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Posts Tagged ‘violenza’

Wu Ming, Gianni Vattimo e una rappresentazione parziale del conflitto…

In Ponti di vista, Supposte morali on agosto 19, 2013 at 10:09 pm

W T Warren Testing Safety Helmet, 06/04/12Ho letto diverse volte l’intervista di Wu Ming per Repubblica dello scorso 14 agosto sul tema del conflitto, mentre mi sono limitato ad una veloce scorsa dell’articolo – uscito negli strssi giorni – che riportava la teoria di Gianni Vattimo rispetto al ricorso alla violenza in Val di Susa. Alla prima va riconosciuta una, seppur stiracchiata, volontà di offrire uno sguardo diverso e dissonante; alla seconda l’attenuante della deriva filosofica, seppur nella sua forma peggiore e ideologica. Perchè le ho associate?
Entrambe le posizioni si basano su di un malinteso che ruota attorno al termine conflitto che la sinistra si porta da diverse decenni appresso. Non ho l’ambizione di risolvere questa contraddizione in poche righe ma provo ad accennare solo un paio di riflessioni.

Descivere il conflitto come uno dei fattori più importanti per il generarsi dei cambiamenti sociali farà pure uscire dal politicamente corretto, come dicono i Wu Ming, ma rischia di far piombare nel politicamente ovvio. Leggi il seguito di questo post »

Mani ignote in un Paese con poche idee.

In Ponti di vista on maggio 19, 2012 at 2:03 pm

Cosa accomuna l’esplosione di Brindisi con il sordo colpo di pistola di Genova di pochi giorni fa? Sicuramente la mano ignota – eppure fin troppo riconoscibile – e gli obiettivi, distruttivi e contrari a qualsivoglia possibilità di cambiamento. Il sangue sul selciato della scuola di Brindisi non è diverso da quello del ferimento del dirigente Ansaldo dello scorso 7 maggio, frutto di un clima insopportabile che non esclude, ma anzi adotta, la violenza come strumento di comunicazione, di rivendicazione, di legittimazione del proprio pensiero e dei propri interessi.

Questa è la fotografia di un Paese che si avvita su stesso, che non riesce a chiudere con il passato e soprattutto non sa immaginare il proprio futuro. Viviamo in un infinito presente – costellato di emergenze, di facili scorciatoie propagandistiche, di continui rinvii – che ci rinchiude dentro un limbo fatto di zone d’ombra che sono la garanzia di agibilità per chi di questo tempo dilatato crede di essere padrone, in nome di una feroce difesa di un potere criminale o di una fasulla idea di rivoluzione. E allora le parole d’ordine diventano il “senza se e senza ma” o il “con ogni mezzo”, e l’essere “senza pietà” (come ho letto anche in alcuni volantini appesi sui muri della città di Trento) diventa lo slogan per sottolineare la propria incompatibilità e totale avversione a qualcosa che si vede come estraneo e nemico.

Qualche violenza ci indigna (almeno per un po’, fino a quando la memoria ci sostiene), qualche altra ringalluzisce il nostro spirito antagonista in una schizofrenica doppiezza nell’assunzione di responsabilità, che ci descrive spietati ora verso il carnefice e ora verso la vittima. Una confusione – non proprio involontaria – che ci impedisce di emergere da un contesto pericoloso, segnato da tensioni sociali che non trovano mediazione, da una colpevole assenza degli attori politici e sociali della comunità, da un preoccupante ristagnare delle idee. Leggi il seguito di questo post »

F35, TAV e la necessità di un cambio di passo

In Ponti di vista on febbraio 29, 2012 at 7:11 am

GIOCHI DI GUERRA. Da bambino giocavo spesso con i soldatini di plastica. Li conservavo dentro un vecchio scatolone di Dixan. C’erano i verdi (immagino americani), in gran numero, e i neri (senza dubbio tedeschi) in pochissime unità. La storia si fa anche sugli scaffali dei negozi di giocattoli. Per ogni gruppetto di militari erano previsti mezzi adatti ad ogni missione: jeep, mezzi anfibi, carri armati e anche dei luccicanti aerei da combattimenti. Gli obsoleti F16 del Tom Cruise di Top Gun. Erano gli anni della prima guerra del Golfo, avevo sette anni, e non possedevo una coscienza politica a cui appellarmi. Le mie truppe venivano schierate nel giardino di casa e si fronteggiavano su un terreno senza confini, senza una geografia precisa, senza obbiettivi strategici da conquistare. La battaglia si ripeteva ogni pomeriggio senza apparenti perdite nei due schieramenti e senza coinvolgimento di civili, totalmente assenti dalla scena. Una guerra pulita e irreale, che non prendeva in considerazione le conseguenze distruttive dell’azione degli eserciti e delle loro armi. Era un gioco che mi piaceva molto e riempiva le mie giornate estive insieme al pallone.

LA VIOLENZA DENTRO DI NOI. In molti hanno scritto dell’inconfessabile amore per la guerra (la bibliografia è sconfinata), ma più in generale potremmo parlare di una attrazione costante per l’uso della forza. Ogni momento delle nostre esistenze è segnato da un’altissima concentrazione di violenza (sia fisica che verbale) che in qualche maniera – ognuno a proprio vantaggio – proviamo a declinare come legittima e giustificata. Uno Stato può attaccarne un altro per la propria sicurezza nazionale oppure perchè ne ritiene illegittima l’esistenza (è il caso di Israele e Iran), un dittatore può decidere di sterminare uomini, donne e bambini in nome della difesa del proprio potere (la Siria e prima la Libia), un capo di stato può iniziare un conflitto – e la sua barbarie – per tutelare un interesse o addirittura per una pregiudiziale etnica. Leggi il seguito di questo post »