo presente ciò che ci succede attorno.

C’è un filo rosso che unisce l’emergenza climatica e i movimenti che a essa si oppongono. Sono pezzi dello stesso scenario l’entrata in recessione della Germania, l’instabilità economica dell’Occidente e la guerra dei dazi. a livello internazionale. Si parlano la confusione del quadro politico italiano ed europeo, la debolezza dei corpi intermedi, la demagogica riduzione del numero dei parlamentari e il riemergere – certo confuso, ma interessante – della proposta di voto per i sedicenni. Fanno parte di un unico grande tema irrisolto l’accidentato percorso dello ius culturae e la non volontà di affrontare i flussi migratori fuori da una dinamica regolatoria e repressiva.

Non ci possiamo permettere di prolungare il surplace – come ciclisti che scrutano le mosse dell’avversario – confondendo l’equilibrio con l’immobilismo, la prudenza con l’ignavia. Ci sono momenti che richiedono scelte decise, salti di schema che agiscano da innesco per liberare energie oggi nascoste o sprecate, offrendo loro l’ipotesi di pensare e fare insieme, lo spazio per una rinnovata coralità generativa.
Questa suggestione – contenuta in maniera quasi prepolitica nella raccolta di scritti La Trento che vorrei – è stata avanzata più volte negli ultimi mesi, tentando di connettere il dentro e il fuori la Politica, auspicando un’utile e vitale alleanza. Per ora hanno prevalso le tattiche sotterranee, la diffidenza nei confronti della contaminazione, la difesa a oltranza delle identità.

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