trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Posts Tagged ‘trento’

Una libreria che chiude sotto casa, un quartiere che lentamente si spegne

In Ponti di vista on marzo 3, 2017 at 9:59 pm
fb_img_1488294003241

– miniature calendar, super –

Ricordate il mio post su Instagram di qualche giorno fa? Quello che raccontava il cambio di rotta commerciale della libreria sotto casa. A distanza di un fine settimana della libreria (la storica Disertori) non rimane nulla. Tutti i libri (tutti, non solo quelli con in copertina seni procaci, big penis, chiappe abbondanti) messi in scatoloni e caricati in auto per finire, probabilmente, in un polveroso magazzino. Gli scaffali smontati, le luci spente. Lo spazio completamente vuoto. Soffro quando uno “spaccio” di libri chiude i battenti. Soffro di più quando tutto attorno un intero quartiere vede la propria vitalità ridursi, le proprie attività (non solo commerciali, ma soprattutto culturali e sociali) poco per volta svanire, ammutolirsi. Succede nel mio quartiere e – a essere sincero – me ne sento un poco responsabile anch’io. Un paio di anni fa ci siamo rimboccati le maniche, con le attività del festival Tutta mia la città, ma dopo le belle giornate di attività previste nei vari spazi (pubblici e privati) della via non c’è stato un vero cambio di approccio nell’animazione di questa parte di città. Leggi il seguito di questo post »

Non esistono scorciatoie al cambiamento…

In Ponti di vista on febbraio 22, 2017 at 9:47 am

Più di tre anni fa Change.org pubblicava questo breve video. Un format e uno stile perfetti per condividere il crescente successo della piattaforma. Qui un secondo breve materiale promozionale, altrettanto utile a capire i contorni dell’iniziativa. Oggi nel loro sito, alla pagina Impatto, si possono trovare una serie di numeri utili a comprendere i contorni del fenomeno, almeno da un punto di vista quantitativo. 180.759.516 persone attive (quanto? come? perché?) nel mondo. 20.699 campagne vittoriose. Non riesco in alcuna maniera ad accedere a dati statistici più elaborati di questi che, a voler essere sinceri, dicono qualcosa ma non chiariscono del tutto la qualità e l’efficacia dei processi di aggregazione, pressione collettiva e – in conclusione – capacità trasformativa di questa come di altre piattaforme. Ma non è questo, o almeno non solo, il tema che voglio affrontare. In molti si sono espressi sull’effetto prodotto dal web nelle dinamiche sociali e politiche. Positivo? Negativo? Rivoluzionario? Risibile? Leggi il seguito di questo post »

Occupare e occuparsi di S.Chiara

In Ponti di vista on gennaio 1, 2017 at 2:06 pm

architecture-1870440_1920

Quello che segue è da ritenersi come un documento aperto, che aspetta e ha bisogno delle modifiche e delle aggiunte di chiunque voglia partecipare alla co-progettazione degli spazi dell’ex-S.Chiara e che ritenga che il modo migliore per farlo sia quello di favorire un lavoro collettivo di raccolta ed elaborazione di idee. Rimango a disposizione (via telefono, e.mail, Facebook, Twitter e soprattutto di persona) per capire come sia meglio proseguire su questa strada. Prima scadenza il prossimo 13 gennaio, giorno in cui presentare il documento frutto dell’impegno di un gruppo il più possibile vasto.

Il 14 giugno 1975 centinaia di cittadini e cittadine decidevano di occupare il parco e le strutture dell’ex-complesso ospedaliero Santa Chiara, a Trento. Lo facevano – in un periodo certamente movimentato dal punto di vista politico e sociale – nel tentativo di impedire che il previsto riordino urbanistico della zona cancellasse spazio verde ed ex ospedale trasformando la destinazione d’uso di quello che successivamente (grazie a fondi provenienti dalla Presidenza della Repubblica) sarebbe diventato – pur in maniera mai del tutto completa – uno dei presidi culturali maggiormente utilizzati e riconosciuti dalla cittadinanza. La storia diede ragione all’azione di protesta – durata più di un mese – e certificò l’urgenza, espressa dai cittadini, di voler essere protagonisti nella definizione delle strategie per l’utilizzo e la gestione degli spazi pubblici della città.

Leggi il seguito di questo post »

Roma/Trento. Così lontane, così vicine.

In Ponti di vista on settembre 30, 2016 at 3:21 pm

precipizio.jpgE’ difficile, ma estremamente stimolante, provare a interloquire a distanza – con una persona che nemmeno si conosce – fuori dal chiacchiericcio che ammorba il dibattito pubblico, nel solco di un ragionamento articolato che prenda in considerazione lo stato dell’arte del pensiero e dell’azione politica, a Roma come altrove. Dato per scontato – come si dovrebbe fare ormai senza dubbio alcuno anche in campo economico – che la crisi che stiamo attraversando non è congiunturale ma di sistema, si dovrebbero porre le basi per agire di conseguenze, ipotizzando interventi altrettanto sistemici e non estemporanei.

Rispondo con particolare piacere alle sollecitazioni romane di Silvano Falocco perché gli echi che provengono dalla Capitale trovano – non senza un pizzico di sorpresa – risonanza quassù al nord, in un contesto che a un primo sguardo potrebbe apparire totalmente altro dalla palude dentro la quale è bloccata la città di Roma. Area metropolitana contro piccola città montana. Simbolo del centralismo statuale contro capoluogo di una Regione e di una Provincia autonoma, ipotesi avanzata di decentramento e autogoverno del territorio. Stereotipo della disorganizzazione contro modello di efficenza riconosciuto e apprezzato.
Differenze rilevanti, certo, ma che non riescono – almeno ai miei occhi – a nascondere le similitudini che avvicinano la condizione, per entrambe di difficoltà, delle due Giunte in carica. Leggi il seguito di questo post »

Cosa rimane della Smart City Week? Quali i prossimi passi per la città di Trento?

In Ponti di vista on settembre 26, 2016 at 8:47 pm

international-conference-1597529_1280

(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Il segnalare la complessità dell’argomento non vuole essere un atto d’indulgenza preventiva verso la classe politica. E neppure un segno di “cedimento” di fronte alle difficoltà, che pure esiste ed è evidente, nel far fronte alle sfide che i contesti urbani – e non solo – ci propongono. L’azione di governo delle città è argomento di discussione (e oggetto di messa alla prova quotidiana) che richiama una variegata articolazione di questioni, figlie di una complessità urbanistica e sociale che non può sfuggire neppure a uno sguardo superficiale, a meno che non si voglia ridurre la gestione dello spazio urbano, e delle relazioni a esso connesse, a pura e semplice ordinaria amministrazione, nel senso più deteriore e pericoloso del termine.

Baudelaire scriveva che “la forma di una città cambia più in fretta, ahimé, del cuore degli umani”. Affermazione che potrà apparire banale, ma che fotografa efficacemente il contesto dentro il quale siamo chiamati a muoverci oggi, laddove l’ipotesi della smart city (la città intelligente) non riguarda esclusivamente l’infrastruttura tecnologica che innerva vie, piazze, parchi palazzi e istituzioni ma anche le caratteristiche fondamentali del vivere insieme, della dimensione di comunità, del concetto stesso di democrazia e partecipazione. Leggi il seguito di questo post »

Regeneration contest: sfida oltre la sostenibilità

In Ponti di vista on settembre 15, 2016 at 10:11 pm

lost-places-1510574_1920

(Intervento introduttivo all’incontro previsto a Trento, in piazza Duomo, domenica 12 settembre 2016 – SmartCity Week 2016)

La mia è una breve e non certamente esaustiva introduzione all’incontro dedicato a Regeneration Competition, inserito nella cornice della Smart City Week di Trento. Serve a offrire alcune coordinate generali dentro le quali ci vogliamo muovere. Vuole essere una serie di spunti – spero utili – per comprendere fino in fondo la portata decisiva di tutti i ragionamenti che in questi giorni tenteranno di spingersi oltre l’interpretazione del concetto di sostenibilità come mero criterio di valutazione delle prestazioni di un oggetto o di un comportamento e ne sapranno sottolineare la valenza politica, sociale e culturale nell’affrontare le sfide che il tempo che stiamo vivendo ci sottopone. Procedo per flash e suggestioni all’approfondimento.

Overshoot day. Quest’anno la data cerchiata sul calendario è quella dell’8 agosto. In poco più di otto mesi abbiamo esaurito il budget delle risorse rinnovabili dal pianeta Terra. A partire da quel giorno iniziamo ad accumulare debito ecologico. Un conto alla rovescia che dagli anni ’70 (nel 1970 l’Overshoot Day cadeva il 23 dicembre) non siamo mai riusciti a sricacciare indietro e che si avvicina in maniera preoccupante all’inizio dell’anno. C’è chi – come Edward Wilson, nel suo ultimo libro “Metà della terra” [1], propone scelte radicali per affrontare il tema della conservazione della biodiversità (metà della terra, appunto, da gestire come riserva) e assumersi la responsabilità collettiva non solo di difendere l’ambiente, ma di preservarne le caratteristiche adeguate alla sopravvivenza della specie umana. Un passaggio per nulla scontato in questo frangente storico, che non ha ancora del tutto compreso l’insostenibilità sistemica di modelli orientati alla “crescita infinita”. Leggi il seguito di questo post »

Workshop impresa sociale alla ricerca di nuovi modelli

In Ponti di vista on settembre 10, 2016 at 6:27 am

wood-cube-473703_1920

(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Nella giornata conclusiva del vertice G20 di Hangzhou i leader dei paesi più potenti della Terra sembrano aver cambiato registro – almeno questa è la lettura che ne danno alcuni osservatori – sul tema della crescita economica. Non mettendo da parte l’obiettivo generale (a dire il vero piuttosto complesso da realizzare) di veder il segno più davanti al dato della variazione del Pil, ma scegliendo aggettivi qualificanti per nulla scontati. «E’ qui a Hangzhou – osserva il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – che per la prima volta è stato introdotto ed accettato il principio che la crescita non deve solo essere forte e sostenibile ma anche inclusiva, ossia rispettare i principi di equità e dare risposte concrete alle paure dei cittadini e delle classi medie in questo momento di grave incertezza».

Senza spingersi troppo in là nell’esegesi delle parole e soprattutto nell’analisi delle possibili azioni verranno messe in campo, è evidente che l’economia di mercato – così come si è dato per scontato per molto tempo – non è stata in grado di autoregolarsi e di procedere alla redistribuzione di ricchezza e opportunità. Lo confermano i dati che testimoniano l’allargarsi progressivo – anche dentro il periodo successivo all’inizio della grande crisi post 2008 – della forchetta che divide chi possiede moltissimo e chi non ha quasi nulla. Equità e sostenibilità tornano a essere quindi argomenti che è obbligatorio tenere in considerazione, mettendoli al centro di ogni agenda politica – se si vuole anche solo provare  a trovare il bandolo della matassa del “grande caos” nel quale siamo chiamati aa agire. Non un tentativo di tornare alle condizioni pre-crisi ma la necessità di interpretare il presente per saper muovere i giusti passi nella direzione del futuro. Leggi il seguito di questo post »

La politica dell’atto dovuto

In Ponti di vista on agosto 4, 2016 at 12:15 pm

lost-places-1510591_1920

*pubblicato sul Corriere del Trentino del 4 agosto 2016

Si commetterebbe un grave errore se dell’azione legale avviata dalla Provincia Autonoma di Trento nei confronti di sei componenti del Centro Sociale Bruno – volta al recupero di un presunto credito di circa 119.000 Euro –  si prendesse in considerazione esclusivamente la dimensione giudiziaria. La si ridurrebbe – sbagliando – a una lunga e piuttosto noiosa telenovela, che conosce nel bel mezzo dell’estate 2016 l’ennesima puntata. E’ bene invece non perdere di vista l’atto scatenante (l’occupazione da parte di un gruppo di cittadini e cittadine dello stabile di Via Dogana a Trento) e l’atteggiamento che la politica trentina tiene nei confronti del necessario, e sempre più urgente, processo di recupero del patrimonio immobiliare che versa in stato di abbandono o degrado.

Anche per via di un contesto economico e culturale mutato radicalmente nell’ultimo lustro, quella attorno al riutilizzo di edifici in disuso non è più una discussione che si può ridurre nell’abusata dicotomia legalità/illegalità, laddove questa coppia semantica sia mai stata sufficiente a descrivere il nucleo filosofico/pratico capace di determinare il valore (o il disvalore) delle pratiche di occupazione e autogestione di spazi sociali. Ciò che più stupisce nella scelta della Giunta provinciale è proprio la linearità con cui affronta – dentro una pericolosa omologazione tra destra e sinistra, tra civici e autonomisti, tra democratici e leghisti – una questione che necessiterebbe invece un deciso salto di paradigma nell’interpretazione teorica prima e nell’elaborazione pratica poi. Leggi il seguito di questo post »

TuttoCittà2026 – Partire dalla mobilità per descrivere il futuro della città

In Ponti di vista on luglio 19, 2016 at 3:58 pm

 

diagramma 7_trasporto pubblico integrato
(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Sedici chilometri separano Lavis da Mattarello. Da solo il dato potrebbe apparire irrilevante, ma non si può dire altrettanto se lo si usa per comparare diversi agglomerati urbani. Sedici chilometri – metro più metro meno – è infatti la distanza che bisogna percorrere per andare dall’EUR allo Stadio Olimpico a Roma o dal sito di Expo all’Idroscalo a Milano. L’estensione longitudinale (direzione Nord-Sud) di una città di montagna – come Trento – equivale al diametro delle due principali metropoli italiane. Contesti certamente diversi che condividono la sfida organizzativa della mobilità.

Per la città di Trento – ed è proprio da qui che parte la ricerca e la progettazione di Campomarzio – si aggiungono altri tre temi utili alla definizione dei contorni dell’analisi offerta da TuttoCittà2026. Il primo riguarda la distribuzione altimetrica degli abitanti, che negli anni si è orientata verso la collina, zona che oggi ospita circa il 40% dei residenti, oltre a una cospicua quantità di lavoratori pendolari e studenti universitari. Il secondo e il terzo sono tra loro fortemente collegati. Fanno riferimento all’anzianità della riflessione e dell’azione sulla gestione degli spazi urbani cittadini e delle infrastrutture a essi connesse (parliamo di interventi precedenti al boom economico e automobilistico oltre che all’aumento della popolazione, stanziale e temporaneamente presente sul territorio) e alla parzialità e non organicità delle attività di manutenzione e riqualificazione urbanistica proposte negli ultimi decenni.

“Serve un ragionamento che alzi la scala della progettazione” – dicono Daniele Cappelletti e Alessandro Busana. E proseguono: “L’architettura deve riuscire a prevedere cosa si potrà fare, non assecondare il susseguirsi delle emergenze.” TuttoCittà2026 risponde a questa esigenza riuscendo a utilizzare il driver della mobilità – e in particolare la ristrutturazione complessiva del servizio pubblico urbano – come strumento di riflessione a tutto tondo sulla città, descrivendo le caratteristiche di un progetto che tenta di attivare processi di coesione sociale garantendo migliore accessibilità alla cittadinanza, che “ricuce parti del suo territorio riutilizzando infrastrutture esistenti”, che propone un paradigma che “punta a ridurre i flussi di traffico privato agendo in maniera strutturale sul sistema della mobilità”.
Nan Ellin, una delle maggiori esperte di integral urbanism, afferma: “Abbiamo il compito di costruire città in modo tale da sviluppare le comunità e l’ambiente che in ultima analisi sostiene tutti noi. Non è un compito facile. Ma è essenziale.” Un approccio all’urbanistica che supera i confini dell’urbanistica. Leggi il seguito di questo post »

Raons Públiques: costruir, partecipar, educar. Un nuovo approccio al fare città.

In Ponti di vista on luglio 13, 2016 at 7:01 am

barcelona-838680_1920

(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Effetti collaterali – positivi – degli appuntamenti del Festival dell’Economia. A margine della presentazione del libro di Giovanni Semi (Gentrification. Tutte le città come Disneyland? – Ed. Il Mulino) ho scambiato quattro chiacchiere con Giovanni Roncador. Conoscevo sommariamente la sua storia da libero professionista “emigrante”, ma la breve chiacchierata avuta con lui mi ha convinto che la sua storia meritasse di essere raccontata in maniera più diffusa.

È stata l’occasione di parlare di Raons Públiques e – prendendo spunto dall’esperienza di lavoro innovativa di un gruppo di professionisti – di come stiano cambiando le traiettorie dell’urbanistica e con esse il modo di guardare alla rigenerazione dello spazio pubblico e più in generale alla gestione (obbligatoriamente sempre più partecipativa e inclusiva) delle città. Non abbiamo mancato di puntare lo sguardo sull’esperienza politica e comunitaria della sindaca Ada Colau e su come Barcellona – il contesto dentro il quale Giovanni opera – reagisce alle sollecitazioni dell’azione della cooperativa Raons Públiques che basa il suo lavoro sul motto “Costruir, partecipar, educar”

Architetto in Spagna. Come ti sei mosso? Come hai cercato collaborazioni e punti di appoggio in città?

La mia esperienza lavorativa in Spagna comincia nel 2010, grazie a una borsa di studio del Ordine degli Architetti di Trento. Da tre anni stavo collaborando con alcuni studi professionali e con l’Università di Venezia dopo aver conseguito la laurea in Architettura nel 2007. In questi anni anche un po’ tutta l’economia italiana , ma soprattutto il mondo dell’edilizia stava attraversando un momento di grave crisi. La possibilità di esplorare nuovi paradigmi lavorativi arriva da un Fondo Europeo per giovani professionisti destinata ad iniziative da realizzare all’estero. Scelsi di passare i seguenti sei mesi nella ONG Arquitectos Sin Fronteras che nel 2010 era molto attiva in Spagna e a Barcellona.

Leggi il seguito di questo post »