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Accogliere. Tra attivazione comunitaria, welfare generativo e piattaforme cooperative.

In Ponti di vista on agosto 16, 2016 at 11:19 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

“Vuoi che vengano gli immigrati? Perché non li porti a casa tua?”. La risposta che noi speriamo di generare è “Sì, va bene”. E’ tutta qui la sfida che Vesta (progetto realizzato a Bologna dalla Cooperativa Camelot) ha deciso di raccogliere, in sinergia con l’Amministrazione Comunale. Rispondere a quello che viene percepito – a torto – come un fenomeno transitorio inserendolo dentro l’unica dimensione che ne può affrontare la complessità quotidiana: le relazioni all’interno del contesto abitativo.
Ecco che allora – mentre abbiamo negli occhi le migliaia di persone accalcate alle frontiere chiuse dell’Europa e davanti alle stazioni ferroviarie delle città italiane – da Bologna arriva non solo una buona pratica di accoglienza, ma un forte segnale di vitalità del terzo settore. Applicazione delle tecnologie all’attività sociale, assunzione del welfare generativo come obiettivo necessario, valorizzazione delle reti di prossimità e consapevolezza della necessità di un cambio di passo del movimento cooperativo.
Tutto questo – e molto altro – è Vesta. Ne ho parlato con Carlo De Los Rios, direttore della Cooperativa Camelot.


Per cominciare ad addentrarci nel progetto dobbiamo necessariamente passare per la lettura del contesto dentro il quale nasce. Dove nasce la Cooperativa Camelot e quali sono le principali attività che svolge?

La partita di Christian Bromberger…

In L'ultimo Europeo? on agosto 16, 2016 at 11:12 pm

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(Articolo pubblicato all’interno del progetto L’Ultimo Europeo?)

Ci siamo sfiorati a Aix-en-Provence. Avevamo previsto di vederci per mezz’ora per chiacchierare di calcio e dei fenomeni sociali connessi a esso. Non ci siamo riusciti, per mio colpevole ritardo e per la sua agenda piena di impegni. Però ci siamo sentiti via e.mail nelle settimane successive e siamo riusciti a stendere questa lunga intervista.
Christian Bromberger è professore emerito di Antropologia all’università di Aix-Marseille, dove ha fondato e diretto l’Istituto di Etnologia mediterranea e comparata. E’ proprio nel cuore del Mediterraneo, a Marsiglia e a Napoli (oltre che a Torino, sponda Juventus) ha condotto a fine anni ’90 un’approfondita ricerca etnologica sul tifo e i significati simbolici e gruppali che nascono e si sedimentano negli stadi. “La partita di calcio” (Editori Riuniti) è una lettura fondamentale per chi voglia capire meglio le dinamiche del mondo ultras, affrontandone potenzialità e limiti dal punto di vista sociale e culturale. Da lì siamo partiti e il viaggio è stato lungo e interessante.

Christian Bromberger è un appassionato di calcio?

Amo molto il calcio, ho giocato per molto tempo (come attaccante) ma «appassionato» è una parola decisamente forte.

Da marsigliese (di adozione) – oltre a esserne un profondo conoscitore – è anche un supporter dell’OM?
Sono Aixois di adozione (abito e lavoro a Aix-en-Provence). Non sono tifoso dell’OM, ma cerco di comprendere (con simpatia) quelli che lo sono.

Y – La variabile del calcio

In L'ultimo Europeo?, Uncategorized on agosto 15, 2016 at 2:04 pm

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(Articolo pubblicato all’interno del progetto L’Ultimo Europeo?)

E’ bene che questo pezzo – con il video allegato,  appena pronto – arrivi con un po’ di ritardo rispetto alla conclusione degli Europei. In questo modo, dovendo rispondere ancora meno dei precedenti interventi a una necessità di cronaca stringente, può risultare utile come (in)completo bilancio di questa esperienza di scrittura a più mani a scavalco di una serie di confini Europei. Un bilancio necessariamente da realizzare su base qualitativa, non avendo Ultimo Europeo ambizioni di essere un caso editoriale/mediatico ma esclusivamente – per ora – un piccolo laboratorio di narrazione, condivisione e approfondimento capace di smuovere una minoranza attiva di autori, e prima uomini e donne, che hanno a cuore le sorti dell’Europa (probabilmente quella che ancora non ci è stato possibile conoscere), che sentivano il bisogno di abitare collettivamente uno spazio di confronto e riflessione, che hanno deciso di “sprecare” un po’ del loro tempo in nome della descrizione di uno sguardo altro – magari a volte non del tutto a fuoco, magari altre persino contraddittorio ma non per questo meno interessante – sul mondo che li circonda. Non starò qui a fare i conti sul numero dei post pubblicati, sui flussi di visite alla mappa, sulle prospettive future (se ci saranno le condizioni perché ci siano, perché no…) di questo manipolo di scrittori. Userò invece l’ultimo spunto connesso al calcio, quello relativo all’installazione Y (proposta da Dynamis), per provare a raccontare un diverso approccio – eccentrico e generativo – alla relazione tra pallone e animazione delle comunità.

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