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Cercasi elefanti, disperatamente…

In Ponti di vista on ottobre 15, 2017 at 10:50 pm

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Interrogarsi sul futuro della politica, a Cinecittà. C’è chi – all’interno del glorioso Studio 1, adibito per un giorno a parlamento – si é spinto a paragonare l’agire di un regista nel realizzare un (buon) film all’urgenza di fondare un (ci si augura utile) partito. Non é servita una scenografia imponente, nessun effetto speciale. Non sono state coinvolte comparse per il primo atto dell’esperienza di Movimenta, associazione politica che dai Radicali muove e ambisce a percorrere strade altrettanto radicali e alternative.
Sono state sufficienti le persone presenti – non poche -, che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo e la propria propensione alla contaminarsi, fin da quando – nel momento iniziale della giornata – sono state chiamate a muoversi dentro lo spazio spoglio, senza sedie e arredi, descrivendo con i propri corpi le geometrie variabili delle classi sociali, culturali e generazionali del gruppo.

Quello che Movimenta diventerà non è probabilmente la questione da discutere oggi, mentre molto più interessante è riflettere su ciò che le poche ore passate insieme hanno lasciato, partendo dagli appunti e dalle suggestioni che – faccio mia la preziosa metafora di Fabrizio Barca – ho raccolto dentro una casa che non sento del tutto mia (come nessuna di quelle che mi è capitato di frequentare – e mai davvero abitare – negli ultimi anni), ma che ho trovato accogliente e viva.

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#hablamos?

In Ponti di vista, Supposte morali on ottobre 11, 2017 at 10:51 am

panorama-427997_1920La faccio breve, come raramente mi succede. Alle 17.40 del 10 ottobre tutti gli occhi erano puntati sul Parlamento Catalano – un emiciclo angusto, non molto più grande di quello che ospita il Consiglio Provinciale della Provincia Autonoma di Trento, per fare un paragone facile facile – in attesa delle parole di Carles Puigdemont, Presidente della Comunità. Migliaia di telecamere e microfoni, oltre ai taccuini, pronti a raccogliere le sue dichiarazioni e a farle rimbalzare in ogni angolo del pianeta. Tutti in attesa di capire se la direzione presa dopo il referendum del 1 ottobre sarebbe stata quella dell’indipendenza, pur decretata unilateralmente, o del rientro nei ranghi degli indipendentisti, dopo la fuga in avanti della settimana scorsa e le tensioni di piazza, sfociate nel vergognoso uso della violenza del Governo spagnolo davanti e dentro i seggi allestiti per la consultazione popolare. Puigdemont si è fatto attendere, prendendosi un’ora in più di tempo per completare la stesura del discorso, scombinando i piani di dirette e maratone televisive e scegliendo poi una forma particolarmente dilatata di intervento – più di mezz’ora – partendo da molto lontano (la lunga storia dell’indipendentismo catalano e del suo rapporto con lo Stato centrale) e arrivando solo successivamente al cuore del suo pensiero:

Appunti di lettura | 39.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on ottobre 6, 2017 at 3:52 pm

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Più o meno a ogni uscita di questa rubrica (quasi una volta a settimana, almeno una ogni due) mi ripeto. La produzione di materiali interessanti – libri interi, testi lunghi o articoli brevi – è davvero incredibile e ogni giorno mi rendo conto di quanto sia azzeccato il moto che, di tanto in tanto, l’amico Emiliano Bertoldi utilizza recuperandola dalla sua pluridecennale esperienza nel mondo del sociale e della cooperazione internazionale: più parole, meno fatti. L’ho più volte fatta mia sua questo blog proprio perché la sento molto mia, non intendendo essa come negazione del pragmatismo – dell’agire – ma sua necessaria premessa, un passaggio obbligato. E’ evidente che stiamo parlando di qualcosa di molto diverso del parlare per parlare, ma dell’abitudine (non troppo diffusa) ad articolare il ragionamento, a mettere in relazione posizioni e punti di vista, a procedere argomentando dentro una discussione. Più parole meno fatti é la rivendicazione di un modo diverso di stare al mondo, di una necessità di respirare e di prendersi il tempo (consapevoli, io per primo, di “perderne” in questa maniera tantissimo), di una provocazione necessaria nel tempo dell’accelerazione costante.