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Rallentare, semplificare, progettare

In Ponti di vista on ottobre 24, 2020 at 4:41 am

RALLENTIAMO, prima che ci si debba fermare.
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SEMPLIFICHIAMO ORA, per non dover rinunciare alla complessità domani.
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Utilizziamo la crisi per RIPROGETTARE tempi e modi delle nostre esistenze.
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Con un piede abbondante dentro quella che chiamano “seconda ondata” è chiaro che – come lo è stato a marzo, e in generale lo è sempre stato – il problema che rende così complicato orientarsi dentro il mondo nuovo che stiamo per trauma conoscendo è individuare un punto di equilibrio tra salute ed economia.
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“Non dobbiamo morire di Covid ma non possiamo per questo morire di fame” è una delle frasi più ripetute in queste settimane.
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Sono pessimista da questo punto di vista.
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Temo che ci siamo spinti troppo oltre. La complessità (oltre che la pervasività e l’ingordigia) dei meccanismi economici e finanziari rende estremamente difficile trovare forme che ci mettano al riparo dall’incertezza che stiamo vivendo in questi mesi.
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E’ esplosa la bolla più grande. Quella che lega (o legava?) l’economia globale alla nostra quotidianità.
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E’ saltato – causa virus – il frame narrativo che da inizio millennio ha contraddistinto l’avanzare scomposto e montante di quella che abbiamo chiamato globalizzazione.
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Non predico e neppure mi auguro il crollo immediato e fragoroso del capitalismo neoliberista (in forma di lockdown planetario in un fine settimana di inizio inverno) ma prendo atto che ne decisori politici ne economisti riescono a trovare una soluzione adeguata a sviluppare la necessaria transizione verso altro modello.

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Oltre la paura. Il desiderio, l’immaginazione e il futuro a cui andare incontro.

In Ponti di vista on settembre 30, 2020 at 8:19 am



Quando martedì scorso il voto a favore di Franco Ianeselli si andava consolidando in tanti e tante abbiamo sorriso, convintamente.
54% la percentuale finale. Più di 31.000 i voti. Due risultati sensibilmente migliori rispetto a cinque anni prima. Frutto di una tripla scommessa vinta.

Tenere insieme. Da sinistra fino agli autonomisti, allargando al centro con l’aggiunta della lista civica trainata dal candidato sindaco.

Mettere ogni componente della coalizione nella condizione di fare il miglior risultato possibile, partendo dal rinsaldamento delle specifiche identità. 

Far sì che a valle di queste due pre-condizioni tornasse al voto una parte dei delusi delle ultime tornate elettorali.

Di qui la vittoria.

Ha tenuto, ed è un primo dato che deve fare riflettere, la città dei “mondi”. La somma di parzialità (elettorali e sociali) ha garantito il raggiungimento della maggioranza al primo turno, scongiurando un pericoloso secondo atto. Scacciando la paura.

Chiusa questa fase se ne apre un’altra che porta con se una questione contenutistica, una metodologica e una di proiezione politica, tra loro collegate. Condizione comune alle tre è l’insufficienza dell’effetto somma, che fin qui è bastato, e la stringente necessità di un diverso processo, di tipo generativo.

Se nella contesa elettorale ognuno ha potuto declinare – rivolgendosi ai “suoi“ – le parole d’ordine che più sentiva proprie ora è arrivato il momento di dire (e fare) cosa sono sostenibilità e cura, inclusione e cittadinanza, partecipazione e cooperazione, sicurezza e cultura, territorio ed economia. Serve dare forma alla Trento che vogliamo facendo sintesi virtuosa delle diverse Trento che ognuno immagina e desidera.

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Tre crisi e un’unica soluzione: la comunità.

In Ponti di vista on luglio 23, 2020 at 6:25 am

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“Si sta vicini per fare miracoli, / non per ripetere il mondo che già c’è. / Che già siamo”.

Questo il monito di Franco Arminio, poeta e paesologo, al termine del suo risveglio poetico nel Tempio Civico di Trento. Un modo diverso e prezioso di cominciare la giornata.

Fare insieme, per trasformare l’esistente. Questo è il compito della Politica, l’orizzonte di una comunità. Una comunità consapevole di essere artefice principale dell’elaborazione delle strategie che la tengono insieme e le permettono di desiderare il futuro.

Se tutti condividiamo il fatto che stiamo vivendo tempi straordinari – con il Covid19 a sparigliare ulteriormente le carte di un mazzo già impazzito – appare chiaro che il nostro agire dovrà possedere tratti inediti e spirito generativo.

Non basta ripartire, se rimettendosi in moto non si mette in discussione il contesto precedente allo stop pandemico. Il sovrapporsi di tre crisi – sanitaria/ambientale, economico/sociale, politico/istituzionale – rende urgente cambiare i paradigmi che hanno retto fin qui la nostra società, proponendone di migliori.

Per farlo serve attivare capillarmente cittadini e cittadine restituendo spazi politici adeguati e moltiplicando le occasioni per mettere in relazione energie e competenze.

“La salvezza umana giace nelle mani dei creativi insoddisfatti” diceva Martin Luther King. Creatività, curiosità, passione unite a un certo tasso di inquietudine devono guidarci nell’uscita dalla tempesta in corso.

Come farlo? Conoscere. Coinvolgere. Connettere. Cooperare. Coprogettare. Costruire. Convivere.

Le città sono luoghi della biodiversità. In quest’ottica la partecipazione è chiave di lettura indispensabile per affrontare ogni tema. E’ il metodo – in prospettiva un’attitudine – per far sentire ognuno parte di un quadro più grande, di sintonizzare corpi e spirito, aspettative personali e visioni collettive. Leggi il seguito di questo post »

Di domeniche e turismo di cittadinanza

In Ponti di vista on luglio 6, 2020 at 6:23 am
metropoli
Da due anni gestisco una libreria. Due soci lavoratori, zero dipendenti. Non ci sono i margini per assumere qualcuno. Può essere che io sia una schiappa come imprenditore.
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Siamo aperti il lunedì dalle 15 alle 20, da martedì a sabato dalle 10 alle 20. Aggiunto il lavoro preparatorio (leggere, progettare, curiosare), l’impegno nel quartiere e burocrazia varia le giornate si allungano. Credo valga per molti. Ho alzato le serrande di domenica una decina volte, in concomitanza del Natale. Non un aspetto determinante per la mia piccola attività.
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Immagino che per supermercati, grande distribuzione (un discorso a parte, che andrà affrontato), ristoranti e bar la situazione sia diversa. E non la sottovaluto.
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Trovo però la discussione sulle aperture domenicali e – di riflesso – sul concetto di città turistica fuorviante e non totalmente centrata.
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Il Covid19 ci ha interrogati sul valore dell’essenziale e del superfluo, sulle trasformazioni del lavoro, della produzione e del consumo. E’ anche premessa a una possibile grave recessione.
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Abbiamo scoperto di poter fare a meno della spesa domenicale e compreso potenzialità e ingiustizie delle consegne a domicilio. Abbiamo visto crescere progetti di acquisto consapevole e a filiera corta. Abbiamo capito che lo spazio pubblico è fondamentale per la vivibilità delle città. Abbiamo intuito che molto cambierà e servirà intelligenza, oltre a una buona dose di coraggio, per fare fronte a questa fase.
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Per il turismo anche Brian Chesky – fondatore di Airbnb – ci dice che le cose non torneranno allo stato precedente: “Ci sono mesi in cui accadono decenni”
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Nel caso di Trento questo non significa sacrificare ciò che di buono è stato fatto (le fortune del Muse e dei Festival soprattutto) ma assumersi il compito di valutare tutte le variabili in campo per progettare insieme presente e futuro, in maniera sistemica.

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La comunità è Politica. Eccedenza e interazioni.

In Ponti di vista on giugno 13, 2020 at 11:19 am

ciliegieSento spesso parlare di ritorno alla normalità.
Mi viene in mente un racconto zen letto su “Il Dito e la Luna” di Jodorowsky:
“Maestro che cosa è costante?”
“Ciò che è incostante.”
“Perché ciò che è costante è incostante?
“La vita, la vita!”

da Guida all’esplorazione collettiva dei futuri per modificare il presente (di Daniele Bucci)

Daniele Bucci ci introduce alla Specollettività (per me una meravigliosa e imprevista scoperta) spiegando la sua idea di design applicato al tentativo di costruire soggettività di massa. Comunità operose, pensanti e…politiche.
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“Non è possibile fare previsioni accurate e attendibili in contesti così sproporzionatamente complessi. Spesso i nostri sensi umani non possono nemmeno percepire gli iperoggetti che ci circondano. I futuri sono tanti in questo momento, i ritardi di feedback non ci mostrano tutti i segnali analizzabili per poter capire quale sarà Il Futuro. Ciò che possiamo fare, come il buon bricoleur di Lévi-Strauss è utilizzare quello di cui disponiamo, immaginazione, punti di vista differenti, una rete che ci connette, strumenti di creazione condivisi, creative commons.”

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Non esistiamo da soli. Come essere umani troviamo nostra piena (e non definitiva) forma nella relazione con l’altro, con gli altri. Ne abbiamo bisogno per sopravvivere, per essere riconosciuti e – soprattutto – per attraversare in pienezza la nostra esistenza.
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Le sfide di questo tempo (la crisi ambientale e la transizione ecologica, la trasformazione radicale di un modello economico ingiusto, la lotta alle diseguaglianze, l’adattamento alle evoluzioni tecnologiche, una migliore relazione e ibridazione fra differenze) non possono che essere affrontate attraverso un impegno collettiva. Leggi il seguito di questo post »

Come stare in tempi straordinari

In Ponti di vista on giugno 2, 2020 at 8:35 am

briosche

A tempi straordinari corrispondono responsabilità straordinarie.

Gabriele Di Luca presentando il suo “E quindi uscimmo a riveder la gente” ha ricordato le parole di Ludwig Wittgenstein: “Il mondo è tutto ciò che accade”.

Il mondo però non è una fotografia statica, anzi. La pandemia ne ha fatto – e fa – tremare le fondamenta. Per governare le tensioni del presente,  individuare le sfide del futuro e tentare di tracciare la rotta serviranno un surplus di coraggio e fantasia, ambizione e costanza, pazienza e generosità.

Il mondo è quindi (anche) ciò che desideriamo e proviamo a far diventare realtà insieme. Lo strumento principale a nostra disposizione rimane la Politica.

Luca Malossini nell’editoriale di domenica scorsa sottolineava l’urgenza di procedere (non oltre settembre?) all’elezione dei Sindaci e al rinnovo dei consigli comunali, lasciati in carica oltre la fine del loro mandato causa Covid19. Sono d’accordo con lui. E’ strana – e rischiosa – la sovrapposizione tra la campagna elettorale e una fase tanto particolare della vita sociale ed economica, non fatta di sola ordinaria amministrazione ma di scelte strategiche, così come avverrà attorno all’assestamento di bilancio nel mese di giugno.A margine di questo importante appunto (non solo) procedurale l’invito più accorato è però rivolto all’ampiezza degli orizzonti e all’altezza degli obiettivi che la Politica deve darsi in questo momento storico. Malossini fa riferimento prendendola a esempio all’età di Paolo Oss Mazzurana, alla fine del 1800. E’ un appello che va raccolto e praticato.

Va ricordato che nel secolo successivo non sono mancati altri momenti costituenti per Trento e per il Trentino. La nascita e lo sviluppo dell’esperienza cooperativa, l’arrivo dell’industria (con i suoi pregi e difetti) e dell’Università, l’implementazione dell’Autonomia speciale e la scoperta del turismo culturale, la riqualificazione e ricucitura di alcune fratture urbanistiche e territoriali (non ancora completate).

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La democrazia si ricostruisce da vicino

In Ponti di vista on febbraio 23, 2020 at 11:23 PM

tv

“Qual è il doppio di sei?”
“Siamo”.

Riprendo il testo della vignetta di Charles Schulz utilizzata da Ugo Morelli nei giorni scorsi per parlare della crisi – culturale e di governance – del sistema cooperativo trentino. E’ perfetta anche per allargare lo sguardo allo stato di salute, certo non buono, della Politica in Occidente.

  1. Viviamo in un’epoca di scarsissima fiducia nei confronti della democrazia.
    Una corposa ricerca (su 154 Stati con dati relativi agli ultimi 25 anni) condotta dal Centre for the Future of Democracy dell’Università di Cambridge ci dice che il 58% dei cittadini non è più soddisfatta del sistema democratico. Un segnale di cui non si può non tenere conto. Una crisi che impone riflessione e azione.
    [https://www.ilpost.it/2020/02/16/crisi-democrazia/]
  2. La Politica senza mani sul volante, impotente e inefficace. Negli Stati Uniti e nei paesi europei che maggiormente hanno subito la crisi economica del 2008 la flessione è più marcata. La Germania tiene, ma non senza peculiari problematiche. La fiducia nella democrazia aumenta lì dove (Ungheria, Russia, Polonia) questa sperimenta – e rivendica – una declinazione illiberale, dove la verticalità e rapidità delle decisioni di “uomini forti” sostituiscono l’orizzontalità e l’articolazione della discussione collegiale e parlamentare, all’apparenza troppo lenta per rispondere alle sfide che si trova a dover affrontare. Questa tendenza non è ineluttabile, ma per metterla in dubbio serve comprenderne le cause e saperne leggere gli effetti.
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Il disordine armonico che andiamo cercando.

In Ponti di vista, Uncategorized on gennaio 29, 2020 at 7:30 PM

529 bozza II

Inizio estate. Anno 2020 (?). Piazza Santa Maria Maggiore, Trento.

Ore 12.04 I musicisti giocano tra loro, sfidandosi con rincorse e interruzioni. La ragazza con i ricci approfitta di una di queste per raccogliere con le mani i capelli liberando il collo dalla loro morsa e invitando il vento a fare il proprio dovere, offrendole un istante di refrigerio. Subito lascia la presa. I ricci scivolano tra le dita, liberi e ribelli. La musica riparte e con lei le mosse della ragazza dai ricci neri. La ragazza dai ricci neri è la città. Ed è solo mezzogiorno.

Ore 12.05 Trento è ciò che prima non era o, almeno, sembrava non voler essere. Energia che sfugge al controllo. Scoperta dei propri giacimenti di vitalità. Desiderio di sovvertire il presente. Curiosità per l’inedito.

Il mio contributo nella raccolta di racconti La Trento che vorrei (2019, Helvetia editore) si conclude con un ballo collettivo. Un vorticoso Concilio di ritmi. Un convivio di corpi in movimento. Insieme al fiume Adige da far tornare a scorrere, in forma di attivazione civica e civile, nel cuore della città la metafora musicale è quella che più mi convince nel tentare di analizzare le condizioni – politiche, sociali e culturali – presenti e le prospettive future della città di Trento.
Che colonna sonora ha avuto lo spazio urbano degli anni Dieci? Quale dovrebbe essere la proposta musicale del nuovo decennio? Leggi il seguito di questo post »

Grandi opportunità (e un rischio) di un Sindaco oltre

In Ponti di vista on gennaio 22, 2020 at 1:57 PM

mix

SìAmo Trento è il nome scelto per la coalizione di centro-sinistra che a Trento correrà alle elezioni amministrative del prossimo maggio. Una dichiarazione d’amore e il segno della comune intenzione di dar vita a un progetto condiviso e plurale. Un buon inizio. Chiusa una fase caratterizzata da una pericolosa lentezza se ne apre un’altra – quella della campagna elettorale – dal ritmo frenetico.

In soli sette giorni sono stati molti i momenti in cui è stata sperimentata l’idea di campagna porta a porta, abitando la prossimità delle piazze e dei bar, dei piccoli punti di ritrovo di quartiere. Hanno preso velocità anche le iniziative delle forze politiche facenti parte la coalizione, iniziando il necessario percorso di riconoscimento reciproco nei confronti di  un candidato che – a differenza di quanto avvenuto negli ultimi trent’anni – non è diretta espressione di nessuno dei partiti. Una personalità fuori da quegli stessi partiti si è cercata negli ultimi mesi, dando quasi per scontato che i confini tra il dentro e il fuori siano netti e per nulla porosi. Fosse davvero così si correrebbe il rischio di pensare che l’alterità della figura del candidato scelto rispetto al recente passato politico e amministrativo di questo territorio metta al riparo i protagonisti di quella stagione (tanto i singoli quanto le forme organizzate) da una necessaria analisi critica di ciò che è stato, collegata a una progettazione inedita della città che sarà. Sarebbe un tragico errore, sia per l’orizzonte breve che conduce fino alla scadenza elettorale che per quello più disteso che guarda, per approssimazione, ai prossimi venti o trent’anni.

Reinventare la Politica, insieme.

In Ponti di vista on dicembre 10, 2019 at 8:05 am

75241291_10157487258626011_2290600990618943488_oProvo a intervenire nel dialogo iniziato da Giuliano Muzio e dal direttore Paolo Mantovan sulle pagine de Il Trentino. Mi ha molto colpito il sondaggio proposto da La Repubblica nell’edizione di domenica. Un elettore su quattro si dice attratto dal “partito” delle Sardine. Lasciando da parte qualunque tipo di speculazione, è interessante interrogarsi sul significato della rilevazione statistica offerta da Ilvo Diamanti.

Che due settimane di mobilitazioni sanamente pre-politiche determinino un tale scostamento in termini di consenso – almeno potenziale – ci dice di un tessuto sociale frammentato e incerto, di un’opinione pubblica che reagisce in maniera adrenalica e scomposta a sollecitazioni che basano il proprio successo su quella che Anne-Cécile Robert chiama “strategia dell’emozione”. Una reattività umorale che mette in secondo piano – quando non lo esclude – il tempo necessario dell’analisi. E’ il primato della percezione. Il prevalere del “sentire” sul pensare, che prende il posto di un dialogo fecondo tra ragione e sentimento, di un vicendevole – e generativo – completamento tra le componenti fondamentali dell’essere umano.

Da questo dato più generale sorge un dubbio più specifico e preoccupante. Dobbiamo abituarci a comunità politiche che vivono e si attivano sulla base di shock (tanto benevoli quanto tossici, a seconda di come agiscono e di chi li induce) sempre più frequenti e polarizzati? Oppure crediamo sia necessario decifrare la sfida democratica che ci si propone e intendiamo impegnarci nel dotarci degli strumenti minimi per affrontarla e, se possibile, vincerla? Leggi il seguito di questo post »