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Posts Tagged ‘politica’

Sulla soglia di un mondo nuovo

In Ponti di vista on dicembre 23, 2020 at 7:25 am

Mancano pochi giorni alla fine dell’anno. Difficilmente dimenticheremo questo 2020 e sarebbe assurdo non fosse così. La rimozione – in nome dell’ipotetico ritorno alla “normalità” – ci toglierebbe la possibilità, non scontata, di imparare da ciò che abbiamo vissuto, di far tesoro dell’esperienza per ritrovarci se non migliori almeno diversi.

E’ necessario prima di ogni altra cosa tentare di tracciare un bilancio. Esercizio difficile di fronte a uno scenario (tanto nelle dinamiche pandemiche, quanto negli impatti economici e sociali) ancora in movimento, dove la proiezione di medio termine sembra ridursi nella migliore delle ipotesi al fine settimana successivo.

Utili a diradare almeno un po’ la nebbia che ci circonda sono le analisi annuali del Censis. Il 2020 è quindi l’anno della “paura nera”, del ritorno iper-reale sulla scena di dolore e sofferenza. Si è incrinata la certezza di aver diritto a un benessere crescente, dentro un sistema-Paese che è disegnato come una “ruota quadrata, che gira faticosamente”. Conseguenza primaria è l’ulteriore avvitamento di quel “rancore psichico” che il rapporto già segnalava nel 2018. E’ la ricerca ossessiva di un nemico – di una minaccia – risultato dello spaesamento dei più (quel ceto medio diffuso che doveva avere funzioni di stabilizzatore sociale) di fronte a un Mondo il cui equilibrio economico, politico e sociale sta mutando in maniera sensibile.

E’ l’anno infine dello “squarcio del velo sulle nostre vulnerabilità strutturali” e – se ne sapremo fare buon uso – dell’apertura di possibilità per un obbligato “altrimenti” frutto di un ripensamento dei paradigmi fondanti il precedente modello di riferimento, quello che ci ha portati fin qui.

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Nei territori e nelle comunità le fondamenta della democrazia

In Ponti di vista on ottobre 30, 2020 at 5:07 PM

E’ simbolico – e importante – tornare a parlare della dimensione territoriale dell’azione politica proprio nel momento in cui siamo vittime di regole che impongono il distanziamento, che ci impediscono di riunirci.

“La politica è assembramento” ci ricorda Luigi Manconi. Senza la possibilità del confronto partiamo svantaggiati. Perso il valore dell’incontro ci troviamo disarmati, inermi, soli.

Non è un caso che della crisi della democrazia nella sua forma più prossima ai cittadini si discuta oggi nel momento in cui istituzioni e politica – a livello planetario – faticano a far fronte alla pandemia. Nei suoi impatti sanitari (spesso per i gravi errori commessi proprio nella gestione della medicina territoriale), socio-economici (dove la fragilità del modello neoliberista scarica le proprie esternalità negative sul tessuto sociale più fragile) e comunitari, dove al non riconoscimento reciproco si accompagna una crescente solitudine.

Il Covid19 ha funzionato da evidenziatore delle criticità esistenti. Ha mostrato i limiti dell’architettura politico-amministrativa fin qui utilizzata (dalle istituzioni del diritto internazionale, passando per l’Europa e gli Stati nazionali fin giù alle Regioni e ai Comuni), ha messo a nudo la loro difficoltà di lavorare in modo sinergico e ha testimoniato la generale inadeguatezza di una classe dirigente ancorata ai paradigmi del passato diventati inservibili.

Fin qui il lato più generale del discorso, che pure si lega a doppio filo con le sorti del Trentino e della sua Autonomia.

Prendo lo spunto dalla riflessione proposta qualche giorno fa da Daniele Gubert, laddove l’attenzione è stata posta soprattutto su tre questioni: il fallimento dell’esperienza delle Comunità di Valle, gli effetti negativi della riforma in chiave maggioritaria per l’elezione dei Sindaci dei piccoli Comuni, l’involuzione dei processi democratici nei contesti municipali. Per tentare di capire come siamo arrivati a questo punto serve fare qualche passo indietro.

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Oltre la paura. Il desiderio, l’immaginazione e il futuro a cui andare incontro.

In Ponti di vista on settembre 30, 2020 at 8:19 am



Quando martedì scorso il voto a favore di Franco Ianeselli si andava consolidando in tanti e tante abbiamo sorriso, convintamente.
54% la percentuale finale. Più di 31.000 i voti. Due risultati sensibilmente migliori rispetto a cinque anni prima. Frutto di una tripla scommessa vinta.

Tenere insieme. Da sinistra fino agli autonomisti, allargando al centro con l’aggiunta della lista civica trainata dal candidato sindaco.

Mettere ogni componente della coalizione nella condizione di fare il miglior risultato possibile, partendo dal rinsaldamento delle specifiche identità. 

Far sì che a valle di queste due pre-condizioni tornasse al voto una parte dei delusi delle ultime tornate elettorali.

Di qui la vittoria.

Ha tenuto, ed è un primo dato che deve fare riflettere, la città dei “mondi”. La somma di parzialità (elettorali e sociali) ha garantito il raggiungimento della maggioranza al primo turno, scongiurando un pericoloso secondo atto. Scacciando la paura.

Chiusa questa fase se ne apre un’altra che porta con se una questione contenutistica, una metodologica e una di proiezione politica, tra loro collegate. Condizione comune alle tre è l’insufficienza dell’effetto somma, che fin qui è bastato, e la stringente necessità di un diverso processo, di tipo generativo.

Se nella contesa elettorale ognuno ha potuto declinare – rivolgendosi ai “suoi“ – le parole d’ordine che più sentiva proprie ora è arrivato il momento di dire (e fare) cosa sono sostenibilità e cura, inclusione e cittadinanza, partecipazione e cooperazione, sicurezza e cultura, territorio ed economia. Serve dare forma alla Trento che vogliamo facendo sintesi virtuosa delle diverse Trento che ognuno immagina e desidera.

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Tutto cambia. Nuove alleanze per una transizione politica appena iniziata.

In Ponti di vista on agosto 19, 2020 at 1:19 PM

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C’è stato un tempo nel quale la Lega Nord rivendicava il suo ancoraggio territoriale. “Roma ladrona” gridava, già scommettendo sul rancore. Proponeva riforme federaliste, alimentando però l’egoismo e non il mutualismo. Parlava di Europa delle regioni, immaginandole però chiuse e impermeabili.

Poi è sparito il Nord dal nome. Il rancore è diventata cattiveria, esibita. Il partito si è fatto nazionale e nazionalista praticando negli enti locali (Lombardia, Veneto e Piemonte ci raccontano questa storia, non da ieri) forme radicali e radicate di centralismo e clientelismo.

Tutto cambia insomma.

Dal 2018 anche la Provincia di Trento è governata dalla Lega. Poco per volta abbiamo scoperto come al conflitto tra città e valli – proposto in campagna elettorale – non corrisponda una reale attenzione per la prossimità ma un mix di gestione raffazzonata della cosa pubblica e brama crescente di accentramento di potere.

Due fattori che accelerano l’involuzione del confronto dentro le istituzioni e lo sfarinamento degli assetti comunitari. Ben prima dell’arrivo del governo leghista, a essere sinceri, si erano già incrinati alcuni dei fondamentali dell’autogoverno territoriale garantito dall’Autonomia speciale.

Il progressivo smantellamento delle Comunità di Valle, pensate come riforma della Provincia sulla base di un crescente decentramento amministrativo e politico. La crisi di governance e di ricambio generazionale, oltre che di vocazione, della Federazione Trentina della Cooperazione. L’emergere, anche in Trentino, del civismo come ipotesi di presunta possibile neutralità della politica, senza differenze da dimostrare e decisioni da assumere.

Tutto cambia. E cambierà. Leggi il seguito di questo post »

Come stare in tempi straordinari

In Ponti di vista on giugno 2, 2020 at 8:35 am

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A tempi straordinari corrispondono responsabilità straordinarie.

Gabriele Di Luca presentando il suo “E quindi uscimmo a riveder la gente” ha ricordato le parole di Ludwig Wittgenstein: “Il mondo è tutto ciò che accade”.

Il mondo però non è una fotografia statica, anzi. La pandemia ne ha fatto – e fa – tremare le fondamenta. Per governare le tensioni del presente,  individuare le sfide del futuro e tentare di tracciare la rotta serviranno un surplus di coraggio e fantasia, ambizione e costanza, pazienza e generosità.

Il mondo è quindi (anche) ciò che desideriamo e proviamo a far diventare realtà insieme. Lo strumento principale a nostra disposizione rimane la Politica.

Luca Malossini nell’editoriale di domenica scorsa sottolineava l’urgenza di procedere (non oltre settembre?) all’elezione dei Sindaci e al rinnovo dei consigli comunali, lasciati in carica oltre la fine del loro mandato causa Covid19. Sono d’accordo con lui. E’ strana – e rischiosa – la sovrapposizione tra la campagna elettorale e una fase tanto particolare della vita sociale ed economica, non fatta di sola ordinaria amministrazione ma di scelte strategiche, così come avverrà attorno all’assestamento di bilancio nel mese di giugno.A margine di questo importante appunto (non solo) procedurale l’invito più accorato è però rivolto all’ampiezza degli orizzonti e all’altezza degli obiettivi che la Politica deve darsi in questo momento storico. Malossini fa riferimento prendendola a esempio all’età di Paolo Oss Mazzurana, alla fine del 1800. E’ un appello che va raccolto e praticato.

Va ricordato che nel secolo successivo non sono mancati altri momenti costituenti per Trento e per il Trentino. La nascita e lo sviluppo dell’esperienza cooperativa, l’arrivo dell’industria (con i suoi pregi e difetti) e dell’Università, l’implementazione dell’Autonomia speciale e la scoperta del turismo culturale, la riqualificazione e ricucitura di alcune fratture urbanistiche e territoriali (non ancora completate).

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Del Noi. Dell’abilitazione. Del ciò che potrà essere.

In Covid_19_appunti, Ponti di vista on maggio 5, 2020 at 10:22 PM

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– Articolo pubblicato sul Corriere del Trentino di mercoledì 6 maggio –

La fase 1 – nella sua tragicità – si fondava su un messaggio chiaro per chi fortunatamente non si è ammalato e per chi non ha dovuto (meritoriamente) prestare il proprio contributo in ospedale o in uno dei servizi fondamentali al funzionamento minimo della società. A ognuno è stato detto imperativamente: “resta a casa!”.

Piegata la curva del contagio e osservata una lenta discesa del numero dei decessi è arrivato il tempo dell’allentamento delle restrizioni. Si è quindi cominciato a discutere – non senza inciampi – della fase 2. Manifatturiero e trasporti pubblici. Chiese e orti. Sport e scuole. Parrucchieri, estetisti e bar. Aprire tutto per rilanciare l’economia? Essere più cauti a tutela della salute pubblica? Una cosa è certa. La “normalità” a cui eravamo abituati era parte del problema e non andrà riproposta così com’era.

Se nei primi due mesi il mantra – fin troppo paternalistica – è stato quello di evitare il contatto, nelle settimane che arriveranno dovremo riabituarci alla vita in presenza con gli altri. Dal distanziamento fisico torneremo alla convivenza. Messi in cantina – speriamo – i droni e trovate forme di test e tracciamento adeguate (e rispettose delle garanzie democratiche) a mappare l’andamento del virus decisiva sarà la qualità del Noi che sapremo essere. Fuori dalle nostre case c’è lo spazio pubblico. Da abitare insieme, in modo più consapevole e responsabile.

Arriviamo a questo momento stanchi e preoccupati. Ci arriviamo – compreso chi scrive – meno lucidi e non del tutto preparati a questo passaggio. Il futuro si è fatto presente, in settimane abbiamo percorso anni. Fa impressione pensare che domenica 3 maggio si sarebbe dovuto votare per eleggere il nuovo sindaco di Trento. Lo si farà – se ci saranno le condizioni – in autunno, dentro un contesto completamente cambiato sotto la spinta acceleratrice del Coronavirus. Leggi il seguito di questo post »

8_nessun dorma, la città che viene si fa ora

In Ponti di vista on aprile 20, 2020 at 6:59 am

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Prometto che entro la settimana registrerò la lettura del testo scritto ormai più di un anno fa per La Trento che vorrei. Lo avevo promesso a Maura Pettorusso, instancabile insieme a Stefano Detassis, narratrice di questa quarantena. Avvicinarmi a questo “sfrorzo” davanti alla telecamera del mio telefono è stata l’occasione per ripensare al presente (strano, sospeso) e al futuro (speriamo migliore) della città.

°°°

La scossa c’è stata. E ha fatto male. Il blackout va avanti da sei settimane. Non è chiaro quando e come si potrà e dovrà ri-accendere la luce. Stiamo conoscendo un durante fatto di distanziamento fisico. Un tempo che – per chi non crede nel ritorno alla normalità, intendendo quella normalità come parte del problema – va dedicato alla ricerca della scintilla per un inizio davvero nuovo. Nessun dorma quindi. E’ il tempo del pensiero e dell’azione. Dell’inquietudine e della fantasia. Perchè il lungo termine – quello della visione, quello dei grandi progetti, quello del cambiamento – è fatto della somma e dell’intreccio di tanti brevi periodi. Così come un metro è composto di millimetri. Un mare di un’infinità di gocce. Uno scenario trasformato sarà il frutto della messa a sistema delle pratiche che – agite dentro il contagio – tentano di farsi teoria condivisa tanto per il presente complicato che viviamo quanto per il futuro che siamo chiamati a costruire in presa diretta, con obbligata urgenza.

La colonna sonora del mio racconto era Everybody hurts dei R.E.M.. Il titolo si presta a interpretazioni opposte. A seconda della traduzione può significare “qualcuno soffre” e “qualcuno infligge una sofferenza”. Un’ambivalenza di senso paragonabile a quella del nostro stare al Mondo. Siamo allo stesso tempo – è questa la nostra maledizione – vittime e carnefici. Costretti a subire e corresponsabili (con i nostri stili di vita, oggi messi in discussione in maniera traumatica dal virus) le non buone condizioni della realtà contenute nel prima che il Covid19 ha messo a soqquadro. Un prima sbagliato che ci affrettiamo a dire “non tornerà più” ma che solo le azioni che compiremo oggi ci permetteranno di superare definitivamente, sfuggendo alla tranquillizzante idea di “poter rimanere sani sopra un Mondo malato”. Un’illusione che abbiamo coltivato e come ha spiegato Miguel Benasayag, correggendo le parole di Papa Francesco di pochi giorni fa, deve renderci consapevoli che “siamo tutti nella stessa tempesta, ma non nella stessa barca”. Come ne usciremo dipenderà solo da noi. Leggi il seguito di questo post »

7_utopia quotidiana e necessaria

In Ponti di vista, Supposte morali on marzo 24, 2020 at 11:58 PM

191030wed1[Questa sera ho passato tre ore e mezza su Zoom, sia lodato!, per una riunione con altre trenta persone circa. Avevamo tempo – come tutti in queste settimane – e un lungo ordine del giorno da affrontare. E’ stato bello!]

In questi giorni sento un’urgenza totale – allo stesso tempo passionale e ansiogena – di Politica e di fare Politica. Un bisogno primario, un desiderio profondo, di confronto e azione condivisa che prende spinta (non inizia…) dentro quella che è una fase caotica e priva di certezze, se non quella che dovremo far fronte a trasformazioni di tipo epocale e mai viste nel nostro recente passato.

Marco Damilano sul numero del 22 marzo de L’Espresso spiega bene la vivacità di pensiero che siamo tenuti a esercitare, non abbandonandoci all’attesa (che rischierebbe vana) del ritorno a una precedente e non più replicabile – per fortuna – “normalità”.

“C’è un’igiene del corpo che va rispettata severamente, pena la possibilità che a cadere nella malattia siano i nostri cari e poi le più lontane. Ma accanto a questa c’è da serbare un’igiene della mente, un’igiene dello spirito, che significa mantenersi lucidi e razionali di fronte a una situazione che ci mette in gioco come nessuno si sarebbe mai aspettato, che vuol dire rifiutare ostinatamente di recintare il pensiero, di rinchiudere l’anima, per così dire, oltre il corpo. Dobbiamo fare l’opposto di quanto siamo costretti a compiere con il “distanziamento sociale”, orrenda espressione: ovvero avvicinarci, anche se non possiamo farlo fisicamente, contaminarci, renderci meno immuni l’uno dall’altro, farci toccare dagli interrogativi e dalle diversità.” Leggi il seguito di questo post »