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Posts Tagged ‘sarajevo’

Cara Europa…

In Ponti di vista on novembre 19, 2012 at 10:36 pm

Cara Europa,
so che guardi anche tu con apprensione alle notizie che arrivano da Gaza, Tel Aviv e Gerusalemme. So che tendi l’orecchio e in cuor tuo speri che non siano fondate le voci di un imminente attacco di terra dell’esercito israeliano. Non servirebbe il verificarsi di questa eventualità per essere preoccupati, non servirebbe altro sangue per rendere la situazione insopportabile. Principessa Europa, stiamo parlando delle terre nelle quali la mitologia greca pone le tue origini. Territori magici, territori fertili, territori traditi che non si possono che amare. Stiamo parlando delle tua casa e di una parte importante della tua storia.

Cara Europa,
ciò che sta avvenendo in questi giorni non riguarda solo Israele e una prigione a cielo aperto che ospita più di quattromila persone per ogni chilometro quadrato. Leggi il seguito di questo post »

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Elogio delle frontiere, di Régis Debray.

In Ponti di vista on aprile 6, 2012 at 7:17 am

Qualche settimana fa sulla spinta dei fatti avvenuti in Val di Susa, della discussione attorno ai temi dell’Autonomia trentina e di alcune riflessioni sulle politiche migratorie mi sono cimentato nella scrittura di un breve articolo sulla frontiera e sul suo significato. Ho provato a darne un’interpretazione molto aperta – sia geografica che socio-politica – fino a farla diventare manifesto, e luogo privilegiato,  di un’attitudine all’incontro con l’altro. L’articolo, pubblicato sul sito politicaresponsabile.it, ha ricevuto diversi commenti frutto di altrettante sfumature interpretative. Nei giorni successivi nella mia cassetta della posta è stato recapitato un pacco contenente un agile libretto scritto da Régis Debray, edito da Add editore (93 pp., 12,00 Euro), dal titolo Elogio delle Frontiere.

IL DENTRO E IL FUORI. Circa un anno e mezzo fa ho recensito sempre su questo blog il libro Indignatevi! di Stephan Hessel, stesso editore e stesso formato tascabile. Non mi convinceva il tono imperativo e non mi convinse nemmeno troppo il contenuto, fin troppo evocativo e aleatorio. La pratica dell’indignazione la hanno sperimentata in molti in questo tempo, con alterni risultati che meriterebbero una riflessione più approfondita. Régis Debray nel suo breve saggio – frutto di una lezione tenuta in Giappone – spazia da una dimensione divulgativa, teorica e ricca di citazione ad una più concreta analisi politica tutta attorno al ruolo della frontiera. Lo fa senza timore di affondare il colpo citando Césaire per descrivere i tentativi di suicidio a cui si è propensi “segregandosi nel particolare o diluendosi nell’universale”. Il suo intervento si muove tra il territoriale e il sovranazionale – tra il dentro e il fuori come aspetti inscindibili di un mondo fondato sulle diversità – prendendo di mira soprattutto la retorica pelosa del senzafrontierismo, accettando anche la ruvidità della contraddizione di un passato socialista legato a doppio filo ad un’idea internazionalista. “Quando si nega la spartizione, non è forse alla condivisione che ci si rifiuta?” si chiede in maniera polemica. Leggi il seguito di questo post »

Game, Set, Match…Djokovic.

In Ponti di vista on settembre 15, 2011 at 12:19 am

SCONFINAMENTI. Alexander Langer probabilmente avrebbe apprezzato. La scelta di sconfinare, di avvicinarsi a quello che dovrebbe essere il nemico. Quello che è stato – davvero -, e forse in parte ancora è percepito come, il carnefice. Lasciare Tuzla, città accogliente, per avvicinarsi a Belgrado, la capitale dell’Altro. Immaginare ponti, seppur fragili e temporanei è la sfida di ogni costruttore di pace, qual era Alexander Langer. Percorso ardito, che segna nel profondo. Accorciare la strada verso Belgrado. Lastroni di cemento, messi uno dopo l’altro, che dovevano sopportare il peso dei mezzi blindati. Centinaia di carriarmati, seguiti dalla fanteria. Itinerari di eserciti in transito.

Dalle colline bosniache si scende verso le pianure della Serbia. Lo sguardo si perde all’orizzonte e per chilometri non c’è null’altro che sconfinati campi – coltivati e non – già colorati delle tinte autunnali. Non riescono a contenere le domande che ogni viaggio in queste terre apre. E per cercare le risposte, se è possibile davvero trovarle, il tempo e gli strumenti sono perennemente insufficienti. Ma il primo passo, quello del superamento del confine, dell’abbattimento delle divisioni, è fatto.

ARCHITETTURA DI GUERRA. Belgrado è ormai una metropoli europea. Più di due milioni di abitanti, traffico nervoso, una moderna skyline tappezzata con i marchi del capitalismo – in crisi – occidentale. Srebrenica è la fotografia stropicciata di un passato rurale solo in parte intaccato da qualche palazzo dall’aspetto moderno e dalla dubbia utilità. Il cielo limpido si incontra con i boschi ripidi che circondano da ogni lato il centro della città.  Spesso regna il silenzio, rotto solo dal canto del muezzin e dall’abbaiare dei cani. Leggi il seguito di questo post »

Bentornato!

In Ponti di vista on agosto 2, 2011 at 7:49 pm

Jovan Divjak è libero di tornare a Sarajevo. Quando alcuni mesi fa lo incontrammo a Vienna lo trovammo tranquillo, solo dispiaciuto di essere lontano da quella che è diventata negli anni la sua città a dispetto della sua nazionalità. Nonostante sui suoi documenti ci sia scritto che è nato a Belgrado. Dall’altra parte di un confine non solo segnato su una carta geografica. Non tornerà in bicicletta – come ci aveva detto ridendo prima di salutarci – ma mi fa piacere immaginarlo percorrere la periferia sarajevese, dall’aeroporto fin lungo i viali che conducono verso il centro cittadino, le strade che circondano la Baščaršija e infine la salita che conduce fin sulla collina che sovrasta la città, dove ha posto la sede della sua associazione. Percorrerebbe questi chilometri con il sorriso, felice di essere di nuovo a casa.

La “liberazione” di Jovan Divjak – che ovviamente ha dato adito a nuove polemiche da parte della componente serba – arriva in un momento di grande tensione sui confini tra Serbia e Kosovo. Barricate, minacce, rabbia, odio che riemergono a testimoniare ferite che ancora non si sono chiuse. L’Europa tutta – già negli anni ’90 in difficoltà nell’affrontare le questioni balcaniche – ha gli occhi puntati verso altri obiettivi. Attraversata com’è dai venti della crisi economica fatica a mostrare attenzione per un contesto che solo pochi anni fa fa l’ha dilaniata nel profondo. E la storia sembra ripetersi senza che nessuno abbia imparato dai precedenti errori. Leggi il seguito di questo post »

Buonasera signorina, buonasera…

In Occhi sul mondo on marzo 28, 2011 at 7:12 pm

In questo breve video – registrato a Vienna due settimane fa – il generale Jovan Divjak ringrazia tutti coloro che in Italia lo hanno sostenuto nei giorni del suo arresto.

Link utili:

*Fondazione Langer

*Osservatorio Balcani e Caucaso

Il video è stato girato e montato da Beatrice Barzaghi.

 

 

Un giorno a Vienna con Jovan Divjak.

In Occhi sul mondo on marzo 15, 2011 at 10:32 am

E’ sempre piacevole incontrare Jovan Divjak. E’ strano però non incontrarlo nella “sua” Sarajevo, ma in una giornata di fine inverno a Vienna. Cielo grigio e un vento caldo ma fastidioso.

Partiamo da Bolzano alle sette e mezzo. Sei ore scarse di macchina ed eccoci in Austria.
Due ore di chiacchierata aprono altre mille parentesi, mille interrogativi. Divjak parla di tutto, davanti ad un tavolo pieno di giornali di mezza Europa che riportano la sua immagine e raccontano del suo arresto.
In così poco tempo non si può esaurire la voglia di approfondire la storia dell’assedio di Sarajevo, della guerra in ex-Jugoslavia e del futuro di un territorio tanto martoriato. Si parla ovviamente di Bosnia, ma si accenna anche al calcio italico ormai escluso dalla Champions League e a qualche canzone in italiano. Leggi il seguito di questo post »