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I bavagli dell’informazione e i paraocchi dei naviganti.

In Ponti di vista on ottobre 1, 2011 at 10:40 am

I LEGACCI DELL’INFORMAZIONE. Ho partecipato a Bolzano ad una maratona di lettura in ricordo di Alexander Langer. Era l’occasione per presentare un libro (Fare ancora. Ripensando ad Alexander Langer – Ediz. Alphabeta – 15 euro) che contiene una serie di riflessione sul lascito di Langer – interventi tra gli altri di Goffredo Fofi, Erri De Luca e diversi amici della Fondazione Langer – e la traduzione di Südtirol ABC, un interessante glossario sulla specificità storica, sociale e culturale dell’Alto Adige. Tra i tanti termini contenuti nel volume – tra quelli che maggiormente mi attiravano identità, confini, giovani e violenza – ho avuto in sorte di leggere la pagina dedicata all’informazione.

Avvicinandomi al microfono – leggendo tra me e me – pensavo a quanto le prime parole contenute in questo breve testo potessero essere appropriate al contesto dentro il quale stiamo vivendo. Proprio nei giorni in cui si discute di “leggi bavaglio” e si riattualizzano le parole di Alberto Sordi nel film Un borghese piccolo piccolo – quando a domanda su cosa sia la libertà rispondeva: “…è una cosa bella, peccato ce ne sia troppa” – forse sarebbe bene interrogarsi su cosa significa fare informazione oggi, e in parte anche su cosa significa esprimere la propria opinione. Se la necessità è quella di difendere la possibilità – sia ben inteso, legittima – di scrivere sul proprio profilo Facebook “Buon compleanno B., muori oggi” oppure di elencare sul proprio blog, senza magari trovare troppo conforto nelle prove, le presunte malefatte di questa o quella persona non saremo di fronte ad una battaglia storica in nome della libertà di espressione. Se invece – e mi piacerebbe fosse così – in molti si stanno oggi ponendo grossi interrogativi rispetto all’importanza dell’informazione e, più in generale, di ogni forma di comunicazione allora la riflessione necessita di più spazio di quello concesso da un Post-It e le variabili da tenere in considerazioni sono molte e articolate.

In questo caso provare a riattualizzare – scusandosi in anticipo con l’autore – il testo di Alexander Langer offre uno sguardo interessante sul nostro presente. Eccone due stralci (in rosso e tra parentesi le parole che sostituirei nel testo originale):

“La prima cosa che colpisce, osservando più da vicino ogni tipo d’informazione prodotta e diffusa in Sudtirolo [Italia], è la sua forte coloritura o frammentazione etnica [e/o identitaria, spesso ideologica], indipendentemente che si tratti di notizie legate all’attualità o di contenuti storici. Occhi e orecchi tedeschi [di una parte del paese] vedono e sentono cose diverse da occhi e orecchi italiani [di un’altra parte di comunità]. La differenza riguarda il che e il come: non vengono cioè soltanto raccontati fatti diversi, anche il modo con i quali questi sono presentati è connotato etnicamente [da un punto di vista identitario]. Meno politicizzato e più di carattere rurale da parte tedesca [nella parte che più si avvicina alle idee leghiste], ad esempio, più schiacciato sulle matrici partitiche e d’ispirazione cittadina quello italiano [quello che fa riferimento alla sinistra].”

E ancora:

“Solo raramente si riesce ad ottenere un’informazione imparziale, in grado di sottrarsi in qualche modo al dimezzamento etnico [alla frammentazione] della realtà. E quando qualcuno, non necessariamente proveniente dagli ambienti più predisposti alla critica, si fa portatore di un’informazione migliore e più completa, spesso è tacciato di essere un traditore etnico [della compattezza ideologica]. Molte cose cambierebbero in meglio, in Sudtirolo [in Italia], se potessimo disporre di maggiori informazioni in grado di perforare le barriere etniche [identitarie], o se perlomeno gran parte della popolazione le attingesse da entrambe [più] le fonti, intraprendendo con ciò il tentativo di comprendere un punto di vista (non solo linguistico) diverso dal proprio.”

A ognuno la libertà di trarne le proprie conclusioni. Per quanto mi riguarda la condizione di partenza per il cambiamento – lo ho già scritto tempo fa – è il tradimento.

f.

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  1. […] Un romanzo certo, ma con sullo sfondo il tema (a me particolarmente caro) del tradimento (1 | 2). Affrontato con delicatezza e curiosità. Guardando al Medio Oriente, all’Europa e ad ogni […]

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