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Costruire l’Oltre, un’agenda per il 2023.

In Ponti di vista on novembre 15, 2022 at 2:30 PM



Qual è il lascito più rilevante delle recenti elezioni politiche?

L’ampia affermazione di un governo a trazione conservatrice? Il crescere dell’astensione? La fragilità dell’opposizione, parlamentare e sociale? La polarizzazione del dibattito pubblico? Tutte fonti di viva preoccupazione ma che mi sembrano esiti di un difetto che sta a monte, di una crisi di sistema. La Politica è in ostaggio. 

Ostaggio dei partiti che ne dovrebbero essere pietra d’angolo e che spesso ne sono ostacolo alla piena realizzazione. Ostaggio delle leadership (eterne o istantanee) che ripropongono all’infinito la sfida mediatica e muscolare della personalizzazione. Ostaggio della fretta e della mancanza di pazienza nel darsi il tempo della comprensione, dell’analisi, dell’elaborazione, il tempo dell’amicizia politica e del conflitto, del dubbio e del rischio. Ostaggio della mancanza di immaginazione.

Che fare allora?

Predisporsi ad accogliere l’inatteso è premessa indispensabile, lì sta la possibilità. Rompere le consuetudini e gli schemi per hackerare lo status quo è una scelta obbligata. Costruire l’Oltre è il compito da assumersi, alla ricerca della destinazione cui tendere. 

Ecco, una destinazione. Uno spartito prima che un partito. Persfidarci nella definizione di una piattaforma ecosocialista e autonomista, l’unica capace di tenere testa alla concatenazione di crisi che segnano quest’epoca. Un “terzo spazio” che, come ha segnalato il direttore Simone Casalini nel suo primo editoriale dedicato al linguaggio del futuro, impone la “rinegoziazione delle identità” e la disponibilità al dialogo, alla reciprocità e all’ibridazione. All’andare Oltre, insieme.

Oltre il PD e una certa idea di progressismo liberista
, riaffermando la centralità della giustizia sociale in una società malata di precarietà. Lavoro e accesso al reddito, con o senza un impiego a giustificarlo, a farcelo “meritare”.  Diritto alla casa e politiche abitative e sociali che siano fattore armonizzante delle scelte urbanistiche e pianificatorie. Una scuola giusta (che sia pubblica lo diamo per scontato…) che si fa carico di fragilità e diseguaglianze, che forma e accompagna esseri umani – e non solo forza lavoro –  nel confronto con la complessità e che valorizza i soggetti che la animano, gli insegnanti in primis. Sanità, accessibile e diffusa, e welfare universalistico per ridare senso al concetto di sicurezza. Tutela ed estensione dei diritti civili, elaborazione di politiche di genere, femministe e intersezionali, lotta contro il razzismo sistemico come elementi di connessione fondamentale dell’identità di ognunə con un’idea di cittadinanza che fa della della convivenza il suo tratto distintivo.

Un consiglio di pace. Una proposta per un mondo diverso, impegnandosi per l’improbabile.

In Occhi sul mondo on ottobre 7, 2022 at 7:24 am

STARE NEL MONDO. A distanza di qualche mese dall’invasione russa in Ucraina si è tornati a discutere del conflitto in atto all’interno del Consiglio comunale di Trento. Lo si è fatto sulla base di una mozione condivisa dall’intera aula, perchè anche il parlamento di una media città ha il diritto e il dovere di stare nel Mondo e fare di tutto per occuparsi del Mondo.

L’intervento che ho tenuto in aula, ripercorrendo brevemente l’evoluzione di questi quasi otto mesi, voleva anche costringerci a riflettere con sufficiente attenzione sul contesto globale in cui siamo inseriti. Uno scenario di grandissima complessità che non ci possiamo permettere di dimenticare o sottovalutare.

L’INIZIO DELLA CRISI. Il 24 febbraio scorso abbiamo assistito con enorme preoccupazione all’aggressione russa, al riemergere della guerra guerreggiata in Europa, all’avvicinarsi delle truppe e dei combattimenti alla capitale Kiev con il rischio di una sua rapida caduta.

Nelle settimane successive abbiamo dovuto fare i conti con un’acutissima crisi umanitaria. Milioni di profughi (in gran parte donne e bambini) hanno lasciato case e affetti muovendosi verso est. Oltre 150.000 di loro hanno trovato accoglienza in Italia, più di 2.000 nel solo Trentino, la stragrande maggioranza in sistemazioni familiari. 

Come stanno oggi questi cittadini e cittadini? Cosa possiamo ancora fare per rendere la loro permanenza nelle nostre comunità migliore? E ancora come ci poniamo di fronte agli altri flussi migratori, che da sud – lungo la rotta mediterranea e balcanica – segnano ancora in queste settimane un bilancio di sangue e sofferenza assolutamente inaccettabile?

PARLANO SOLO LE ARMI? Parallelamente per mesi si è discusso (non si è ancora smesso, non bisogna farlo mai) sull’opportunità di inviare armi alla resistenza ucraina. Ragionarci – sulla base di una ferma convinzione non violenta e antimilitarista – non significa porsi in posizione equidistante ma preoccuparsi del fatto che si possa credere, nonostante i numerosi precedenti ci dicano il contrario, che accrescendo la concentrazione di armi in un determinato contesto geografico questo possa trovare in esse strumento di pacificazione.

A distanza di mesi, perchè la politica lavora aggiornando la propria interpretazione su un Mondo in costante movimento, l’immagine che la situazione sul campo ci restituisce è quella – dopo un periodo di congelamento delle posizioni – della controffensiva ucraina in corso nei territori del Donbass e non solo. C’è molta euforia rispetto a questa operazione militare nelle cancellerie occidentali, come se questo confermasse la correttezza delle scelte fin qui adottate. E’ legittimo – e necessario – chiedersi però in che direzione ci stiamo muovendo e arrivati a questo punto quali siano le strade percorribili per porre fine al conflitto e di conseguenza alle sofferenze di milioni di cittadine e cittadine. 

Ascoltare e animare le comunità.

In Ponti di vista on ottobre 7, 2022 at 6:46 am

ASCOLTARE E ANIMARE LE COMUNITA’. Una priorità su cui investire convintamente e quotidianamente.

Dall’assestamento di bilancio dello scorso mese di luglio erano rimasti da discutere un mazzo di ordini del giorno. La settimana scorsa – alla ripartenza del lavoro del Consiglio comunale – abbiamo avuto l’occasione di recuperarli e discuterli. Tra questi uno (l’odg 350/2022, prima firmataria Francesca Fiori) ci sembra particolarmente importante, per il tema trattato e per l’impegno condiviso nella scrittura con alcuni colleghi e colleghe.
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Nella versione definitiva, frutto della mediazione con le forze di opposizione in aula, non si fa riferimento diretto alla figura dell’animatore di comunità ma le premesse e gli obiettivi rimangono centrati e particolarmente ambiziosi.
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Ci sono le comunità e i territori (per Trento in particolare le circoscrizioni e i quartieri che le compongono) che contengono al proprio interno tanto le fragilità e le contraddizioni quanto le opportunità, le energie e le relazioni. Queste ultime – quelle che garantiscono coesione e felicità, la cura e l’attenzione reciproca – vanno intercettate, ascoltate, interpretate, attivate, accompagnate per valorizzarle al massimo e per permettere a ogni cittadino e cittadina di sentirsi nodi di reti sempre più fitte e generative.
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L’Amministrazione può far leva su questa trama di cittadinanza attiva per dare forma alla città partendo dalla massima prossimità (la “città dei 15 minuti” non è solo revisione dell’infrastruttura materiale ma vera rivoluzione nel modo di vivere lo spazio urbano) e per praticare davvero quella partecipazione di cui spesso parliamo senza vederla davvero messa all’opera.
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Ezio Manzini ha spiegato benissimo in un recente articolo [https://www.che-fare.com/…/partecipazione-a-bassa…/…] di come oggi vada cercata una nuova generativa alleanza tra istituzioni cittadine e quella che possiamo chiamare innovazione sociale molecolare, composta di associazioni e festival, di comitati e gruppi informali, di desideri e progetti più strutturati.
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Come rendere il dialogo costante e fruttuoso?
Come riconoscere il bene comune e come occuparsene insieme?
Come rendere tanti e tante protagonisti della pianificazione e della co-progettazione?

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Dal confronto con i soggetti presenti e attivati nelle circoscrizioni e dalla successiva necessaria sperimentazione si capirà che tipo di figure (quali competenze, quali tempi, quali metodi, quali connessioni con l’esistente?) servano per garantire quel “presidio di comunità” di cui sentiamo bisogno e che rappresenta non una spesa ma un provvidenziale investimento in welfare di territorio.