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Un’insopportabile distanza…

In Ponti di vista on luglio 18, 2011 at 7:14 pm

22 giugno, Managua, Nicaragua. Aeroporto. Fuso orario. Sonno. Prima pioggia della giornata.
Da Managua la strada che si percorre fino a Matagalpa è un nastro d’asfalto di circa centoventi chilometri a due corsie. Solo in alcuni tratti raddoppia a quattro. Tutto attorno una natura rigogliosissima, su ampie pianure e sporadiche colline. Una vegetazione dal colore verde vivace che finita la stagione delle piogge – un “inverno” caldo e umido – lascerà spazio ad un’ampia zona desertica dalle tonalità gialle e rosse.
La velocità di percorrenza è bassa. Lungo il tragitto si devono superare decine di vecchi school bus americani destinati al trasporto pubblico e altrettanti camion in pessime condizioni che trasportano merci verso Matagalpa e spesso si vedono procedere lenti carichi di bestiame destinato alla capitale. Si impiegano circa tre ore, senza imprevisti, a percorrere questo tratto.
Qua e là, lungo tutta la strada, piccoli centri abitati o singole abitazioni. Bambini e donne. Animali e autovetture malandate. Bar e piccoli negozi di alimentari. Cieli azzurri e nuvole veloci.
Ogni albero, ogni paracarro, ogni cartello stradale e ogni masso adiacente alla sede stradale porta i colori – il rosso e il nero – della rivoluzione sandinista del 1979 e l’invito ricorrente ed esplicito a garantire alle elezioni di novembre un secondo mandato consecutivo al presidente in carica, e personalità storica dei sandinisti, Daniel Ortega.

A Managua, dall’alto di gigantografie dal colore rosa che inneggiano ad un Nicaragua cristiano, socialista  e solidale Ortega ti osserva almeno quanto la grande sagoma di Sandino che domina la città. Ma la sua reale presenza e quella del suo governo dentro le contraddizioni e le problematiche del paese non mi è chiara. Non ne riesco a percepire i contorni, gli aspetti positivi e i limiti. Mi rimane un’immagine propagandistica e populista di un potere politico onnipresente ma che fa fatica ad essere realmente vicino al suo popolo.

Matagalpa è una città di circa centotrentamila abitanti. C’è un po’ di tutto: ospedale, scuole, grandi magazzini, banche e merci di ogni tipo. Crocevia di commerci e di persone, è il luogo dove gli abitanti di Waslala si recano per acquistare materiali, risolvere questioni burocratiche o per visite mediche specialistiche. La strada, circa cento chilometri, che unisce le due città è ben diversa da quella affrontata in precedenza. Sterrata, tortuosa, piena di buche, pochi rettilinei in mezzo a infinite serie di curve. Salite e discese ripidissime e con fondo stradale dissestato. La foresta tutto intorno si fa più impenetrabile e le colline si susseguono.
Gli school bus si avventurano con maggior circospezione in questo tratto, i camion sono meno numerosi. I fuoristrada sono il mezzo più adatto ad affrontare le incognite del viaggio.
Durante il periodo delle piogge – ormai sempre più intenso e dagli effetti distruttivi a causa del cambiamento climatico globale – capita spesso che a causa di un ponte danneggiato dalla forza dell’acqua o per le condizioni pessime della strada il collegamento non sia garantito. Chi è a Waslala ci deve restare, chi vorrebbe arrivarci deve desistere. Ovviamente ne risentono le produzioni della città (cacao, caffè, bestiame, ecc.), la risoluzione di qualsiasi tipo di emergenza e la normale mobilità delle persone.
Buca, pozzanghera, frenata brusca. Ripartenza, frenata brusca, buca. Seconda pioggia di giornata.

Cento chilometri, con un autista esperto e dal piede pesante, vengono coperti in circa sei ore tra salti e frenate, teli per la pioggia issati e ammainati, con il rischio sempre presente di una foratura o di un guasto meccanico. Non sono mai stato particolarmente affascinato dai viaggi avventura o della scoperta esotica di ciò che sta dall’altra parte del mondo. Eppure ho – e di sicuro questo rappresenta in parte un limite – uno sguardo occidentale sulle situazioni che incontro e in qualche maniera questo influenza il mio modo di interpretare le cose. Senza presunzione osservo ciò che i miei occhi vedono.
E allora trovo insopportabile la distanza – in primis quella chilometrica, ma soprattutto quella economica e nelle condizioni di vita, che divide Waslala (come immagino altre tantissime comunità) dal resto del mondo. Ai miei occhi di italiano che può permettersi una jeep veloce che corre lungo il sentiero tutto potrebbe sembrare addirittura eccitante e ricco di un fascino che ormai non si respira più sulle asfaltate strade d’Europa. Invece trovo questa distanza pesante, tutto mi sembra così fuori dal tempo e segnale inequivocabile di una lontananza – che è diseguaglianza, violenza e scontro tra centro e periferia – che sembra non ci sia modo, oltre che volontà, di ridurre.

Waslala ha circa diecimila abitanti. Un centro città senza piazze e dalle vie poco trafficate. Case ad un piano e le colline tutto attorno. Abitanti accoglienti ma dagli occhi malinconici. A Waslala non manca mai la Coca-Cola, eppure l’acqua non si può bere e non esistono fognature. Sulle case campeggiano antenne satellitari ma spesso per giorni non arriva nemmeno l’elettricità. Il tasso di natalità è ancora molto alto e la popolazione giovanissima, eppure far nascere un bambino e poi farlo crescere non è per nulla scontato e per raggiungere l’ospedale più vicino (a Matagalpa) bisogna esercitarsi nel rally per ore nella foresta. E ancora tutti gli adolescenti – che spesso fin dai primi anni di vita lavorano – conoscono i campioni del Barcellona e del Real Madrid ma nessuno di loro potrà sicuramente raggiungere l’Europa per vederli sfidarsi nella prossima finale di Champions League. Spesso per loro è già impossibile proseguire la formazione oltre i primi, insufficienti, cicli scolastici. Potrei proseguire a lungo.

Per chi come noi abita la parte nord del mondo la distanza fisica con Waslala è assolutamente relativa. E’ superabile facilmente, potendoci muovere fin a raggiungere le più sperdute comunità per vedere cosa vi succede. Ma percorrerla in salita – da sud verso nord – per cercare di avvicinarsi a condizioni di vita accettabili e a diritti che dovrebbero essere inalienabili è molto più complesso e il percorso è ricco di ostacoli. Un’insopportabile distanza ci divide e gli sforzi per ridurla sono ridicoli se paragonati all’impegno – non solo materiale – che sarebbe necessario.

Eppure a Waslala si vedono le stelle.

f.

(scritto a Waslala – Nicaragua – il 22 giugno scorso)

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