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Posts Tagged ‘visione’

Scossa. Blackout. Scintilla.

In Ponti di vista on ottobre 2, 2019 at 8:53 am

 

(testo pubblicato all’interno della raccolta La Trento che vorrei, pubblicata nel 2019 da Helvetia editore)
Venerdì 31 maggio 2019.

Ore 00.14
Tg regionale. Decine di migranti stanno costruendo un accampamento in Piazza S.Maria Maggiore. Nuova edizione del Festival dell’Economia. Tito Boeri contro i nazionalisti, usciti rafforzati dalle elezioni europee.

Ore 00.17
Linea notte. Non si riducono gli effetti dell’ondata di caldo. La soglia critica di consumo energetico è stata superata e l’autarchia di diversi Stati impedisce di approvvigionarsi oltre confine.

Ore 00.32
In casa si soffre. “Dovevamo comprare il condizionatore” dice lei. “Anche noi a far concerto?”, risponde lui. Cresce il ronzio metallico che proviene da fuori. La facciata del palazzo è punteggiata da decine di cubi bianchi. I motori al massimo. Gocce di condensa appese ai tubi di plastica cadono sul marciapiede illuminato a giorno. Il buio (il nero, il negro) spaventa. La luce tranquillizza, dicono, anche se acceca.

Ore 00.57
“Papà! Acquaaaaa…”. Una voce. E dietro un’altra: “Anche per me”. Lui si alza. Beve a canna. Riempie un bicchiere e lo porge alle due bimbe. Non dormirà più.

Ore 6.25
“Driiiiin!”

Ore 6.55 “Sveglia bimbe!”
Ore 6.57 “Sveglia bimbe! E’ tardi.”

Ore 7.00
Vestiti. Colazione. Faccia. Scarpe. Zaino. Tappe forzate. Moka e piastra a induzione. Due cellulari succhiano carica. Uno solo (quello di lei) a riceverla.

Ore 7.29
“Le scarpe da ginnastica! A mezzogiorno andate in montagna.” Bimbe oppositive per genitori che trattano i minuti come pepite d’oro. Leggi il seguito di questo post »

Abbiamo (almeno) un problema e (forse) un’opportunità da cogliere

In Ponti di vista on giugno 20, 2018 at 8:22 am

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Ho ascoltato alcuni passaggi del monologo di Roberto Saviano martedì scorso nel programma di Giovanni Floris. Tema i fenomeni migratori e la retorica collegata ai loro effetti sociali e politici. Quasi mezzanotte. Pubblico immagino – come me – sufficientemente assonnato, definitivamente steso cinque minuti più tardi dal riproporsi di argomenti fiscali e pensionistici. Roberto Saviano, questa la mia sensazione, è risultato efficacemente inutile. Inutilmente puntuale. Eppure necessario. E puntualmente emozionante. Sia per chi – in una polarizzazione sempre più evidente e netta dei sentimenti – lo riconosce come coraggioso sostenitore di un’umana solidarietà che per la parte che lo accusa di replicare la sua quotidiana predica “buonista”, così come da nuovo vocabolario sembra intendersi tutto ciò che sfidi lo sdoganamento del politicamente scorretto, di tutto ciò che si esprima – per contrapposizione – in forma di rivendicato “cattivismo”. La vicenda Aquarius da questo punto di vista ci insegna due cose. La prima costituisce il (principale) problema che ci troviamo ad affrontare. La seconda una (potenziale) opportunità da cogliere.

Problema. La politica oggi vive e prospera – anche se in realtà muore suicidandosi, abdicando – su picchi di emotività, dinamiche comunicative frenetiche e continui processi di scomposizione e ricomposizione del dibattito pubblico, o di quel che ne rimane. Un frullatore impazzito perennemente acceso, che moltiplica l’output comunicativo al netto di una riduzione direttamente proporzionale di quello che dovrebbe essere l’obbligatorio input, ossia il tempo dedicato alla riflessione e all’organizzazione di un pensiero minimamente strutturato. Leggi il seguito di questo post »

Il problema non sta (tutto) in questo strambo presente, ma nel futuro che non sappiamo vedere

In Ponti di vista on maggio 29, 2018 at 9:53 pm

alley-city-lights-50859.jpgChe gli spazi e i tempi delle nostre vite (tra social network e relative bolle, velocizzazione di ogni frangente delle nostre esistenze e diverse forme di solitudine) siano saturi e quasi impraticabili mi è abbastanza chiaro da un po’, ma nelle ultime quarantotto ore la cosa mi è risultata ancora più evidente. E particolarmente insopportabile.

Ho speso qualche stringa di caratteri per commentare i fatti successivi alla crisi di quello che doveva essere il governo Conte (sottotitolato “del cambiamento”), ascoltato e letto una serie di commenti alle scelte del presidente Mattarella, osservato l’evolversi della polarizzazione politica e sociale tra accuse di golpe e hashtag presidenziali. Tra difensori del popolo sovrano e nemici degli “sfascisti”. Tra neo-sovranisti e patrioti repubblicani. In questo frangente non mi sono schierato, cercando di analizzare i contorni di un terzo spazio possibile, di problematizzare la situazione dentro uno scenario più largo rispetto a quello che i leader e le forze politiche (e di conseguenze i loro sostenitori /followers) sembrano prendere in considerazione. Uno scenario che alla visibilità anteponga la visione. Uno scenario capace di spingersi oltre i confini della contingenza, in rapido e doloroso avvitamento su se stessa, e dia respiro a un dibattito politico dai tratti spesso distruttivi.

Mi sono chiesto in che maniera la politica (e quindi ognuno di noi, singolarmente e collettivamente) possa contribuire non tanto a conservare una condizione data ma a progredire verso una condizione desiderata e desiderabile. Ho faticato a trovare una risposta che mi convincesse, ma non ho cambiato idea sul fatto che il primo atto da compiere – radicale e necessario – sia quello di sottrarsi al quadro esistente.  Leggi il seguito di questo post »