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Marsiglia plurale. Comunità, città, culture. | TRAILER

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on luglio 31, 2014 at 1:21 pm

*Titolo originale: Marsiglia plurale. Comunità, città, culture.
*Anno di produzione: 2014
*Paese di origine: Italia/Francia

*Regia: Federico Zappini
*Soggetto: Federico Zappini
*Riprese: Federico Zappini
*Montaggio: Beatrice Barzaghi
*Produzione: indipendente

*Sinossi:
“Marsiglia è un rifugio di banditi internazionali. Questa città è il cancro d’Europa. E l’Europa non potrà vivere finché Marsiglia non sarà ripulita.” Karl Oberg, responsabile delle SS per la Francia, così scriveva nel 1943. Non sembra essere cambiata quindi – negli ultimi decenni – la necessità di “riqualificare” il tessuto sociale e urbano dell’antica città di Massilia.
Per MP2013 centrale era l’obiettivo di cambiare il volto alla città (o almeno dei suoi quartieri nobili) per restituirle una migliore reputazione rispetto a quella che negli anni si era costruita. Omicidi, guerre di mafia, armi, droga, degrado, povertà, disoccupazione. Una situazione molto difficile insomma.
Nel 2013 Marsiglia è stata Capitale europea della Cultura. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare /16.

In Una storia da raccontare on giugno 18, 2014 at 8:05 am

takehikoNakafuji_tumblr_maue38Jgsz1ryrvdvo1_1280C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.
– Leonard Cohen –

Conoscevo bene la strada che conduceva alla sede dell’associazione TrentoBeneComune 2001. Lungo la scalinata veroso la collina che sormontava la città ero salito centinaia di volte. Una stradina ripidissima e piena di curve, che d’inverno diventava uno scivolo insidioso per chiunque la percorreva. Quanti ruzzoloni di bambini diretti alla scuola, che proprio in quel quartiere era stata spostata una decina d’anni prima. E quante risate di chi riusciva miracolosamente a rimanere in piedi. Quanti gomiti e ginocchia sbucciate di signore dirette al piccolo negozio di alimentari sotto le mura del castello che dominava il centro città. Quante imprecazioni, anche da parte dei frati che faticavano su quell’erta per raggiungere l’antico convento cittadino. Trovavo quel passaggio affascinante. Un piccolo ruscelletto impetuoso e costretto dentro due ali grigie di cemento, la natura a cingere un angolo fatato di città, un momento di silenzio dedicato esclusivamente ai pedoni.
Per me era un vantaggio muovermi su quei sentieri riparati, dove i mezzi motorizzati della polizia non potevano arrivare, dove anche a piedi gli agenti si sarebbero diretti solo dopo aver rivoltato tutta la città. Camminavo in fretta, salendo i gradini a zig zag, seguendo un camminamento incerto creato da chi mi aveva preceduto. La testa bassa – incassata tra le spalle – a evitare gli sguardi delle poche persone che incontravo. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare /14.

In Una storia da raccontare on aprile 17, 2014 at 1:24 pm

tumblr_lejz6jqeV51qarjnpo1_500L’istinto della fuga esisterà sempre: anche se Pascal consigliava di passare la vita in una stanza.
– Vittorio Gassman –

Non sono mai stato portato per i viaggi. Sarà la mia scarsa predisposizione per le lingue, o forse la sensazione di oppressione ed inadeguatezza di fronte a quelli che ho ritenuto, da sempre, dei tentativi di fuga. Sono contrario alle ritirate, al ripiegare verso qualcosa di diverso allontanandosi da ciò che si ha, da ciò che si è. Insomma, da ciò che si potrebbe e dovrebbe fare.
Giorgio prima di salutarmi mi aveva detto di controllare la tasca anteriore dello zaino. Appena arrivato in un luogo più riparato seguì la sua indicazione. Dentro una busta, un biglietto aereo sola andata con destinazione Tel Aviv e un blocchetto di banconote da 100 Euro. A prima vista circa tre-quattromila Euro. Il biglietto portava la data del 7 gennaio, tre giorni dopo.
Era il segnale che bisognava andarsene, in fretta. Avevo 72 ore. Il biglietto era uno, prenotato a mio nome, e prevedeva la partenza da un aeroporto minore, speravamo meno controllato. Diversi scali prima di arrivare a destinazione. Per gli altri avrei dovuto trovare una soluzione alternativa alla svelta, una volta uscito dall’Italia.
I viaggi, le partenze non mi avevano mai dato entusiasmo, né nuova energia. Li avevo sempre interpretati come una sorta di sconfitta. Negli anni avevo continuato a vivere nella città in cui ero nato. Le ero rimasto fedele, nella buona e nella cattiva sorte. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare/ 12.

In Una storia da raccontare on febbraio 24, 2014 at 6:07 am

03-geometry2L’amicizia, come il diluvio universale,
è un fenomeno di cui tutti parlano,
ma che nessuno ha mai visto con i propri occhi.
Enrique Jardiel Poncela –

Il centro sociale avrebbe aspettato. Avevo bisogno di altre conferme prima.
Il quartiere di San Carlo negli ultimi dieci anni era diventato il rione degli immigrati. Inizialmente perché i prezzi vantaggiosi degli affitti avevano spinto diversi cittadini nordafricani ad aprire le loro attività in quella zona della città. Ora perché la normativa nazionale sull’immigrazione imponeva la costruzione, in ogni città, di un quartiere dove far confluire tutti gli stranieri. Maggior controllo, dicevano i politici di destra e sinistra. Nuovi ghetti, dicevano in pochi, opponendosi all’idea che potesse essere l’obbligo per una persona di vivere in uno spazio circoscritto, senza poter scegliere nemmeno la casa da condividere con la propria famiglia. Era infatti un comitato, composto dai proprietari delle case e da un gruppo di vecchi abitanti del quartiere, a decidere la disposizione negli appartamenti e l’apertura e la chiusura dei negozi posti ai piani bassi degli edifici. Leggi il seguito di questo post »

Del valore del viaggio…

In Ponti di vista on ottobre 14, 2013 at 8:26 pm
FG-6925_1Il naufragio di Lampedusa deve farci riflettere oltre l’indignazione – sacrosanta – dovuta alla morte di tanti innocenti. Ci impone di interrogarci su quanto migrare sia oggi strada obbligata per chi fugge da condizioni di vita che non offrono un futuro. Strada stretta e tortuosa, spesso fatale. Ci chiede di riflettere su come il viaggiare oggi per alcuni rappresenti una disperata ultima spiaggia, un’ultima opzione prima di perdere ogni speranza. Un salto nel buio, o nelle acque agitate del mar Mediterraneo.
Quando tragedie come quelle dell’ultima settimana accadono guardiamo alle persone che salgono su di un barcone per attraversare il mare con un miscuglio di pietà e compassione; sentimenti legittimi e naturali che però rischiano di non permetterci di mettere del tutto a fuoco la complessità del tema. C’è l’emergenza, certo, e non lo scopriamo oggi. C’è la necessità di garantire a chi parte la certezza di arrivare, e di arrivare vivo. Come farlo lo hanno ricordato in molti in questi giorni, attraverso canali umanitari come quelli che si predispongono negli scenari di guerra di mezzo mondo. Con un’accoglienza dignitosa e diffusa sul territorio nazionale, così come è avvenuto per chi è scappato dal conflitto libico nel 2011. Leggi il seguito di questo post »

Bitter sweet symphony…

In Ponti di vista on maggio 30, 2013 at 10:07 pm
marsPanierMarsiglia, 1 maggio 2013. E’ già passato un mese e la nostalgia cresce. Il primo viaggio all’estero di mia figlia Petra è a Marsiglia, e non sarebbe potuto essere altrimenti. Sono tra quelli che di questa città si sono innamorati, non resistendo al suo fascino multiforme e al suo sapore mediterraneo. Quando percorro i vicoli stretti e ripidi riesco a intravedere la realizzazione imperfetta di quel “vivere per addizione”  che narra meravigliosamente Carmine Abate in alcune sue pagine. Migliaia di viaggiatori che hanno deciso (o sono stati costretti per i più diversi motivi) a fermarsi a Marsiglia, riconoscendola come “terra di confine, percepita come luogo di contatto e non di divisione degli uomini”. La sedimentazione, tutt’altro che lineare e aconflittuale, di 2600 anni di culture – è importante quest’uso del termine al plurale – che si incontrano e insieme costruiscono una comunità ricca e vitale. Non so se si debba parlare di convivenza interculturale, piuttosto che di tolleranza o di un procedere per inerzia ma è certo che dentro Marsiglia più di sessanta etnie compongono un interessante mosaico, per certi versi unico. Nel cuore dell’Europa, non in un singolo quartiere ma in gran parte della città. E’ con questa complessità che MP2013 non riesce a fare i conti. Marsiglia e Marsiglia Capitale Europea della cultura 2013 sono due realtà che faticano ad incontrarsi. La seconda dovrebbe dialogare (ascoltando soprattutto) con la prima mentre invece procede distante, volontariamente distratta rispetto al luogo nel quale è “atterrata”. Leggi il seguito di questo post »

MP2013 – La grande clameur?

In MP2013 - Una piccola inchiesta. on gennaio 28, 2013 at 11:07 pm

12 gennaio 2013 – “Le belle giornate esistono solo al mattino presto. Avrei dovuto saperlo. Le albe non sono che l’illusione della bellezza del mondo. Quando il mondo apre gli occhi, la realtà riprende i suoi diritti. E riappare il merdaio.” Sempre Jean-Claude Izzo. Lo ricordo mentre esco di casa attorno alle 8 per vedere Marsiglia che si sveglia e si prepara all’inaugurazione. Decido di bere un caffè al Panier e di dirigermi verso il faro. Dietro, verso il porto commerciale ci sono alcuni dei padiglioni costruiti per MP2013. I marsigliesi che passeggiano guardano incuriositi – forse un po’ perplessi – queste forme così squadrate e monolitiche contrapporsi allo stile bizantino della Cathédrale de la Major. Tutto attorno ancora scavi e lavori in corso, con sullo sfondo il grattacielo del Silo e le banchine del porto tristemente vuote. C’è poco da vedere in questa parte completamente rinnovata. Meglio volgere lo sguardo verso sud, verso il Mediterraneo. “Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.” [Chourmo. Il cuore di Marsiglia] Leggi il seguito di questo post »

MP2013 – Qualche immagine della Capitale

In MP2013 - Una piccola inchiesta. on gennaio 26, 2013 at 12:31 am

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“Nella vita non dobbiamo accettare niente che sia contro la nostra felicità.”
Jean-Claude Izzo, da Vivere stanca

“Mare chiuso”, di Andrea Segre e Stefano Liberti

In Ponti di vista on marzo 20, 2012 at 1:04 am

UNA TRAGEDIA ITALIANA. Un documentario per descrivere la tragedia di un’Italia (e anche di un’Europa) colpevole e condannata. Sessantatre minuti di immagini (prodotte da ZaLab) per buttare uno sguardo al largo, dove nel 2009 avvennero materialmente i respingimenti, e uno a terra, sulla violenza libica e l’accettazione dell’opinione pubblica italiana. Andrea Segre ancora una volta raccoglie le storie del Mar Mediterraneo, le miscela con la cronaca politica e ci propone la fotografia di un paese sgangherato e impaurito, in cui il Parlamento (con una maggioranza di più dell’80%!!!) approva gli accordi con Mu’ammar Gheddafi e una grossa fetta di cittadini condivide la necessità di opporsi con ogni mezzo all’assalto dei migranti ai confini italici. L’Italia delle emergenze e della propaganda.

NARRAZIONI. Le immagini sgranate salvate nei telefonini – le stesse usate per accusare lo stato italiano – si michiano alla fotografia grandiosa delle riprese originali. I gialli e i blu, il buio profondo, la luce accecante. Il contrasto esasperato. Il documentario incontra il film, in quella che è la doppia strada intrecciata che Andrea Segre sta percorrendo felicemente. Le narrazioni dei tanti protagonisti sono frammenti di sentimenti, di migliaia di chilometri percorsi, di sogni infranti, di speranze ancora cullate. Le musiche – della Piccola Bottega Baltazar, scarica qui – sorreggono un’onda emotiva che cresce fino a esplodere in una conclusione che mescola il lieto fine e l’amarezza di una sentenza, che seppur positiva, ha il gusto della beffa. Del doloroso sollievo.

ANCORA PER QUANTO? La storia non sembra insegnarci nulla. Nel 2009 consegnavamo nelle mani dei carcerieri libici uomini e donne che avevano il diritto di essere accolti. Due anni e mezzo dopo – con gli interessi di torture e morti direttamente collegate a quella sciagurata scelta – ascoltiamo una sentenza che ci condanna ma dalla quale non traiamo insegnamenti. Leggi il seguito di questo post »

Nuove direzioni.

In Ponti di vista on febbraio 17, 2012 at 1:30 pm

ROTTE DIVERSE. Le rotte dell’immigrazione stanno cambiando? Sotto la spinta di mutamenti epocali e di una crisi economica che sta sconvolgendo gli equilibri globali non è più scontata la direzione sud-nord dei viaggi e il ruolo dell’occidente come punto d’arrivo dei flussi migratori. Già si notano inversioni di tendenza, magari ancora numericamente non rilevanti, che mostrano questa nuova prospettiva. Annualmente – forse non per scappare da una guerra, ma sicuramente per costruirsi un futuro diverso – centinaia di migliaia di cittadini europei escono dai confini del proprio paese d’origine spostandosi temporaneamente o definitivamente. Lo stesso discorso vale per il continente americano o per l’Asia. Sono saltati i confini che definivano chiaramente i luoghi di partenza e luoghi di arrivo, così come è molto meno chiara la fisionomia del potenziale migrante. Tutti il pianeta si muove e ed un fenomeno che nessuno può fermare. Inoltre, oggi più che mai, è un fenomeno che non può essere guardato solo concentrandosi sulla particolarità statuale – nel nostro caso quella italiana -, ma coinvolgendo una molteplicità di attori che ne sono protagonisti.

OCCASIONI PERSE. Le poche decine di migliaia di arrivi a Lampedusa, nella primavera scorsa, uniti ai moti della primavera araba sarebbero potuti essere spunto di riflessione importante sul tema ben più ampio e articolato delle migrazioni a livello mondiale e dei motivi che le generano. L’Italia, oltre che braccio teso dentro il Mediterraneo sarebbe potuta essere anche cuore pulsante di un nuovo modo di intendere la circolazione delle persone, non più limitata al controllo dei propri confini o alla descrizione di un problema sociale. Ciò avrebbe sicuramente favorito una discussione che uscisse dal  pantano dell’emergenzialità – approdo sicuro per ognuno, nessun escluso – scegliendo di affrontare in maniera seria e articolata nell’immediato l’accoglienza e sul medio/lungo periodo le più ampie politiche migratorie. Ovviamente così non è stato. Leggi il seguito di questo post »