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Come stare in tempi straordinari

In Ponti di vista on giugno 2, 2020 at 8:35 am

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A tempi straordinari corrispondono responsabilità straordinarie.

Gabriele Di Luca presentando il suo “E quindi uscimmo a riveder la gente” ha ricordato le parole di Ludwig Wittgenstein: “Il mondo è tutto ciò che accade”.

Il mondo però non è una fotografia statica, anzi. La pandemia ne ha fatto – e fa – tremare le fondamenta. Per governare le tensioni del presente,  individuare le sfide del futuro e tentare di tracciare la rotta serviranno un surplus di coraggio e fantasia, ambizione e costanza, pazienza e generosità.

Il mondo è quindi (anche) ciò che desideriamo e proviamo a far diventare realtà insieme. Lo strumento principale a nostra disposizione rimane la Politica.

Luca Malossini nell’editoriale di domenica scorsa sottolineava l’urgenza di procedere (non oltre settembre?) all’elezione dei Sindaci e al rinnovo dei consigli comunali, lasciati in carica oltre la fine del loro mandato causa Covid19. Sono d’accordo con lui. E’ strana – e rischiosa – la sovrapposizione tra la campagna elettorale e una fase tanto particolare della vita sociale ed economica, non fatta di sola ordinaria amministrazione ma di scelte strategiche, così come avverrà attorno all’assestamento di bilancio nel mese di giugno.A margine di questo importante appunto (non solo) procedurale l’invito più accorato è però rivolto all’ampiezza degli orizzonti e all’altezza degli obiettivi che la Politica deve darsi in questo momento storico. Malossini fa riferimento prendendola a esempio all’età di Paolo Oss Mazzurana, alla fine del 1800. E’ un appello che va raccolto e praticato.

Va ricordato che nel secolo successivo non sono mancati altri momenti costituenti per Trento e per il Trentino. La nascita e lo sviluppo dell’esperienza cooperativa, l’arrivo dell’industria (con i suoi pregi e difetti) e dell’Università, l’implementazione dell’Autonomia speciale e la scoperta del turismo culturale, la riqualificazione e ricucitura di alcune fratture urbanistiche e territoriali (non ancora completate).

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Del Noi. Dell’abilitazione. Del ciò che potrà essere.

In Covid_19_appunti, Ponti di vista on maggio 5, 2020 at 10:22 pm

città

– Articolo pubblicato sul Corriere del Trentino di mercoledì 6 maggio –

La fase 1 – nella sua tragicità – si fondava su un messaggio chiaro per chi fortunatamente non si è ammalato e per chi non ha dovuto (meritoriamente) prestare il proprio contributo in ospedale o in uno dei servizi fondamentali al funzionamento minimo della società. A ognuno è stato detto imperativamente: “resta a casa!”.

Piegata la curva del contagio e osservata una lenta discesa del numero dei decessi è arrivato il tempo dell’allentamento delle restrizioni. Si è quindi cominciato a discutere – non senza inciampi – della fase 2. Manifatturiero e trasporti pubblici. Chiese e orti. Sport e scuole. Parrucchieri, estetisti e bar. Aprire tutto per rilanciare l’economia? Essere più cauti a tutela della salute pubblica? Una cosa è certa. La “normalità” a cui eravamo abituati era parte del problema e non andrà riproposta così com’era.

Se nei primi due mesi il mantra – fin troppo paternalistica – è stato quello di evitare il contatto, nelle settimane che arriveranno dovremo riabituarci alla vita in presenza con gli altri. Dal distanziamento fisico torneremo alla convivenza. Messi in cantina – speriamo – i droni e trovate forme di test e tracciamento adeguate (e rispettose delle garanzie democratiche) a mappare l’andamento del virus decisiva sarà la qualità del Noi che sapremo essere. Fuori dalle nostre case c’è lo spazio pubblico. Da abitare insieme, in modo più consapevole e responsabile.

Arriviamo a questo momento stanchi e preoccupati. Ci arriviamo – compreso chi scrive – meno lucidi e non del tutto preparati a questo passaggio. Il futuro si è fatto presente, in settimane abbiamo percorso anni. Fa impressione pensare che domenica 3 maggio si sarebbe dovuto votare per eleggere il nuovo sindaco di Trento. Lo si farà – se ci saranno le condizioni – in autunno, dentro un contesto completamente cambiato sotto la spinta acceleratrice del Coronavirus. Leggi il seguito di questo post »

8_nessun dorma, la città che viene si fa ora

In Ponti di vista on aprile 20, 2020 at 6:59 am

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Prometto che entro la settimana registrerò la lettura del testo scritto ormai più di un anno fa per La Trento che vorrei. Lo avevo promesso a Maura Pettorusso, instancabile insieme a Stefano Detassis, narratrice di questa quarantena. Avvicinarmi a questo “sfrorzo” davanti alla telecamera del mio telefono è stata l’occasione per ripensare al presente (strano, sospeso) e al futuro (speriamo migliore) della città.

°°°

La scossa c’è stata. E ha fatto male. Il blackout va avanti da sei settimane. Non è chiaro quando e come si potrà e dovrà ri-accendere la luce. Stiamo conoscendo un durante fatto di distanziamento fisico. Un tempo che – per chi non crede nel ritorno alla normalità, intendendo quella normalità come parte del problema – va dedicato alla ricerca della scintilla per un inizio davvero nuovo. Nessun dorma quindi. E’ il tempo del pensiero e dell’azione. Dell’inquietudine e della fantasia. Perchè il lungo termine – quello della visione, quello dei grandi progetti, quello del cambiamento – è fatto della somma e dell’intreccio di tanti brevi periodi. Così come un metro è composto di millimetri. Un mare di un’infinità di gocce. Uno scenario trasformato sarà il frutto della messa a sistema delle pratiche che – agite dentro il contagio – tentano di farsi teoria condivisa tanto per il presente complicato che viviamo quanto per il futuro che siamo chiamati a costruire in presa diretta, con obbligata urgenza.

La colonna sonora del mio racconto era Everybody hurts dei R.E.M.. Il titolo si presta a interpretazioni opposte. A seconda della traduzione può significare “qualcuno soffre” e “qualcuno infligge una sofferenza”. Un’ambivalenza di senso paragonabile a quella del nostro stare al Mondo. Siamo allo stesso tempo – è questa la nostra maledizione – vittime e carnefici. Costretti a subire e corresponsabili (con i nostri stili di vita, oggi messi in discussione in maniera traumatica dal virus) le non buone condizioni della realtà contenute nel prima che il Covid19 ha messo a soqquadro. Un prima sbagliato che ci affrettiamo a dire “non tornerà più” ma che solo le azioni che compiremo oggi ci permetteranno di superare definitivamente, sfuggendo alla tranquillizzante idea di “poter rimanere sani sopra un Mondo malato”. Un’illusione che abbiamo coltivato e come ha spiegato Miguel Benasayag, correggendo le parole di Papa Francesco di pochi giorni fa, deve renderci consapevoli che “siamo tutti nella stessa tempesta, ma non nella stessa barca”. Come ne usciremo dipenderà solo da noi. Leggi il seguito di questo post »

7_utopia quotidiana e necessaria

In Ponti di vista, Supposte morali on marzo 24, 2020 at 11:58 pm

191030wed1[Questa sera ho passato tre ore e mezza su Zoom, sia lodato!, per una riunione con altre trenta persone circa. Avevamo tempo – come tutti in queste settimane – e un lungo ordine del giorno da affrontare. E’ stato bello!]

In questi giorni sento un’urgenza totale – allo stesso tempo passionale e ansiogena – di Politica e di fare Politica. Un bisogno primario, un desiderio profondo, di confronto e azione condivisa che prende spinta (non inizia…) dentro quella che è una fase caotica e priva di certezze, se non quella che dovremo far fronte a trasformazioni di tipo epocale e mai viste nel nostro recente passato.

Marco Damilano sul numero del 22 marzo de L’Espresso spiega bene la vivacità di pensiero che siamo tenuti a esercitare, non abbandonandoci all’attesa (che rischierebbe vana) del ritorno a una precedente e non più replicabile – per fortuna – “normalità”.

“C’è un’igiene del corpo che va rispettata severamente, pena la possibilità che a cadere nella malattia siano i nostri cari e poi le più lontane. Ma accanto a questa c’è da serbare un’igiene della mente, un’igiene dello spirito, che significa mantenersi lucidi e razionali di fronte a una situazione che ci mette in gioco come nessuno si sarebbe mai aspettato, che vuol dire rifiutare ostinatamente di recintare il pensiero, di rinchiudere l’anima, per così dire, oltre il corpo. Dobbiamo fare l’opposto di quanto siamo costretti a compiere con il “distanziamento sociale”, orrenda espressione: ovvero avvicinarci, anche se non possiamo farlo fisicamente, contaminarci, renderci meno immuni l’uno dall’altro, farci toccare dagli interrogativi e dalle diversità.” Leggi il seguito di questo post »

Come vivremo insieme?

In Ponti di vista, Supposte morali, Uncategorized on marzo 10, 2020 at 9:57 am

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  1. La Biennale Arte di Venezia nel 2019 si intitolava “May You Live In Interesting Times”“Che tu possa vivere tempi interessanti”. Il confine tra augurio e maledizione contenuto in questa frase non è mai stato così sottile e scivoloso. Quelli che attraversiamo sono tempi complessi. Confusi e frenetici. Sono tempi non banali, che non possono lasciare indifferenti. Tempi nervosi, non pacificati. Tempi contraddittori che non generano solo paura – emozione primaria, legittima e spesso necessaria – ma tracimano nel panico. Tempi interessanti quindi, e per questo di faticosissima interpretazione.
  2. Siamo entrati in rotta di collisione con il Covid19. I suoi effetti ci stanno cambiando e, non serve leggere nel futuro per capirlo, ci cambieranno ancora moltissimo. Lo fanno giorno dopo giorno, stressando le nostre abitudini quotidiane (dalle funzioni religiose al campionato di calcio) e – più in profondità – mettendo a rischio la tenuta del sistema che fino a oggi ha retto nel bene e nel male le sorti dell’Occidente.
  3. Sono tempi di crisi, al plurale, che neppure il capitalismo sembra più in grado di ammortizzare,  piegandole come ha sempre tentato di fare a proprio vantaggio, in un meccanismo ripetuto di caduta e rilancio. É almeno dal 2001 – fine del decennio di espansione economica iniziato dopo la caduta del Muro – che il disordinato dispiegarsi di quella che per semplificare chiamiamo globalizzazione lascia sul terreno le proprie fratture. “Non abbiamo capito che abitiamo la società globale del rischio” ricorda Elena Pulcini, autrice nel 2009 del libro “La cura del mondo”. Dobbiamo prendere atto – continua, muovendo il suo ragionamento dalla Grande Crisi del 2008 – dei profondi cambiamenti del contesto che ci circonda. Esistono opportunità e pericoli che gli strumenti dello Stato e della Politica non riescono più a gestire con facilità. La situazione italiana ed europea di queste ore ne è evidente testimonianza. Leggi il seguito di questo post »

La democrazia si ricostruisce da vicino

In Ponti di vista on febbraio 23, 2020 at 11:23 pm

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“Qual è il doppio di sei?”
“Siamo”.

Riprendo il testo della vignetta di Charles Schulz utilizzata da Ugo Morelli nei giorni scorsi per parlare della crisi – culturale e di governance – del sistema cooperativo trentino. E’ perfetta anche per allargare lo sguardo allo stato di salute, certo non buono, della Politica in Occidente.

  1. Viviamo in un’epoca di scarsissima fiducia nei confronti della democrazia.
    Una corposa ricerca (su 154 Stati con dati relativi agli ultimi 25 anni) condotta dal Centre for the Future of Democracy dell’Università di Cambridge ci dice che il 58% dei cittadini non è più soddisfatta del sistema democratico. Un segnale di cui non si può non tenere conto. Una crisi che impone riflessione e azione.
    [https://www.ilpost.it/2020/02/16/crisi-democrazia/]
  2. La Politica senza mani sul volante, impotente e inefficace. Negli Stati Uniti e nei paesi europei che maggiormente hanno subito la crisi economica del 2008 la flessione è più marcata. La Germania tiene, ma non senza peculiari problematiche. La fiducia nella democrazia aumenta lì dove (Ungheria, Russia, Polonia) questa sperimenta – e rivendica – una declinazione illiberale, dove la verticalità e rapidità delle decisioni di “uomini forti” sostituiscono l’orizzontalità e l’articolazione della discussione collegiale e parlamentare, all’apparenza troppo lenta per rispondere alle sfide che si trova a dover affrontare. Questa tendenza non è ineluttabile, ma per metterla in dubbio serve comprenderne le cause e saperne leggere gli effetti.
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Il disordine armonico che andiamo cercando.

In Ponti di vista, Uncategorized on gennaio 29, 2020 at 7:30 pm

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Inizio estate. Anno 2020 (?). Piazza Santa Maria Maggiore, Trento.

Ore 12.04 I musicisti giocano tra loro, sfidandosi con rincorse e interruzioni. La ragazza con i ricci approfitta di una di queste per raccogliere con le mani i capelli liberando il collo dalla loro morsa e invitando il vento a fare il proprio dovere, offrendole un istante di refrigerio. Subito lascia la presa. I ricci scivolano tra le dita, liberi e ribelli. La musica riparte e con lei le mosse della ragazza dai ricci neri. La ragazza dai ricci neri è la città. Ed è solo mezzogiorno.

Ore 12.05 Trento è ciò che prima non era o, almeno, sembrava non voler essere. Energia che sfugge al controllo. Scoperta dei propri giacimenti di vitalità. Desiderio di sovvertire il presente. Curiosità per l’inedito.

Il mio contributo nella raccolta di racconti La Trento che vorrei (2019, Helvetia editore) si conclude con un ballo collettivo. Un vorticoso Concilio di ritmi. Un convivio di corpi in movimento. Insieme al fiume Adige da far tornare a scorrere, in forma di attivazione civica e civile, nel cuore della città la metafora musicale è quella che più mi convince nel tentare di analizzare le condizioni – politiche, sociali e culturali – presenti e le prospettive future della città di Trento.
Che colonna sonora ha avuto lo spazio urbano degli anni Dieci? Quale dovrebbe essere la proposta musicale del nuovo decennio? Leggi il seguito di questo post »

Grandi opportunità (e un rischio) di un Sindaco oltre

In Ponti di vista on gennaio 22, 2020 at 1:57 pm

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SìAmo Trento è il nome scelto per la coalizione di centro-sinistra che a Trento correrà alle elezioni amministrative del prossimo maggio. Una dichiarazione d’amore e il segno della comune intenzione di dar vita a un progetto condiviso e plurale. Un buon inizio. Chiusa una fase caratterizzata da una pericolosa lentezza se ne apre un’altra – quella della campagna elettorale – dal ritmo frenetico.

In soli sette giorni sono stati molti i momenti in cui è stata sperimentata l’idea di campagna porta a porta, abitando la prossimità delle piazze e dei bar, dei piccoli punti di ritrovo di quartiere. Hanno preso velocità anche le iniziative delle forze politiche facenti parte la coalizione, iniziando il necessario percorso di riconoscimento reciproco nei confronti di  un candidato che – a differenza di quanto avvenuto negli ultimi trent’anni – non è diretta espressione di nessuno dei partiti. Una personalità fuori da quegli stessi partiti si è cercata negli ultimi mesi, dando quasi per scontato che i confini tra il dentro e il fuori siano netti e per nulla porosi. Fosse davvero così si correrebbe il rischio di pensare che l’alterità della figura del candidato scelto rispetto al recente passato politico e amministrativo di questo territorio metta al riparo i protagonisti di quella stagione (tanto i singoli quanto le forme organizzate) da una necessaria analisi critica di ciò che è stato, collegata a una progettazione inedita della città che sarà. Sarebbe un tragico errore, sia per l’orizzonte breve che conduce fino alla scadenza elettorale che per quello più disteso che guarda, per approssimazione, ai prossimi venti o trent’anni.

Reinventare la Politica, insieme.

In Ponti di vista on dicembre 10, 2019 at 8:05 am

75241291_10157487258626011_2290600990618943488_oProvo a intervenire nel dialogo iniziato da Giuliano Muzio e dal direttore Paolo Mantovan sulle pagine de Il Trentino. Mi ha molto colpito il sondaggio proposto da La Repubblica nell’edizione di domenica. Un elettore su quattro si dice attratto dal “partito” delle Sardine. Lasciando da parte qualunque tipo di speculazione, è interessante interrogarsi sul significato della rilevazione statistica offerta da Ilvo Diamanti.

Che due settimane di mobilitazioni sanamente pre-politiche determinino un tale scostamento in termini di consenso – almeno potenziale – ci dice di un tessuto sociale frammentato e incerto, di un’opinione pubblica che reagisce in maniera adrenalica e scomposta a sollecitazioni che basano il proprio successo su quella che Anne-Cécile Robert chiama “strategia dell’emozione”. Una reattività umorale che mette in secondo piano – quando non lo esclude – il tempo necessario dell’analisi. E’ il primato della percezione. Il prevalere del “sentire” sul pensare, che prende il posto di un dialogo fecondo tra ragione e sentimento, di un vicendevole – e generativo – completamento tra le componenti fondamentali dell’essere umano.

Da questo dato più generale sorge un dubbio più specifico e preoccupante. Dobbiamo abituarci a comunità politiche che vivono e si attivano sulla base di shock (tanto benevoli quanto tossici, a seconda di come agiscono e di chi li induce) sempre più frequenti e polarizzati? Oppure crediamo sia necessario decifrare la sfida democratica che ci si propone e intendiamo impegnarci nel dotarci degli strumenti minimi per affrontarla e, se possibile, vincerla? Leggi il seguito di questo post »