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Le tre parole che cambiarono il mondo

In Ponti di vista on dicembre 11, 2016 at 11:08 pm


Bisogna riconoscere a Marc Augé di aver dato vita nel suo pamphlet “Le tre parole che cambiarono il mondo” a una suggestiva ipotesi geopolitica. Intendiamoci, – e credo che lo stesso autore sarebbe d’accordo con quello che sto dicendo – non siamo di fronte a un grande romanzo storico (difficile obiettivamente da comprimere in cento pagine scarse) e neppure a una riflessione profonda del contesto – il presente strettissimo – dentro il quale l’azione si svolge. Siamo di fronte, come traspare anche dalla breve dedica qui sopra riportata, a una sorta di invito/investitura. Un Pontefice “rivoluzionario” disposto a dire ai propri fedeli riuniti: “Dio non esiste!”. Un sogno a occhi aperti, dell’ateo convinto Augè che si approccia con curiosità alle religioni, che è anche il riconoscimento della frustrazione nei confronti della debolezza della politica e della curiosità per l’opera di Papa Francesco che, da qualunque lato lo si guardi, è figura tutt’altro che banale. Personaggio certamente popolare, politicamente radicale e a tratti scorretto, tanto da portare alcuni a descrivere come populista il suo approccio al ruolo. Tema quest’ultimo – quello dei populismi – che, per non cedere a tentazioni semplificatorie, meriterebbe riflessioni più approfondite e non velate di moralismo.

Ora, è evidente che Augé applica a Francesco l’iperbole estrema, cioè quella di negare l’esistenza di Dio – di fatto il “motivo” stesso del suo essere Papa – ma è altrettanto innegabile che i tratti distintivi del papato corrente siano l’incisività della denuncia sociale, la radicalità dello sguardo rivolto al cambiamento, la quotidiana accusa nei confronti delle diseguaglianze e delle molteplici magagne che la nostra società si porta appresso. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 8.

In Una storia da raccontare on ottobre 26, 2013 at 7:19 pm

6vgSe io potessi tratteggiare i sentimenti,
se io potessi musicare le sensazioni,
se io potessi rompere i miei silenzi…
se solo ci riuscissi brillerebbero nel cielo i miei occhi brillanti.

Come ero arrivato fino a quel punto? Quali erano state le tappe di un percorso a ostacoli che mi aveva portato in quella stanza, nel quartiere arabo di Gerusalemme? Erano passati poco più di otto anni dalla prima volta che avevo occupato, insieme ad un’altra ventina di amici, un vecchio stabile alla periferia della città. Ero uno studente di giurisprudenza che si guardava attorno e pensava che quella fosse l’unica maniera utile per cambiare il mondo. Dopo quella ci furono decine di altre occupazioni. Centri sociali aperti, costruiti e difesi insieme a tante persone. Persone speciali. Processi nei quali ero imputato. Assoluzioni e condanne. Iniziative quotidiane. Proteste. Cortei. Convegni. Dibattiti. Riunioni. Cene sociali e concerti. Gioie e delusioni, comunque da vivere insieme.
Per anni rimasi uno studente che conduceva una vita di impegno politico e sociale incondizionato. I soldi in tasca non erano molti ma la complicità con gli altri dava soluzioni a ogni problema. Leggi il seguito di questo post »