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Posts Tagged ‘utopia’

Per sgonfiare i bombassi scegliere verità e Utopia

In Ponti di vista, Supposte morali on luglio 26, 2019 at 7:20 am

Troppo impegnati a guardarsi la punta dei piedi, pronti per sgambettare il proprio vicino. Incapaci di alzare lo sguardo oltre la quotidianità, rissosa e opportunista. Così Marco Revelli (su il Manifesto, lo scorso 21 luglio) descrive i leader – generalizzando, per farsi capire – di questa fase storica, dove “la grande trasformazione (economica, geopolitica, tecnologica, demografica) fa il suo giro” ma pochi, pochissimi, intendono farsi carico dei suoi effetti, tanto a livello globale quanto locale.

Bombassi li chiama Domenico Starnone, riferendosi a un sonetto di Tommaso Campanella. Poche righe che descrivono – con paurosa attualità, pur a distanza di secoli – il popolo come una forza potenziale che non si esprime perché tenuta in ostaggio dalle grida sguaiate e dalle promesse truffaldine dei bombassi stessi. Un’eccedenza inespressa che non riesce a rompere la subalternità al rancoroso menù che la politica le propone (ieri nei meandri della corte, oggi nelle timeline di Facebook e Twitter oltre che nel melmoso gorgoglio h24 dei talk show televisivi), tra nemici da additare e volgarità assortite cui dare sfoggio. I bombassi danno la stura. Forzando la mano, alzando i toni, non interrompendo mai il flusso di veleno che viene immesso nel sistema. Chi li segue (e per reazione pure chi si oppone loro, esercitando forza uguale e contraria) impara e replica, soffiando dentro una bolla – certo comunicativa, ma soprattutto sociale e culturale – la cui pressione ha ampiamente superato i limiti di guardia.

Potrebbe apparire un discorso teorico e laterale a questioni più concrete, eppure non possiamo evitare di affrontarlo come premessa allo stesso tempo di metodo e di merito. Compito primario di chiunque abbia a cuore la Politica è quello di sgonfiare la bolla dentro la quale (ci) siamo costretti, evitandone l’esplosione. Verità e Utopia sono i valori a cui si appella ancora Marco Revelli per riuscire in questo intento non banale. Leggi il seguito di questo post »

Dalla nuova Europa di DiEM25 al bisogno di uno spazio politico locale ampio e accogliente.

In Ponti di vista on febbraio 21, 2019 at 10:29 am

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Ho un rapporto pessimo con l’incedere del tempo. Non credo di essere l’unico. Le giornate scivolano tra le dita. Lunedì e venerdì sembrano in alcuni momenti sfiorarsi. La quotidianità uccide i sogni e posticipa la messa a fuoco dell’intricata matassa che ha trovato spazio negli ultimi mesi su questo blog. Ecco allora una timeline degli avvenimenti – non pochi – degli ultimi giorni, premessa di una successiva riflessione.

a) Ho letto l’intervista rilasciata a Open da Lorenzo Marsili sul futuro di DiEM25. Ambiziosa e precisa. Sulla stessa lunghezza d’onda del percorso attivato negli Stati Uniti dai democratici.
b) Ho letto l’appello di Elly Schlein per la costruzione di un’alternativa credibile – e non solo oppositiva – alle forze nazionaliste, in vista delle elezioni Europee. Condivisibile. Ancora migliore la successiva su l’Espresso.
c) Ho cercato di capire – inutilmente – in cosa consista davvero la proposta di Carlo Calenda. Non ho seguito il ritorno sulle scene mediatiche di Matteo Renzi. Certo però, non hanno imparato [cit.].
d) Ho evitato qualsiasi tipo di discussione sul web su temi politici (caso Diciotti, ecc.). Non vale proprio la pena. Non è il posto giusto.
e) Ho organizzato in libreria un incontro per valutare la possibilità di contribuire alla costruzione di un collettivo di DiEM25 in Trentino. Ho capito che non bastano (da soli) nuovi contenitori. Dobbiamo osare di più, federando le differenze. Leggi il seguito di questo post »

Un altro mondo è possibile? Un altro mondo è necessario…

In Ponti di vista on ottobre 18, 2018 at 9:55 pm

background-background-image-clear-sky-1054222Si può pensare seriamente di disinteressarsi di una tornata elettorale che riguarda il territorio che si abita, decidendo di osservarla con totale distacco? E’ possibile sorvolare sulle differenze fra le proposte politiche in campo accettando di rimanere alla superficie del dibattito pubblico? La risposta a entrambe le domande é ovviamente no, a meno che non si voglia tentare – inutilmente – di contraddire l’adagio che recita: “se non ti occupi della politica sarà lei ad occuparsi di te”. Non esiste però un unico modo di avvicinarsi al voto (o al non voto, anch’esso un diritto) e fondamentale è proprio il “come” si può – o si sarebbe potuto, o dovuto – approcciare le elezioni provinciali ormai imminenti.

Annunciate come storiche (da qualcuno per la discontinuità che dovrebbero generare, da altri per i danni che potrebbero arrecare al Trentino) appaiono invece deboli proprio nella capacità di determinare innovazione. Da un lato perché tendono a riproporre il ricorrente – e non del tutto onesto intellettualmente, perchè totalmente semplificatorio – scontro tra non populisti e populisti, tra europeisti e antieuropeisti, tra buoni e cattivi. Dall’altro perché il grande assente, pur se richiamato in molti modi, è proprio il futuro. É paradossale che la stessa malattia, la retrotopia – un’utopia dallo sguardo bloccato rivolto al passato -, colpisca i due principali fronti che si sfidano, accumunandoli nell’incapacità di uno sguardo visionario e prospettico, progettuale e non emergenziale .

Se per la componente leghista – e relativa costellazione di liste collegate – il richiamo è ai “bei tempi andati” (Make Trentino great again?) per la rabberciata coalizione di centro-sinistra nel ciò che è stato c’è la rivendicazione di una buon governo (vero o presunto, misurabile o smentibile) e di una continuità messi a rischio da una prossima irresistibile calata di barbari, fino a oggi tenuti fuori i confini della provincia trentina. Una visione distorta e strumentale la prima, dove il “prima noi” altro non è che l’emersione di un nuovo egoismo radicale. Un progetto politico fragile il secondo, perchè non in grado di fare i conti con i propri errori (anche i miei, non ne ho dubbi) e le proprie contraddizioni oltre che con la necessità di un cambio di paradigma profondo, oggi non più rimandabile. Leggi il seguito di questo post »

Cercasi elefanti, disperatamente…

In Ponti di vista on ottobre 15, 2017 at 10:50 pm

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Interrogarsi sul futuro della politica, a Cinecittà. C’è chi – all’interno del glorioso Studio 1, adibito per un giorno a parlamento – si é spinto a paragonare l’agire di un regista nel realizzare un (buon) film all’urgenza di fondare un (ci si augura utile) partito. Non é servita una scenografia imponente, nessun effetto speciale. Non sono state coinvolte comparse per il primo atto dell’esperienza di Movimenta, associazione politica che dai Radicali muove e ambisce a percorrere strade altrettanto radicali e alternative.
Sono state sufficienti le persone presenti – non poche -, che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo e la propria propensione alla contaminarsi, fin da quando – nel momento iniziale della giornata – sono state chiamate a muoversi dentro lo spazio spoglio, senza sedie e arredi, descrivendo con i propri corpi le geometrie variabili delle classi sociali, culturali e generazionali del gruppo.

Quello che Movimenta diventerà non è probabilmente la questione da discutere oggi, mentre molto più interessante è riflettere su ciò che le poche ore passate insieme hanno lasciato, partendo dagli appunti e dalle suggestioni che – faccio mia la preziosa metafora di Fabrizio Barca – ho raccolto dentro una casa che non sento del tutto mia (come nessuna di quelle che mi è capitato di frequentare – e mai davvero abitare – negli ultimi anni), ma che ho trovato accogliente e viva.

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Appunti di lettura | 39.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on ottobre 6, 2017 at 3:52 pm

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Più o meno a ogni uscita di questa rubrica (quasi una volta a settimana, almeno una ogni due) mi ripeto. La produzione di materiali interessanti – libri interi, testi lunghi o articoli brevi – è davvero incredibile e ogni giorno mi rendo conto di quanto sia azzeccato il moto che, di tanto in tanto, l’amico Emiliano Bertoldi utilizza recuperandola dalla sua pluridecennale esperienza nel mondo del sociale e della cooperazione internazionale: più parole, meno fatti. L’ho più volte fatta mia sua questo blog proprio perché la sento molto mia, non intendendo essa come negazione del pragmatismo – dell’agire – ma sua necessaria premessa, un passaggio obbligato. E’ evidente che stiamo parlando di qualcosa di molto diverso del parlare per parlare, ma dell’abitudine (non troppo diffusa) ad articolare il ragionamento, a mettere in relazione posizioni e punti di vista, a procedere argomentando dentro una discussione. Più parole meno fatti é la rivendicazione di un modo diverso di stare al mondo, di una necessità di respirare e di prendersi il tempo (consapevoli, io per primo, di “perderne” in questa maniera tantissimo), di una provocazione necessaria nel tempo dell’accelerazione costante. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 38.

In Libri con le orecchie... on settembre 28, 2017 at 10:26 pm

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La Politica del futuro. Il necessario spazio del pensiero profondo.

Pietro Bianchi | Michael Hardt e Toni Negri. Assembly | Doppiozero
Bentornati. Interrogativi alti, necessari allo stato attuale delle cose. Assembly come strumento – lo stile dello stare in piazza, tutt’altro che spontaneistico – e come destinazione, intesa come applicazione (politica e sociale) di forme organizzative di tipo cooperativo e orizzontale. “Sulla scorta di Machiavelli, Negri e Hardt concludono il libro attraverso il richiamo a un “nuovo Principe”, cioè a una nuova struttura organizzativa della moltitudine che ne debba ricalcare la natura orizzontale e cooperante. Inventare istituzioni dal basso, così come inventare pratiche autonome di produzione e riproduzione sociale diventano due facce della stessa medaglia, secondo il principio di un’indistinzione sempre più marcata tra strategia politica e reti della produzione, tra lavoro e forme della soggettività, tra assemblearismo democratico e organizzazione della cooperazione sociale. Usando un termine deleuziano si potrebbe dire che l’assembly delle piazze e delle reti della cooperazione del lavoro ponga un problema di “assemblaggi”: l’enigma a un tempo politico ed economico è quello di trovare un modo per dargli una forma.” Leggi il seguito di questo post »

Autonomie cooperanti. L’utopia di un’Europa che si fonda sull’autogoverno territoriale.

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 22, 2017 at 9:00 am

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C’è vita oltre i referendum convocati da Zaia e Maroni. E’ c’è spazio per discutere di autonomia e autogoverno senza dover necessariamente andare a ruota della propaganda – tutta economica e opportunistica – leghista. Dentro “Il viaggio nella solitudine della politica” abbiamo già avuto modo di incrociare la questione in diverse occasioni. Attraversando il Trentino, e le sue difficoltà nell’affrontare il percorso di scrittura del Terzo Statuto. Incontrando cittadini e cittadine che nell’area dolomitica e alpina da anni – in Veneto come in Friuli, o nelle valli Lombarde – si interrogano e praticano sul fenomeno delle proprietà collettive e la gestione dei beni comuni. Ne emerge un interessante – e non privo di contraddizioni – movimento di persone, tra loro anche molto diverse, che guardano con curiosità e attenzione alle prospettive federaliste. Sarebbe sbagliato non tenere in considerazione questa ricchezza di punti di vista, lasciando che ognuno approcci i prossimi referendum senza una minima riflessione collettiva.

Nel corso del fine settimana che condurrà alla scadenza referendaria il viaggio ci porterà sulle strade della Padania (concetto politico dal dubbio significato, ma utile per inquadrare lo spazio geografico che visiteremo) parlando di immigrazione e cooperazione internazionale, di petrolio e nucleare, del mito della velocità, della politica civica e delle sue possibili declinazioni.

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Occhiali giusti per nuovi scenari politici

In Ponti di vista, Uncategorized on luglio 7, 2017 at 10:43 am

elezioni_10511_mainOrmai più di due settimane fa provavo a mettere in fila qualche idea attorno al primo turno della elezioni amministrative. Questo il risultato di quella scrittura. Il tentativo era di viaggiare parallelamente al dibattito mainstream (in molte parti inservibile, per certi versi dannoso) e comporre un quadro utile a definire le caratteristiche di una possibile traccia di lavoro politico, condividendone poi il risultato con alcuni amici. A distanza di quindici giorni l’urgenza che percepivo allora si è fatta più pressante e con essa ha conquistato spazio la voglia di dare corpo a una riflessione collettiva che non assecondi lo status quo dell’analisi politica che va per la maggiore – prevalentemente dentro giornali, talk show e social network – ma tenti di farla deragliare dal binario morto sopra il quale sembra muoversi.

Si tratta di una ribellione dolce a un copione assai scontato e ripetitivo. Un esercizio oggi doveroso. A meno che, ho mille e più motivi per dubitarne, non appassionino i tre filoni prevalenti – tra cronaca e storytelling – di questi giorni. Uno. La ritrovata competitività del centro-destra – più o meno – a trazione leghista. Un remake di cui non si sentiva l’esigenza. Due. “La crescita lenta e inesorabile del M5s”, così come l’ha descritta Beppe Grillo e successivamente hanno religiosamente ripetuto tutti i di lui seguaci. Leggi il seguito di questo post »