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Posts Tagged ‘solitudine’

Una strada di persone…

In Supposte morali on luglio 8, 2018 at 8:38 pm

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Giovedì scorso mi sono svegliato e sono scoppiato a piangere. Un pianto nervoso, unito a un senso di smarrimento che mi ha accompagnato per tutta la giornata. Mi sentivo svuotato. Scarico di qualsiasi tipo di energia. Ho attraversato ventiquattro ore ciondolanti, difficili e – per alcuni versi – angoscianti. Ho ripensato a un bel pezzo scritto qualche giorno prima da Alessandro D’Avenia (eccolo). Elogio della fragilità si intitolava e io ero proprio quella roba lì. Mi ci ritrovavo totalmente. Mi ci potevo specchiare, riconoscendomi triste e affaticato.

Fragile. Fragilissimo. Incapace di riconoscere il valore generativo di quella mia condizione (chi ci può riuscire da solo?) e chiuso dentro una spirale di negatività che mi faceva progressivamente ripiegare su me stesso. “Una strada di libri” era alle porte e la sentivo come un cappio al collo che andava via via stringendosi. Mi mancava il fiato e con esso la necessaria lucidità. Avrebbe retto il tempo? Sarebbe passato un numero sufficiente di persone durante i due giorni di attività? Come avrei gestito la disposizione dei volumi, l’allestimento, l’organizzazione dei singoli eventi? Dove sarebbero finiti i libri avanzati?

Ansia (da prestazione) la si potrebbe chiamare se si volesse semplificare. Premesse di depressione mixate con un certo senso di solitudine che – al netto del mio essere estroverso agli occhi di tutti, un pezzo di maschera che ognuno di noi applica quando ne sente bisogno – mi accompagna da un po’ in esperienze lavorative (la prossima nascita della libreria due punti), politico/culturali (la mia esigenza di esprimere i mie punti di vista sul futuro del mondo che abito, e di non volerlo fare da solo), genitoriali. Un buco nero – fortunatamente temporaneo, ma in ogni caso latente e pronto a rifarsi vivo – che mi ha portato addirittura a riflettere della possibilità di annullare all’ultimo l’intera iniziativa (soluzione poi accantonata…) e a dubitare delle mie capacità a ogni livello. Organizzativo e professionale, così come umano e famigliare.

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Il motivo di un viaggio? La ricerca delle lucciole.

In Ponti di vista, Uncategorized on febbraio 17, 2017 at 2:26 pm

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“Il viaggio a me sembra la forma d’intimità per eccellenza, forse perché consente il dialogo ma accoglie anche il silenzio: rispetta le solitudini, lascia spazio al discorso interiore e alla contemplazione. Il paesaggio che scorre cattura lo sguardo, è un pensiero condiviso. Così l’andare insieme assomiglia molto al vivere insieme: c’è un rapporto di coppia, un percorso più o meno accidentato, il tempo necessario ad arrivare in fondo.”

Paolo Cognetti | A pesca nelle pozze più profonde (minimum fax)

Se non fosse già stata usata in mille altre occasione si potrebbe far riferimento alla metafora biblica della traversata del deserto. Bene si adatterebbe alla solitudine da cui abbiamo deciso di partire, se non fosse che il contesto politico dentro il quale ci muoviamo non é caratterizzato solo da un’interminabile serie di vuoti (linguistici, valoriali, organizzativi) ma anche e soprattutto da un livello di saturazione (“l’abbagliante luce prodotta dalla modernità”, così come la descrive Huberman [1]) che opprime e che disorienta. Leggi il seguito di questo post »

“Open” e il romanzo del tennis

In Ponti di vista on gennaio 1, 2014 at 10:44 pm

MathieuLevesque2Open. La mia storia. (Einaudi / 20,00 Euro). Non sono corso ad acquistare questo libro alla sua uscita in libreria. Non ho nemmeno letto con attenzione le varie recensioni, contenenti le anticipazioni sui passaggi più “hot”. Tra Andre Agassi e Pete Sampras ho sempre preferito il secondo. Non avevo dubbi. Negli anni ’90 ho tifato soprattutto per Stefan Edberg – prima – e Patrick Rafter – poi -. Ultime espressioni del tennis serve-and-volley in un’epoca in cui già andavano di moda i ribattitori da fondocampo. Il primo tra loro, appunto, Andre Agassi. Ho sempre rifiutato le geometrie schematiche e ripetitive dei giocatori da che rimanevano ancorati alla linea di fondo, preferendo gli svolazzi – a volte addirittura eccessivi e controproducenti – del gioco di volo o di una palla colpita in back. Era più facile appassionarsi alle evoluzioni di un giocoliere (pur perdente) come Fabrice Santoro che ai colpi di clava di Jim Courier (un giocatore di baseball prestato al tennis) o alle interminabili rincorse di Micheal Chang, armato di racchettone. Leggi il seguito di questo post »