trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Del Noi. Dell’abilitazione. Del ciò che potrà essere.

In Covid_19_appunti, Ponti di vista on maggio 5, 2020 at 10:22 pm

città

– Articolo pubblicato sul Corriere del Trentino di mercoledì 6 maggio –

La fase 1 – nella sua tragicità – si fondava su un messaggio chiaro per chi fortunatamente non si è ammalato e per chi non ha dovuto (meritoriamente) prestare il proprio contributo in ospedale o in uno dei servizi fondamentali al funzionamento minimo della società. A ognuno è stato detto imperativamente: “resta a casa!”.

Piegata la curva del contagio e osservata una lenta discesa del numero dei decessi è arrivato il tempo dell’allentamento delle restrizioni. Si è quindi cominciato a discutere – non senza inciampi – della fase 2. Manifatturiero e trasporti pubblici. Chiese e orti. Sport e scuole. Parrucchieri, estetisti e bar. Aprire tutto per rilanciare l’economia? Essere più cauti a tutela della salute pubblica? Una cosa è certa. La “normalità” a cui eravamo abituati era parte del problema e non andrà riproposta così com’era.

Se nei primi due mesi il mantra – fin troppo paternalistica – è stato quello di evitare il contatto, nelle settimane che arriveranno dovremo riabituarci alla vita in presenza con gli altri. Dal distanziamento fisico torneremo alla convivenza. Messi in cantina – speriamo – i droni e trovate forme di test e tracciamento adeguate (e rispettose delle garanzie democratiche) a mappare l’andamento del virus decisiva sarà la qualità del Noi che sapremo essere. Fuori dalle nostre case c’è lo spazio pubblico. Da abitare insieme, in modo più consapevole e responsabile.

Arriviamo a questo momento stanchi e preoccupati. Ci arriviamo – compreso chi scrive – meno lucidi e non del tutto preparati a questo passaggio. Il futuro si è fatto presente, in settimane abbiamo percorso anni. Fa impressione pensare che domenica 3 maggio si sarebbe dovuto votare per eleggere il nuovo sindaco di Trento. Lo si farà – se ci saranno le condizioni – in autunno, dentro un contesto completamente cambiato sotto la spinta acceleratrice del Coronavirus.

Diverse saranno le priorità, trasformati i programmi. Ci sarà tempo di capire se muteranno anche l’offerta politica, i soggetti della rappresentanza, le alleanze in campo. Potrebbe essercene lo spazio e forse anche l’esigenza per far fronte alle prevedibili – crescenti e trasversali – tensioni sociali.

Intanto la Politica dovrà ritrovare centralità, riconoscendo alla scienza il ruolo di utile consigliere. Dovrà inoltre fare i conti con comunità colpite da perdite umane e sociali profonde. Improvvisamente si è rotto l’equilibrio – in molte parti già fragile – delle nostre esistenze. Ora ci viene chiesto di ripensarle e ricostruirne il senso. E di farlo in presa diretta.

Se fino a qualche mese fa ci illudevamo che il compito principale fosse quello di manutenere l’esistente e di apportare qualche adeguamento lì dove necessario, oggi ci è chiara l’esigenza di predisporci a un diverso presente e di mobilitarci per definire le articolazioni di un futuro migliore. Un futuro che non è destino ineluttabile ma risultato delle decisioni che individualmente e collettivamente cominceremo a prendere in questo frangente. Come?

Sistematizzando le esperienze di attivismo e innovazione che dentro la crisi sono emerse e hanno contribuito alla messa a valore del capitale sociale presente sul territorio, spesso non valorizzato a dovere. Dalla pratica possiamo risalire alla teoria.
Riuscendo a non fare sentire nessuno escluso e dimenticato, ramificando l’attività di cura e di socialità così come si è cominciato a fare – con ritrovato spirito mutualistico – nella fase più acuta dell’emergenza. Servirà andare incontro ai bisogni e alle fragilità, facendosene carico.
Abilitando cittadini e cittadine – il Noi ritrovato che deve essere fulcro della fase 2 e delle successive – a una nuova normalità più ecologica e coesa, meno frenetica e individualista, più sobria e riflessiva. Strutturare quindi – nella quotidianità – comunità presenti e attive, politiche e partecipanti.
Immaginando – a fianco alla gestione delle problematiche contingenti – quale sarà il senso profondo del tempo che verrà, armandosi di utopia concreta tanto negli interventi puntuali quanto nelle ipotesi più visionarie.

La città che sarà (e con lei il Mondo intero) la costruiamo oggi. Per farlo un metro di distanziamento fisico non è un ostacolo insormontabile. Potremmo scoprire che rispetto ad alcune questioni che non possono più essere rimandate – in particolare la giustizia sociale, connessa sempre più alla giustizia climatica – si tratta di una vicinanza sufficiente a farci scoprire tutti, indissolubilmente, congiunti.

Ci è permesso quindi incontrarci da subito per pensare e agire.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: