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Posts Tagged ‘territorio’

Un altro mondo è possibile? Un altro mondo è necessario…

In Ponti di vista on ottobre 18, 2018 at 9:55 pm

background-background-image-clear-sky-1054222Si può pensare seriamente di disinteressarsi di una tornata elettorale che riguarda il territorio che si abita, decidendo di osservarla con totale distacco? E’ possibile sorvolare sulle differenze fra le proposte politiche in campo accettando di rimanere alla superficie del dibattito pubblico? La risposta a entrambe le domande é ovviamente no, a meno che non si voglia tentare – inutilmente – di contraddire l’adagio che recita: “se non ti occupi della politica sarà lei ad occuparsi di te”. Non esiste però un unico modo di avvicinarsi al voto (o al non voto, anch’esso un diritto) e fondamentale è proprio il “come” si può – o si sarebbe potuto, o dovuto – approcciare le elezioni provinciali ormai imminenti.

Annunciate come storiche (da qualcuno per la discontinuità che dovrebbero generare, da altri per i danni che potrebbero arrecare al Trentino) appaiono invece deboli proprio nella capacità di determinare innovazione. Da un lato perché tendono a riproporre il ricorrente – e non del tutto onesto intellettualmente, perchè totalmente semplificatorio – scontro tra non populisti e populisti, tra europeisti e antieuropeisti, tra buoni e cattivi. Dall’altro perché il grande assente, pur se richiamato in molti modi, è proprio il futuro. É paradossale che la stessa malattia, la retrotopia – un’utopia dallo sguardo bloccato rivolto al passato -, colpisca i due principali fronti che si sfidano, accumunandoli nell’incapacità di uno sguardo visionario e prospettico, progettuale e non emergenziale .

Se per la componente leghista – e relativa costellazione di liste collegate – il richiamo è ai “bei tempi andati” (Make Trentino great again?) per la rabberciata coalizione di centro-sinistra nel ciò che è stato c’è la rivendicazione di una buon governo (vero o presunto, misurabile o smentibile) e di una continuità messi a rischio da una prossima irresistibile calata di barbari, fino a oggi tenuti fuori i confini della provincia trentina. Una visione distorta e strumentale la prima, dove il “prima noi” altro non è che l’emersione di un nuovo egoismo radicale. Un progetto politico fragile il secondo, perchè non in grado di fare i conti con i propri errori (anche i miei, non ne ho dubbi) e le proprie contraddizioni oltre che con la necessità di un cambio di paradigma profondo, oggi non più rimandabile. Leggi il seguito di questo post »

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Fuga da flatlandia. Ovvero il bisogno di una nuova dimensione politica.

In Ponti di vista on agosto 17, 2018 at 7:53 am

adventure-beautiful-boat-210271C’è (più di) qualcosa che non torna nel percorso di avvicinamento alla scadenza elettorale del prossimo 21 ottobre. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Guasto è il mondo, come diceva Tony Judt, e in pochi sembrano seriamente impegnati nel tentare di dargli un nuovo – diverso e migliore – equilibrio. Troppo concentrati a difendere il ricordo dei “bei tempi andati”, descritti ironicamente da Michel Serres in un recente pamphlet. Convinti che dalla confusione di quest’epoca in transizione si esca innestando la retromarcia e affidandosi alla retrotopia di cui ha scritto Zygmunt Bauman. Lisciando il pelo alla nostalgia – galleggiando nel “lutto per ciò che non è stato…” raccontato da De Rita – invece di assumersi la responsabilità e coltivando l’ambizione di essere i costruttori del mondo nuovo di cui abbiamo bisogno.

Il riverbero della condizione globale non risparmia neppure la piccola e periferica provincia che abitiamo. Un flusso che impatta di cui bisogna tenere conto, accorgendosi inoltre dell’esaurimento – ormai evidente – di un ciclo politico, e non solo. Si è sgretolato il consenso, collegato anche alla filiera di potere e relazioni costruita negli ultimi vent’anni. Si è inceppata la visione, con responsabilità evidente di una classe politica invecchiata e fragile, poco propensa alla propria sostituzione. Si è sfarinato il corpo sociale, perché a soffrire non è solo la componente politica ma l’infrastruttura stessa su cui essa si trova ad agire (basti pensare in questi anni alle difficoltà del mondo cooperativo, ai casi Itas o Trento Rise o ai conflitti crescenti all’interno dei mondi associativi e comunitari).

Da questo stato di passaggio deriva l’incerta geografia politica di questa fase, caratterizzata da spaesamento e incertezza, rinserramento nelle identità particolari e tentativi velleitari di conservazione dell’esistente. Leggi il seguito di questo post »

Abbiamo (almeno) un problema e (forse) un’opportunità da cogliere

In Ponti di vista on giugno 20, 2018 at 8:22 am

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Ho ascoltato alcuni passaggi del monologo di Roberto Saviano martedì scorso nel programma di Giovanni Floris. Tema i fenomeni migratori e la retorica collegata ai loro effetti sociali e politici. Quasi mezzanotte. Pubblico immagino – come me – sufficientemente assonnato, definitivamente steso cinque minuti più tardi dal riproporsi di argomenti fiscali e pensionistici. Roberto Saviano, questa la mia sensazione, è risultato efficacemente inutile. Inutilmente puntuale. Eppure necessario. E puntualmente emozionante. Sia per chi – in una polarizzazione sempre più evidente e netta dei sentimenti – lo riconosce come coraggioso sostenitore di un’umana solidarietà che per la parte che lo accusa di replicare la sua quotidiana predica “buonista”, così come da nuovo vocabolario sembra intendersi tutto ciò che sfidi lo sdoganamento del politicamente scorretto, di tutto ciò che si esprima – per contrapposizione – in forma di rivendicato “cattivismo”. La vicenda Aquarius da questo punto di vista ci insegna due cose. La prima costituisce il (principale) problema che ci troviamo ad affrontare. La seconda una (potenziale) opportunità da cogliere.

Problema. La politica oggi vive e prospera – anche se in realtà muore suicidandosi, abdicando – su picchi di emotività, dinamiche comunicative frenetiche e continui processi di scomposizione e ricomposizione del dibattito pubblico, o di quel che ne rimane. Un frullatore impazzito perennemente acceso, che moltiplica l’output comunicativo al netto di una riduzione direttamente proporzionale di quello che dovrebbe essere l’obbligatorio input, ossia il tempo dedicato alla riflessione e all’organizzazione di un pensiero minimamente strutturato. Leggi il seguito di questo post »

Uno sguardo oltre il governo giallo-verde…

In Ponti di vista on maggio 25, 2018 at 7:41 am

black-and-white-desert-dry-153534Finiranno i meme (*). Finiranno le risate isteriche. Isteriche perchè frutto di un riflesso condizionato e scomposto a una situazione che non prendiamo sul serio e preferiamo dileggiare, dimostrando tratti di superficialità di cui ci pentiremo, se intelligentemente non lo abbiamo già cominciato a fare. Finirà questa fase di transizione (che dura dalla notte del 4 marzo) e si dovrà cominciare a ragionare – senza ironia, ma politicamente – sul come reagire al nascente governo M5S-Lega, al suo contratto/programma e – più in generale – all’inedito contesto, tanto politico quanto sociale e culturale, che di cui questa nuova condizione è in parte causa e allo stesso tempo conseguenza. Perchè – è bene dirselo con grande onestà – qualunque giudizio si abbia nei confronti di questa nuova alleanza di governo essa rappresenta una cesura nei confronti del passato (tanto nella forma che per alcuni contenuti proposti) e l’introduzione a un nuovo scenario che poco avrà a che fare con quanto abbiamo conosciuto fino a ora. Indietro non si torna, ha scritto opportunamente Mauro Magatti.

Fatta questa doverosa premessa la questione da prendere in considerazione riguarda ora il dove e il come fare opposizione a questo Governo. Intendendo – sia chiaro – tale posizione/esercizio non tanto e non solo come pura e frontale, o peggio pregiudiziale, contrapposizione alle ipotesi messe in campo dall’avversario ma come processo generativo orientato alla produzione di discontinuità, alla ricerca di prospettive adeguate a produrre futuri desiderabili. La posta in gioco è appunto il futuro e la capacità di dare ad esso una forma. “Se non lasciamo futuri saremo passati per niente” recitava una scritta su un muro che ho incrociato qualche tempo fa. Ecco un obiettivo sufficientemente comprensibile per tutti: evitiamo di passare per niente, di essere irrilevanti e subalterni. Leggi il seguito di questo post »

Movimento disordinato. Equilibrio da trovare.

In Ponti di vista on aprile 13, 2018 at 6:21 am

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(pubblicato sul Corriere del Trentino il 13 aprile 2018)

Non c’è che dire. Neanche il tempo di segnalare – da parte del Presidente Ugo Rossi in persona – che i risultati delle elezioni politiche non avevano poi grande relazione per la situazione trentina ed ecco che proprio il contesto locale subisce una serie di scossoni.
Scricchiolano le coalizioni, quella di centro-sinistra in particolare. Si muovono, disordinatamente, i partiti. Fanno capolino, creando più o meno scompiglio, ragionamenti che richiamano alla discesa in campo di non meglio identificati pezzi di cittadinanza, non soddisfatti della proposta politica presente sul campo.

Tutti in movimento quindi, non senza una certa confusione. Forza Italia prova a coprire il fronte territoriale con una serie di liste civiche, dalla rappresentatività tutta da valutare. Vorrebbe riequilibrare il rapporto con la Lega, che mai si è fermata ed è riuscita a imporre agenda politica, linguaggio e senso comune anche in Trentino, dove mai era stata così forte e decisiva.
Il Patt – con Ugo Rossi in prima fila – non chiude ad alcun orizzonte, disposto a spostarsi all’occorrenza lì dove possa essere confermato il proprio ruolo di potere, a costo anche di repentini cambi della linea ideale, come sta avvenendo in queste ultime settimane.
Il PD tenta delle mosse – per il momento – solo al proprio interno, subendo però contemporaneamente i riflessi della crisi nazionale del partito e la difficoltà di capire cosa possa significare essere partito territoriale, ma non localista.
Il M5S è alla ricerca invece di un moltiplicatore (il candidato Presidente?) del proprio peso elettorale – quasi interamente “di simbolo” – che in Trentino non sfonda il 20%. Leggi il seguito di questo post »

Di un quarto polo possibile, forse necessario, in Trentino…

In Ponti di vista on marzo 20, 2018 at 5:16 am

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Il 4 marzo ha accelerato – anche, e forse soprattutto – in Trentino una trasformazione di contesto che era già in corso e che, sbagliando, alcuni credevano di poter gestire in termine di continuità rispetto al passato. Quello che si vorrebbe leggere come un segnale interno allo schema nazionale ha assunto nella comunità trentina un tratto di rottura più profondo che oggi, a distanza di un paio di settimane dal voto, comincia a far venire a galla una serie di questioni che è bene analizzare. Avevo lasciato per un momento successivo una riflessione più ampia – dopo questa, più generale – che qui provo a abbozzare. La scadenza autunnale delle elezioni provinciali diventerà più centrale di quanto immaginassi, nel combinato disposto con alcuni altri appuntamenti prossimi a venire (l’elezione della nuova presidenza della Federazione della Cooperazione ad esempio) e con una più generale necessità di interpretare l’evoluzione (progressiva o regressiva?) sociale, economica e culturale della comunità trentina. Comunità da intendersi come infrastruttura minima sulla quale basare la capacità di Autonomia e autogoverno di ripensarsi in continuazione e sapere immaginare una propria generativa tensione collettiva al futuro.

A muovere questo mio ragionamento è anche – detonatore di una molla già carica, non da oggi – la notizia che da un paio di giorni ha fatto capolino sulle pagine del quotidiano “Il Trentino”: l’ipotesi della nascita di un fronte largo – si direbbe, per usare termini comprensibili, civico e post-ideologico – che faccia riferimento a Geremia Gios, economista ed ex Sindaco di Vallarsa. Lo stesso Gios, interpellato, non esclude questa possibilità e anzi rilancia annunciando la prossima pubblicazione del suo “Manifesto per il Trentino”.
Parto da questa possibile novità nel quadro politico locale non per semplice reazione a un’emergenza sopraggiunta ma perché permette di mettere in campo una serie di riflessioni che hanno a che fare da un lato con la teoria politica e dall’altro con l’organizzazione della politica stessa. Leggi il seguito di questo post »

Dalla prossimità al mondo. Un possibile vocabolario per il cambio dei paradigmi.

In Ponti di vista on dicembre 21, 2017 at 2:30 pm

Miniature businessman on map of EuropeNon si parte mai da zero. Abbiamo scelto di intitolare zero (dall’arabo sifr) il blog (http://www.zerosifr.eu/) che accompagna il “Viaggio nella solitudine della politica” che da qualche mese stiamo conducendo perché lo zero nella storia non ha rappresentato l’irrilevanza ma una vera e propria rivoluzione nella possibilità di svolgere operazioni matematiche complesse, fino a quel momento impossibili. Ambiziosamente auspichiamo che questo contributo al dibattito politico – in forma aperta e senza nessun tipo di copyright – possa avere lo stesso effetto nei confronti della necessaria ripoliticizzazione della società. Serve uno “zero” da introdurre nel sistema, capace di cambiare paradigmi inservibili e di mettere in comune sguardi oggi tra loro distanti e diversi.

Scarica la rappresentazione grafica dell’incontro del 16 dicembre scorso, dal titolo: “Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all’Europa”. Le grafiche sono state curate da Alessandro Bonaccorsi

Incomprensioni | Dove impatta il “rancore” che il Censis ha descritto nel suo ultimo rapporto annuale? Aldo Bonomi ne parla da almeno dieci anni. E’ il sentimento di rabbia diffusa, latente, viscerale che avvelena le comunità e le relazioni che le compongono. Solo apparentemente si tratta di piccoli segni, di quotidiane incomprensioni, di lievi difetti di comunicazione. Sono invece il sintomo più evidente e pericoloso della crescente incapacità di agire la mediazione dei conflitti, di garantire spazio all’altro, di praticare la condivisione. Manca un vocabolario comune e mancano le chiavi per farne un buon uso. Leggi il seguito di questo post »

Il welfare che cambia ha bisogno di interventi a Km0

In Ponti di vista on settembre 9, 2017 at 2:13 pm

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“Bisogna andare a intercettare le nuove vulnerabilità fuori dagli schemi tipici del rapporto utente/servizio, perché molto spesso queste stanno sul bordo, un po’ dentro e un po’ fuori. Sono meno abituate a chiedere e a riconoscere anche la propria condizione.” Così spiega Francesco Gabbi – sociologo impiegato presso la Fondazione Demarchi – riferendosi al contesto dentro il quale il progetto Welfare Km0 (nato per iniziativa della Fondazione Caritro, supportata da Provincia Autonoma di Trento e dalla stessa Fondazione Demarchi) ha mosso i primi passi.

“Tra le condizioni di contesto non c’è solo la riduzione delle risorse pubbliche per il sociale, ma anche l’allargamento dell’ambito di problematicità. Una fascia di “nuovi vulnerabili” che vengono stimati a livello nazionale attorno al 30% della popolazione. Persone che possono finire facilmente sotto la soglia di povertà e rappresentano un ambito di intervento privilegiato per progetti come Welfare Km0, perché chiamati a sviluppare meccanismi necessariamente diversi rispetto a quelli utilizzati nei confronti dei soggetti tipici dell’intervento sociale.”

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Terzo Statuto: processi, incroci, mediazioni, coraggio

In Ponti di vista on luglio 21, 2017 at 6:50 am

19420797_1700489926647343_6153534933314422211_nSi potrebbe tagliare corto. L’operazione di manutenzione dello Statuto di Autonomia non è andata a buon fine. Non è il momento buono, meglio ripensarci poi. Non c’è il giusto clima – si dice – così come per la legge sullo ius soli e, sembra, per ogni argomento che preveda una minima messa in discussione della visione più complessiva del mondo. Venuta meno l’urgenza imposta della (fu) riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi abbassare le ambizioni è diventata la parola d’ordine.
Se la questione si potesse risolvere tutta dentro la dimensione politica/partitica non sarebbe difficile spostare in avanti, posticipare, mettere in coda nell’agenda delle priorità. Temo però non ci sia permesso il lusso di evitare di prendere di petto la rivisitazione (non solo difensiva e non solo formale) del funzionamento dell’autogoverno e l’articolazione dell’infrastruttura – istituzionale, politica, sociale e culturale – dell’Autonomia. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 32.

In Ponti di vista on giugno 12, 2017 at 7:01 am

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Christian Raimo | Il leader morale del mondo | minima&moralia
Una preziosa intervista di Christian Raimo. Una garanzia.

“In questo momento, guardando la situazione del mondo – come mi ha detto un leader musulmano che lo conosce – è che il 13 marzo 2013 non sia stato eletto solo il capo della chiesa cattolica, ma un leader morale del mondo. E questo oggi lo sento quanto mai vero, vedendo la tensione, la paura, i muri che vengono costruiti: è l’unica grande figura di riferimento globale.”

“Ai giovani chiede di fare casino, di hacer lio come si dice in spagnolo. L’invito fondamentale che viene fatto ai giovani è anche di protestare, non tappare dentro la propria energia. Una cosa che mi colpì molto è quando incontrò i giovani cubani – e fu un incontro ad alto potenziale elettrico dove c’erano ragazzi di ogni tipo, anche quelli di Juventud Rebelde. Lui fece un discorso ecumenico: disse mettetevi tutti insieme per costruire la società, cristiani, comunisti, magari scazzatevi – non ha usato questo termine, ma il senso era quello – però insieme. Tutti insieme. Questa idea ovviamente ha dell’utopico, ma non un’utopia astratta, ma radicata nella vita di ciascuno.”
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