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Posts Tagged ‘spazio pubblico’

Applico alla vita puntini di sospensione [cit.]

In Ponti di vista on aprile 12, 2017 at 7:38 am

Sabato scorso si è concluso – presso Impact Hub Trentino-Alto Adige, con il decisivo contributo di Francesca Santaniello, Flaviano Zandonai e Alessandro Pirani – il percorso di In.Gio.Co, iniziativa formativo/progettuale dedicata ai responsabili dei Piani Giovani di Zona della Provincia Autonoma di Trento. Quattro mezze giornate che – oltre alla costruzione di una comunità leggera e allo stesso tempo ricchissima di competenze e informazioni su territori tra loro molto diversi – hanno portato alla realizzazione di un materiale che abbiamo intitolato “Manuale tascabile di (auto)sovversione in sei mosse”. Sei cartoline per altrettante fasi, accompagnate da due brevi testi di inquadramento, di indirizzo generalissimo e necessariamente non esaustivo. Uno strumento aperto, nella migliore delle ipotesi una sorta di “Arduino” della progettazione e dello sviluppo territoriale. Un prototipo, il primo prototipo, che, visto il costo relativamente contenuto della stampa, ci potremo permettere anche di implementare e correggere tra qualche mese se dal suo uso – libero e sperimentale, necessariamente relazionale – emergessero modifiche rilevanti da apportare alla sua versione beta. Leggi il seguito di questo post »

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Chi fermerà la musica?

In Ponti di vista on maggio 23, 2012 at 11:22 pm

Mi trovo a scrivere in merito alla “polemica” sui concerti nelle vie della città di Trento e so che sarò almeno in parte frainteso. Parto dalla mia esperienza personale. Vivo in via Suffragio da circa dieci anni e ho visto passare sotto il mio balcone alcuni bar storici della prima fase universitaria/happy hour della città. Ho convissuto – senza troppi pensieri – con gli schiamazzi, con le pisciate sotto casa, con le risse che con buona frequenza si verificavano. Per qualche anno ho partecipato in prima persona all’organizzazione di concerti presso il Centro Sociale Bruno, provando – e magari qualche volta riuscendoci – a limitare il disturbo che portavamo ai vicini e scontrandomi, spesso, con la difficoltà di fare i conti con l’esuberanza di chi alle serate musicali partecipava come pubblico. Ora via Suffragio è meno vissuta dal popolo universitario che ha trovato nuove mete di riferimento ma resistono un paio di locali con orari di chiusura che superano di molto la mezzanotte. Non organizzano mai eventi musicali all’aperto, vivono delle bevande che vendono e della posizione centrale di cui godono. I loro clienti, e le compagnie di ragazzi e ragazze che si muovono lungo le strade del centro dal lunedì al sabato, finiscono spesso per essere il sottofondo che mi accompagna a letto. Peggio va quando il tappeto di chiacchiere ad alta voce diventa alterco o canto a squarciagola, o scampanellata libera, o rutto di gruppo. Il mio modo di interpretare il ruolo di dirimpettaio è quello di chiedere (via sms al gestore) di poter ricevere un maggior rispetto almeno dopo un determinato orario, nel tentativo di costruire una corretta convivenza di diverse necessità e aspettative.

Perchè questo pippone paternalistico? In primis perchè credo che la libertà sia un bene di inestimabile valore. Fatico a vedere descritto tutto il potere immaginifico di questo concetto nella dimensione di divertimento che riesco a fotografare sporgendomi dalla finestra in alcune nottate particolarmente rumorose. Così come non riesco a convincermi che la libertà sia in qualche modo la sopraffazione di un interesse – nello specifico di chi vuole vivere la notte – su qualunque altro. Leggi il seguito di questo post »