trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Si è fatto tardi…

In Ponti di vista, Supposte morali on ottobre 16, 2019 at 8:05 am
http___mashable.com_wp-content_gallery_a-month-of-protests-in-hong-kong_HongKongProtestsOneMonth01

(articolo pubblicato sul Corriere del Trentino, mercoledì 16 ottobre)

Si è fatto tardi. Se è vero che il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo è adesso. Questa metafora vale per la Politica, trentina e non. Urgenza e curiosità dovrebbero guidare la sfida alla stasi, che opprime, e allo spaesamento, che blocca.

Sta cambiando il Mondo, imponendoci un non facile cambio di paradigma. Possiamo davvero credere che al mutare nervoso del sistema-Terra la città di Trento e il Trentino, attorno a lei, possano evitare di pensare e agire di conseguenza? Serve tracciare una rotta inedita, tenendo presente ciò che ci succede attorno.

C’è un filo rosso che unisce l’emergenza climatica e i movimenti che a essa si oppongono. Sono pezzi dello stesso scenario l’entrata in recessione della Germania, l’instabilità economica dell’Occidente e la guerra dei dazi. a livello internazionale. Si parlano la confusione del quadro politico italiano ed europeo, la debolezza dei corpi intermedi, la demagogica riduzione del numero dei parlamentari e il riemergere – certo confuso, ma interessante – della proposta di voto per i sedicenni. Fanno parte di un unico grande tema irrisolto l’accidentato percorso dello ius culturae e la non volontà di affrontare i flussi migratori fuori da una dinamica regolatoria e repressiva.

Non ci possiamo permettere di prolungare il surplace – come ciclisti che scrutano le mosse dell’avversario – confondendo l’equilibrio con l’immobilismo, la prudenza con l’ignavia. Ci sono momenti che richiedono scelte decise, salti di schema che agiscano da innesco per liberare energie oggi nascoste o sprecate, offrendo loro l’ipotesi di pensare e fare insieme, lo spazio per una rinnovata coralità generativa.
Questa suggestione – contenuta in maniera quasi prepolitica nella raccolta di scritti La Trento che vorrei – è stata avanzata più volte negli ultimi mesi, tentando di connettere il dentro e il fuori la Politica, auspicando un’utile e vitale alleanza. Per ora hanno prevalso le tattiche sotterranee, la diffidenza nei confronti della contaminazione, la difesa a oltranza delle identità.

La circolare centralità di un tram per Trento

In Ponti di vista on ottobre 7, 2019 at 7:33 am

arcate_parco salè_fermata fersina

Un tram per Trento (partendo dall’idea del Ring, copyright Campomarzio) è un’idea/progetto che può cambiare il volto e l’assetto della città per almeno tre motivi, tutti diversi – e tra loro complementari – rispetto al già di per sè fondamentale e urgente tema degli impatti ecologico/ambientali derivanti da una diversa organizzazione della mobilità. Basti pensare, per ridurre la questione a un solo dato simbolico, che sono circa 100.000 i mezzi – in grande maggioranza a uso privato e individuale – che ogni giorno penetrano e riempiono l’area che va da Mattarello a via Brennero, dalla collina est verso la Valsugana al Bus de Vela. Troppi. Su questi aspetti ci sono persone che da anni investono energie e pensiero. Da parte mia aggiungo tre sole riflessioni che la serata al Muse mi ha stimolato.

Uno. Finalmente viene accantonata l’idea di una città che si può espandere ulteriormente, portando la propria popolazione fini ai 150.000 abitanti. Si mette una cornice a Trento. Una definizione spaziale necessaria. Si offre un margine alla superficie urbana, disegnando una cerniera – fatta di binari, fermate e opere accessorie – che spiega come possano esistere confini capaci di unire e far dialogare e non dividere. Il tram mette ordine e impone una visione d’insieme delle traiettorie urbanistiche che la città intende darsi.

Due. Con la chiusura del cerchio del Ring – filosofia diversa e ai miei occhi più interessante, o almeno più adatta a Trento, rispetto alle linee metropolitane che dal centro città si muovono verso le periferie – si mettono a sistema le interconnessioni tra le varie parti della città. Il dentro e il fuori possono così meglio parlarsi, cominciare a capirsi. La collina e il fondovalle trovano un filo conduttore. Il nord e sud, attraverso un movimento circolare e non solo una linea retta, si riescono a toccare. Si ricompongono fratture dovute alla crescita scomposta della città. Si mettono le basi per nuovi legami. “Architettura è occuparsi di dare forma ai luoghi che abitiamo”. Con questo motto si apriva lo spazio espositivo di Alejandro Aravena alla Biennale di Architettura 2016 che molto attenzione dedicava alla dimensione sociale e politica dell’agire architettonico.

Scossa. Blackout. Scintilla.

In Ponti di vista on ottobre 2, 2019 at 8:53 am

 

(testo pubblicato all’interno della raccolta La Trento che vorrei, pubblicata nel 2019 da Helvetia editore)
Venerdì 31 maggio 2019.

Ore 00.14
Tg regionale. Decine di migranti stanno costruendo un accampamento in Piazza S.Maria Maggiore. Nuova edizione del Festival dell’Economia. Tito Boeri contro i nazionalisti, usciti rafforzati dalle elezioni europee.

Ore 00.17
Linea notte. Non si riducono gli effetti dell’ondata di caldo. La soglia critica di consumo energetico è stata superata e l’autarchia di diversi Stati impedisce di approvvigionarsi oltre confine.

Ore 00.32
In casa si soffre. “Dovevamo comprare il condizionatore” dice lei. “Anche noi a far concerto?”, risponde lui. Cresce il ronzio metallico che proviene da fuori. La facciata del palazzo è punteggiata da decine di cubi bianchi. I motori al massimo. Gocce di condensa appese ai tubi di plastica cadono sul marciapiede illuminato a giorno. Il buio (il nero, il negro) spaventa. La luce tranquillizza, dicono, anche se acceca.

Ore 00.57
“Papà! Acquaaaaa…”. Una voce. E dietro un’altra: “Anche per me”. Lui si alza. Beve a canna. Riempie un bicchiere e lo porge alle due bimbe. Non dormirà più.

Ore 6.25
“Driiiiin!”

Ore 6.55 “Sveglia bimbe!”
Ore 6.57 “Sveglia bimbe! E’ tardi.”

Ore 7.00
Vestiti. Colazione. Faccia. Scarpe. Zaino. Tappe forzate. Moka e piastra a induzione. Due cellulari succhiano carica. Uno solo (quello di lei) a riceverla.

Ore 7.29
“Le scarpe da ginnastica! A mezzogiorno andate in montagna.” Bimbe oppositive per genitori che trattano i minuti come pepite d’oro.