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Le parti e il tutto. Di via Suffragio, San Martino e un pezzo di città da ridisegnare

In Ponti di vista on luglio 14, 2021 at 9:11 am
Una strada di libri, via Suffragio, giugno-luglio 2018

La città non è un corpo unico e omogeneo. Si compone di diversità, di frammenti, di parti. Compito di chi intende progettarla e amministrarla è quello di preservarne e valorizzarne la biodiversità.

Per farlo servono pazienza per gestire i conflitti emergenti, generosità per ampliare il più possibile gli spazi della partecipazione, curiosità per saper raccogliere gli stimoli che l’osservazione dello spazio urbano offre. Cura nel reinterpretarli in nome di un bene comune che è allo stesso tempo e in momenti diversi compromesso tra diversi bisogni e desideri, sfida alle resistenze capace di attivare cambiamento e miglioramento per l’intera cittadinanza.

Se esco dalla libreria che da quasi tre anni gestisco insieme a Elisa – in via San Martino 78 – trovo quello che in tanti definiscono un piccolo miracolo. Centocinquanta metri di via completamente pedonalizzata, con sede stradale portata al raso dei marciapiedi e restituita all’uso prioritario dei pedoni e dei ciclisti, vogliano essi transitare, entrare in un negozio, soffermarsi in uno dei plateatici presenti, acquistare qualcosa nei negozi situati ai pianterreni della via.

L’aver scelto di liberare lo spazio pubblico dalle auto è stata la premessa a una nuova progettazione, urbanistico/architettonica, funzionale e sociale. Ci sono ancora alcuni negozi da riempire per rendere ancora più vitale la vita di quartiere e manca ancora una relazione più strutturata e complessiva con le Scuole elementari Sanzio, questione che viene in parte presa in carico dalla riqualificazione di piazza Mostra su cui tornerò tra poco. 

Le parti e il tutto dovranno essere le linee guida complementari dei prossimi anni, vista la concomitanza di una serie di medio/grandi interventi su questo brano di città e la necessità di armonizzarne gli effetti prodotti dentro una visione d’insieme comprensibile e condivisa.

Per una Politica che si prende cura del mondo

In Ponti di vista, Supposte morali on luglio 3, 2021 at 9:36 PM

– articolo pubblicato sul numero di luglio della rivista UCT, Uomo città territorio –

Dal marciapiede al cielo. E’ questo lo slogan scelto da Giovanni Caudo per presentarsi alle primarie del centro-sinistra a Roma. Lo sa bene, da presidente del terzo municipio della Capitale (quasi 100 kmq di estensione e oltre 200.000 abitanti), che va cercato con ostinazione il punto di equilibrio tra pragmatismo amministrativo e visione politica, tra attenzione per la prossimità e comprensione del contesto globale.

Certo serve prendersi il tempo di indugiare sulle cose, avere piena consapevolezza della fluidità e complessità del “grande teatro del mondo” e della necessità – per usare le parole del titolo della rivista Il Mulino nel settantesimo anniversario della sua fondazione – di lavorare per “guarire le nostre democrazie”, colpite da una sindemia che è prodotta dall’intreccio di crisi sanitaria, crisi economiche e sociali (al plurale), crisi culturale e di senso comune.

Guasto è il mondo. Lo scriveva anni fa Tony Judt riferendosi alle fragilità dello scenario geopolitico scaturito dalla caduta del Muro di Berlino e dalla cosiddetta “fine della storia”. La storia – è fatto pienamente emerso di fronte ai nostri occhi – non si è conclusa ma si è ulteriormente ingarbugliata, fuoriuscendo dai binari apparentemente senza alternative del capitalismo occidentale e dell’ottimismo progressista.

Il quadro da analizzare e governare è confuso. Le immagini che ci vengono offerte sfocate, spesso contraddittorie. 

Il successo delle criptovalute (un solo Bitcoin vale ancora oltre 30.000 Euro, nonostante un recente e repentino crollo) è forse l’esempio più potente delle dinamiche sovranazionali che tentano di sfuggire al controllo di qualunque istituzione e che rappresentano un ulteriore avvitamento dell’economia finanziarizzata, tossica e pervasiva quanto e più delle sua precedente versione, naufragata nel 2008 a valle dell’esplosione della bolla dei mutui subprime.