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Posts Tagged ‘politica’

Quello che le amministrative ci hanno detto, anche se forse lo sapevamo già…

In Ponti di vista on giugno 14, 2017 at 1:08 pm

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Si può rimanere folgorati (legittimamente, per dimensioni e capacità di penetrazione del fenomeno, politico e comunicativo, Macron) dall’ampia vittoria che En Marche! ha ottenuto al primo turno delle legislative francesi. Tanto oltre le attese da far temere addirittura per la dialettica parlamentare, a rischio di essere schiacciata dal “partito unico” macronista. Si può addirittura credere che quell’esperienza – o per altri quella di Corbyn, o Senders, o Podemos – possa essere il modello sul quale scommettere per ridare corpo (e anima) alla sinistra italiana. L’esperimento non mi convince e di conseguenza mi fermo qui, tentando di muovermi dentro un registro altro, sia geografico che tematico. O Macron è davvero “la” Rivoluzione così come da molti è descritto (temo non lo sia, almeno non nel verso che dovremmo augurarci, interessante a questo riguardo è l’intervista al ministro dell’Economia del suo Governo realizzata da Francesco Maselli per Pagina99) oppure valgono anche per lui le perplessità legate alla difficoltà di riconnettere – al di là dello storytelling della novità contrapposta al vecchio e alle fluttuazioni sempre meno prevedibili dei flussi elettorali  – politica e cittadini. Non si è ancora trovato il filo rosso in grado di tenere insieme territori (spaesati), Stato (ingombrante e fragile) e globalizzazione (fuori controllo, non da oggi). Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 31.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on giugno 7, 2017 at 8:19 am

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Lavoro e reddito.

Yuval Noah Harari | Il senso della vita in un mondo senza lavoro | The Guardian
Se c’è un tema potente, cruciale e allo stesso tempo sfuggente è quello del lavoro, declinato nella sua visione futura. “The crucial problem isn’t creating new jobs. The crucial problem is creating new jobs that humans perform better than algorithms. Consequently, by 2050 a new class of people might emerge – the useless class. People who are not just unemployed, but unemployable.” Abbiamo bisogno di visioni (anche parziali), di immaginari da mettere alla prova.

Marco DottiFrancesco: «C’è un’economia senza volto che uccide il lavoro, l’impresa, il sociale» | Vita
Un Papa popolare (quasi populista) affronta le contraddizioni del mondo – precario – del lavoro. Le sue sono parole ruvide, rispetto alle quali non si dovrebbe (come sembra accadere sempre più spesso) rimanere indifferenti. L’impresa ha bisogno di virtù, così come la democrazia, perché il bisogno «dei lavoratori e delle lavoratrici è il bisogno di fare il lavoro bene perché il lavoro va fatto bene. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro, perché nega la dignità del lavoro, che inizia proprio nel lavorare bene per dignità, per onore. Il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro”. Leggi il seguito di questo post »

Il Trentino e il girello della politica

In Ponti di vista on maggio 30, 2017 at 7:59 am

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Non era difficile da immaginare: è dunque arrivato il momento in cui qualcuno tenta di aggiungere una variabile nell’equazione della politica trentina. Un’equazione che  dal 2013 in poi, almeno  dimostra una persistente difficoltà nel trovare una quadra accettabile. Era altrettanto evidente che tale spunto sarebbe potuto arrivare solo da chi si sentisse libero di intervenire da fuori quello schema che  nel bene e nel male  caratterizza il governo della Provincia autonoma di Trento da almeno quindici anni. Ecco allora che la presa di parola di un gruppo di sindaci, espressione di una sensibilità civica (cosa significa oggi?) e non partitica, era atteso. Potrebbe dimostrarsi addirittura utile se non ci si limiterà a leggerlo attraverso le schermaglie tra addetti ai lavori ma lo si accoglierà come stimolo alla riflessione generale sullo stato di salute della vita democratica e politica della comunità trentina, e non solo.

Correre “da fuori” va di moda. Permette di acquisire i gradi di outsider e innovatori, spesso auto assegnandoseli. Due categorie che ovviamente non è sufficiente evocare, ma bisogna dimostrare di saper praticare davvero. Non è un caso (o forse sì…) che questo dibattito si apra a pochi giorni dalla vittoria nelle presidenziali francesi di Emmanuel Macron. Un estraneo (quanto davvero?, quanto per una raffinata strategia di marketing politico?) ai partiti tradizionali, ridotti a simulacro di se stessi sia per consenso (ai minimi storici) che per capacità (altrettanto marginale) di leggere le sollecitazione di questo tempo inquieto. Leggi il seguito di questo post »

L’alleanza dei corpi | Intervista a Federico Zappino

In Ponti di vista on maggio 25, 2017 at 8:57 am

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*articolo pubblicato su CheFare.

L’alleanza dei corpi – per come l’ho intesa io – sta all’intersezione tra riscoperta della materialità dell’incontro (da una necessaria disconnessione, dal web, a una successiva riconnessione, sociale e politica), riqualificazione dello spazio pubblico (che si fa comune, superando la dicotomia pubblico e privato) e riconoscimento del conflitto come motore delle trasformazioni, siano esse riferibili alla rivendicazione di diritti negati, alla modifica di destinazione d’uso di un edificio per farne un luogo di socialità e cooperazione o il desiderio – ambizioso e urgente – di modificare gli strumenti e i contenuti del vivere democratico.

L’alleanza – così come la descrive Judith Butler nel suo ultimo libro – va intesa come pratica utopica, come tensione costante e continuativa al miglioramento delle condizioni date. Per entrare più a fondo dentro questo affascinante e potente argomento mi è sembrato interessante sottoporre una serie di domande a Federico Zappino (l’omonimia è solo sfiorata…), curatore e traduttore della versione italiana di “L’alleanza dei corpi”, edito da Nottetempo. Leggi il seguito di questo post »

Aree interne, aree ferite, aree vive.

In Ponti di vista, Uncategorized on maggio 21, 2017 at 8:27 pm

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Negli ultimi mesi un interessante dibattito riguardo la condizione della montagna e delle comunità che la abitano si è sviluppato sulle pagine de Il Manifesto. Qui (in formato .pdf) riporto gli interventi già pubblicati, tutti di autori che hanno saputo far emergere una o più questioni di assoluta rilevanza. Queste mie pagine – elaborazioni di un precedente articolo già condiviso in questo blog – intendono coniugare un ragionamento più generale sul presente e il futuro delle terre alte con la discussione attiva in Trentino (scarna e non troppo centrata, a mio avviso) attorno alla riforma dello Statuto di Autonomia. Servono inoltre come traccia per un’ipotesi di itinerario alpino (dentro il “Viaggio nella solitudine della politica”, www.zerosifr.eu) da realizzare nelle giornate tra il 2 e il 5 giugno prossimi.

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“Nè lo Stato né l’individuo possono da soli realizzare il mondo che nasce. Sia accettato e spiritualmente inteso un nuovo fondamento atto a ricomporre l’unità dell’uomo: la Comunità concreta.”
*Adriano Olivetti, “L’ordine politico delle Comunità”*

Questo contributo al dibattito arriva dal Trentino Alto-Adige, alle prese con la riforma del suo Statuto di Autonomia. La carta costituente di un territorio che ha (aveva?) nell’autogoverno il suo tratto distintivo, il tratto distintivo della sua (potenziale e decisiva) unicità. Per capire l’importanza di questa fase bisogna condividere un dato di partenza. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 30.

In Ponti di vista on maggio 21, 2017 at 7:37 pm

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Costanti confusioni politiche.

Mauro Magatti | I valori su cui scommettere
nel disordine delle ideologie | Corriere della Sera
Un’interessante riflessione che però rischia di essere eccessivamente ecumenica. E’ davvero possibile una transizione senza una rottura netta con il precedente paradigma? “Ciò implica puntare a costruire una società post-consumerista. Che non significa ostile ai consumi, ma piuttosto consapevole che, nella fase in cui ci troviamo, il benessere va conquistato tutti insieme, scommettendo e costruendo quei «valori» (qualità dell’ambiente, investimento nella formazione, innovazione nelle relazioni di lavoro, lotta alla disuguaglianza, centralità della qualità della vita) che decidiamo di rendere prioritari. Obiettivo raggiungile solo con una politica capace di «mettersi in mezzo» per ricucire i frammenti di una società in pezzi.”
– Di Mauro Magatti anche questo pezzo, pubblicato su Generatività Sociale –

Kaveh Waddell | Discriminati da un algoritmo | The Atlantic
Gli algoritmi hanno la capacità di influenzare le nostre vite più di quanto crediamo, segnando stili di vita, opportunità ed esclusioni, scelte politiche. Leggi il seguito di questo post »

Il giorno dopo Macron…

In Ponti di vista on maggio 14, 2017 at 8:26 pm

sea-1097417_1920Come dopo il primo turno un elenco puntato sintetico di cose che mi va di condividere sulle presidenziali francesi, culminate con l’elezione di Emmanuel Macron. Alcune più generali – grazie all’aiuto anche di buone letture, provenienti da diverse fonti -, altre più specifiche e rivolte a chiunque voglia provare a dibattere del futuro dell’Europa, e della politica, fuori dagli schemi eccessivamente rigidi che mi sembra siano proposti in questi giorni.

1. Cinque anni dopo. Tutto è cambiato, poco è cambiato.

“I cittadini francesi il 6 maggio hanno scelto il cambiamento […]” “Sono orgoglioso di aver restituito speranza […]” “Sarò il presidente di tutti i francesi, non ci sono due paesi che si affrontano, ma un unico paese unito per un futuro migliore” “Tutti i francesi verranno trattati secondo uguaglianza, di diritti e di doveri”. Leggi il seguito di questo post »

Ripartire dai resti… [spunti da una mattinata con Giuseppe De Rita]

In Ponti di vista on maggio 5, 2017 at 9:55 pm

farmland-801817_1920L’Aula Kessler presso la Facoltà di Sociologia è quasi vuota, complice anche l’orario mattutino che esclude una fetta consistente di pubblico potenziale. Ci sono un po’ di (vecchia o vecchissima) classe dirigente e moltissimi capelli bianchi, a comporre una platea che molto ha a che fare con quelle che chiamiamo elitè, a cavallo della linea di faglia tra giudizio positivo e negativo del termine. Mancano quelli – ed è un peccato – che potrebbero trovare nelle parole di Giuseppe De Rita, ancora oggi uno degli osservatori più curiosi e acuti della (o delle) società contemporanee, spunti interessanti per avere maggiore consapevolezza rispetto alle condizioni del presente e tentare di riconoscere le destinazioni desiderabili da raggiungere nel futuro.

I resti generativi. Alla domanda “come va?” la risposta più ricorrente prevede una litania di cose che non vanno come dovrebbero, un elenco che contiene pezzi di vita incerta e precaria. Se comune è l’inizio spesso lo è anche la fine. “Per il resto tutto bene…” ci si sente ripetere, come a voler dar conto – chissà con quanta convinzione – di un’indefinita area di attività e relazioni che nel loro ripetersi quotidiano costituiscono le basi su cui costruire l’intera infrastruttura delle nostre esistenze. Una dimensione solo apparentemente marginale, fatta di piccole cose – i resti appunto, a comporre l’essenziale – che, oggi più che mai, dobbiamo intendere come generativa. Dobbiamo imparare a ripartire dai resti. Da quello che troppo spesso valutiamo come irrilevante, come privo di valore, e che invece rappresenta la nostra prima garanzia per l’avvenire. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 29.

In Ponti di vista on aprile 25, 2017 at 9:34 pm

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Christian Raimo | Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi | Minimaetmoralia 
Non era mia intenzione – lo ammetto – passare del tempo a spulciare tra i vari documenti delle sinistre (sinistrate) italiana, ma Christian Raimo lo ha fatto per me. Cosa ne esce? Qualche spunto qua e là, molta superficialità nell’affrontare temi che non lo permettono, la mancanza – vorrei discuterne, perché ammetto di non aver la soluzione a portata di mano – di un immaginario forte che tenga insieme una prospettiva credibile di futuro.

Simone Casalini | La nausea del presente | Corriere del Trentino 
E’ bello avere amici dall’animo ricco e dalla penna sottile. “Senza voler procedere per analogie — la Storia, nelle sue somiglianze, produce spartiti sempre diversi — la nausea avanza e s’insinua anche nel nostro tempo. Si alimenta nel graduale processo di disgregazione dell’Europa (di cui la Brexit è un monito volgare), nelle meste ritualità delle democrazie occidentali, nella perdurante crisi economica, nella modestia delle élite e nello sfacelo cognitivo e culturale su temi come l’immigrazione. La tela del presente è punteggiata anche di alternative possibili che tuttavia quasi mai producono massa critica. Quasi mai prefigurano il futuro. Anche in Trentino la nausea s’infila nelle fondamenta dell’Autonomia che tutti riconoscono vivere un periodo di oscuramento. La difficoltà di rinnovare i codici dell’autogoverno e le patologie di alcuni cardini del sistema uniti al problema di avere tutti i significanti sociali in asse (istituzioni, élite, popolo, valori) sostentano lo spaesamento, la deriva. Come Roquentin, di fronte alla tesi di dottorato, avanziamo e indietreggiamo spersi nell’ordinaria amministrazione.”
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Présidentielle2017 – In attesa del secondo turno parliamo della startup Macron…

In Ponti di vista on aprile 24, 2017 at 11:14 pm

francia_votoArticolo scritto per punti secchi, che non vuole essere una riflessione organica sul voto francese che non mi sentirei di riassumere in una paginetta. I miei sono spunti di riflessione che nascono da quella che da tempo descrivo come una personale solitudine di fronte alla politica, una solitudine che – solo per il momento, spero – mi rende difficile sentirmi partecipe alle esperienze esistenti in campo, in Italia come in Europa. Non per questo smetto di guardare con interesse a ciò che accade, tentando di interpretare al meglio la realtà che mi circonda. Ecco i miei cinque sassi, lanciati nello stagno.

1) E se (viva le provocazioni) la situazione non fosse poi così diversa rispetto al 2002? Lasciamo stare – almeno per un attimo – il disfacimento dei partiti tradizionali (verissimo!) per concentrarci su come sta reagendo la Francia al ritorno al secondo turno delle presidenziali di un membro della famiglia Le Pen. Tutti – da Fillon a Hamon, per rimanere nel campo degli sconfitti eccellenti, da destra a sinistra – a difesa della Republique dal pericolo (reale, si capisce, ma pure fortemente strumentalizzato) Front National? Una difesa di principio – con la probabile sola eccezione di Melénchon – che non mi sembra prenda del tutto in considerazione la profondità della crisi politica e di visione che l’Occidente intero sta attraversando. Leggi il seguito di questo post »