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Appunti di lettura | 23.

In Ponti di vista, Uncategorized on gennaio 1, 2017 at 11:49 pm

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Prima raccolta di appunti di lettura del nuovo anno. Un anno cominciato decisamente in continuità con il precedente se la prima notizia allo scoccare della mezzanotte è quella che riguarda l’attentato al Reina di Istanbul. Ci sarà tempo di riflettere in maniera più approfondita della condizione in cui versa il pianeta Terra in questo momento storico ma due consigli di lettura a riguardo mi sento di farli fin da ora. Due libri usciti nel 2016 e che provano – in maniera diversa – a renderci più consapevoli nei confronti di ciò che ci sta succedendo attorno, senza accettare semplificazioni.

Il nostro male viene da più lontano | Alain Badiou (Einaudi)
Stato di paura | 
Carlo Bordoni (Castelvecchi)

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Populismi (per una riflessione diversa sul tema)

Toni Negri |Pour en finir avec la souvraineté? | Euronomade
Si può rimanere curiosi osservatori del contesto politico anche dopo aver superato gli ottanta? Toni Negri ci riesce sicuramente e questo pezzo sul tema della sovranità – tanto attuale quanto scivoloso in questo tempo – lo conferma. Un esempio concreto? Ecco: “Laddove le decisioni sovrane sono sempre vuote poiché il sovrano è separato, sopra la società ed agisce nell’eccezione, il potere costituente oggi è sempre pieno di contenuti sociali al punto di essere eccedente. Per ridefinire il potere costituente, l’eccezione del potere sovrano deve essere rimpiazzata dall’eccesso, cioè dalla natura eccedente della produzione e della cooperazione sociale.” 

Etienne Balibar | Populismi. Reinventare il conflitto nella crisi democratica | Il Manifesto
“Il populismo nazionale – lo vedremo con Trump, come lo vedremo con i suoi emuli europei – non può rispondere né sul piano della protezione e della regolazione, né su quello della partecipazione e della rappresentazione, perché pone in termini irreali e discriminatori la questione fondamentale del posto, o dello spazio di vita, di incontro e di lotte che in un mondo di delocalizzazioni deve organizzare per tutti, a cominciare da coloro che fanno vivere gli altri. Ciò che avevo osato un tempo chiamare un “contro-populismo transnazionale” non costituisce in sé nessuna soluzione, neppure un progetto. Tuttavia è il termine che conviene oggi, credo, se vogliamo riunire i dati del problema, la cui posta in gioco è la sopravvivenza della politica. In Europa, in America. Senza dubbio anche altrove, in termini tutti da inventare.”

Andrea Riccardi | Il valore storico di questo papato | Corriere della Sera
Il Papa alle prese con la riforma della Chiesa e con il suo essere populista opposto ad altri (ben diversi e ben peggiori) populisti. “Le riforme non sono, però, lo specifico del pontificato. Il cuore è il rapporto della Chiesa con la società e la gente. La grande forza carismatica di papa Bergoglio domanda una risposta. I vescovi si muoveranno con lui o incarteranno di silenzio e cortese disattenzione i suoi passi? Dipende molto dalla coscienza che essi hanno del valore storico di questo papato: una chance decisiva per la Chiesa o un interludio? Intanto, sulla scena internazionale si consolida una forte attenzione nei confronti del papa, come attore internazionale di rilievo. Inoltre, in un mondo dai tanti populismi, su cui si staglia la nuova presidenza Trump, Francesco costituisce un referente alternativo: dall’ecologia all’emigrazione e all’economia.”

Reddito di cittadinanza (e ciò che ne determina l’urgenza)

Claudio Calvaruso | Welfare non «per» i poveri ma «dei» e «con» i poveri | Avvenire
Ancora il Papa capace di slanci incredibilmente radicali su moltissimi argomenti. Eppure l’ascolto delle sue parole è assolutamente superficiale e fatica a depositare sul terreno sociale e politico. «Finché vi mantenete nella casella delle politiche sociali – ha detto il Papa – finché non mettete in discussione la politica economica o la Politica, ‘con la maiuscola’, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come delle politiche verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema».

Dario Di Vico | La diseguaglianza non aspetta la politica | Corriere
Ecco la rotta per chi intende mettersi alla prova nel praticare la politica e dare forma a politiche adatte alle sfide del presente e del futuro: “[..] non occorre solo dotarsi di una bussola per la navigazione in alto mare e quindi mettere insieme le analisi sulla critica della globalizzazione, l’impatto delle tecnologie e la ricognizione dello stato delle democrazie, bisogna anche metter giù un’agenda sul breve. Perché se la storia si è messa a correre, le disuguaglianze sembrano aver fretta anche loro e se non intravedono quantomeno dei correttivi rischiano di generare contraccolpi irreversibili.”

Alessandro Giglioli | Il reddito è minimo ma non basta | L’Espresso
Il reddito slegato dal lavoro come Tina (There is No Alternative) e soprattutto quello che servirà fare un minuto dopo avergli dato corpo. Perché le sfide per la società non finiscono mai. “Vale a dire: quali saranno gli elementi esistenziali che rappresenteranno «la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra», quando il lavoro costituirà solo una piccola parte del nostro tempo, della nostra vita? In che cosa ciascuno di noi troverà la massima «manifestazione della libertà umana»? Quali saranno gli elementi di autorealizzazione personale, una volta emancipati dalle necessità produttive e di salario che ci portavano a lavorare, a impersonare un ruolo sociale in quanto idraulici, avvocati, cuochi, medici, operai, ingegneri?”

Luca Ricolfi | Reddito di cittadinanza, mito e realtà | Sole 24 ore
La confusione sul tema regna sovrana e quindi Luca Ricolfi centra il punto: “La ragione per cui il reddito di cittadinanza potrebbe diventare una parola-chiave del dibattito pubblico nel 2017 è la facilità con cui i politici e i media possono manipolarne il significato.” Parole a parte – e quindi entrando nella parte, quella politica, che l’autore accusa maggiormente – il tema rimane centrale e necessita di un’attenzione ben superiore rispetto a quella che abbiamo dedicato fino ad ora. Anche per questo motivo nei prossimi mesi proverò a invitare Andrea Fumagalli a presentare il suo ultimo libro Grateful dead economy, che anche di questo riflette.

Cooperative e territori

Giovanni Teneggi | Cooperative di comunità: opportunità per le generazioni, sfida per il paese | Vita.it
“Il bosco, l’acqua, il paesaggio, il pascolo, il forno, la canonica così come la bottega artigiana, il vecchio teatro, una fabbrica delocalizzata, una piazza dimenticata tornano a generare valore per la disponibilità, l’azione, il bisogno e il beneficio di proprietari e abitanti. Vecchi, nuovi, ritornanti o alieni che tornano a riconoscere insieme il valore d’uso locale e intergenerazionale di quei beni e la loro fruibilità diventa la misura della cittadinanza possibile in quella porzione di territorio.” Giovanni Taneggi è il cantore più accurato e lucido della ritrovata attenzione attorno alla cooperazione di comunità. Una reazione alla crisi economica certo, ma non solo. La descrizione e la messa in pratica – finalmente – di un’ipotesi economica alternativa, mutualistica e solidale…alternativa appunto alle logiche di mercato. “Queste nuove forme di vita chiedono rispetto e sostegno non solo per i geni di sostenibilità, libertà e democrazia che conservano per coloro che le vivono. Costruiscono molecole di riparo e futuro su questi principi, proprio in questo tempo di transizione, per tutti e tutto il Paese.” Nella speranza che Vita.it, oggi in difficoltà, trovi il modo di restare strumenti di analisi e inchiesta della situazione sociale dell’Italia e non solo.

Lidia Decandia | Il futuro anteriore delle aree interne in una nuova dimensione urbana | Jazzi
In un tempo dentro il quale tutti ci sentiamo un po’ soli ogni luogo può essere un’area interna, potenzialmente marginale e in difficoltà. Le lucciole – che ritornano periodicamente nelle mie recenti riflessioni – non solo vanno inseguite, ma fatte incontrare e dialogare. “Si tratta certo di uno sciame di lucciole, di flebili bagliori che lampeggiano, che si accendono e si spengono in questi territori dell’ombra popolati dal “vuoto e dal silenzio”. Eppure questi piccoli, ma significativi, indizi ci indicano che questi territori, rimasti muti per alcuni decenni, stanno ricominciando a prendere la parola e ad acquisire significati nuovi all’interno di una più ampia dimensione territoriale. Ed è proprio all’interno di queste dimensioni, in cui si intrecciano tempi e scalarità differenti, che queste aree possono diventare materiali preziosi per costruire inedite forme di urbanità, in cui ci sia spazio anche per altre dimensioni dell’umano.”

Flaviano Zandonai | Diventare piattaforma con un occhio al business model | Tempi Ibridi
Metto questo articolo all’interno di questo blocco perché le comunità di fatto sono piattaforme che attendono solo di essere (ri)abilitate. Sarà il nostro impegno per il futuro?

Il futuro delle città

Francesca Spigarolo | Rigenerazioni urbane: viaggio nelle città che cambiano, da Roma a Bologna | LabGov
Soprattutto grazie all’instancabile lavoro di Christian Iaione LabGov è un’esperienza incredibilmente florida, interessante soprattutto perché non si accontenta esclusivamente di raccontare l’innovazione attorno al tema dei beni comuni ma quotidianamente tenta – spesso riuscendoci – di costruire politiche reali per la rigenerazione urbana.

Alessia Maccaferri | La città diventa un bene comune | Sole24Ore
Fortunatamente sono molti quelli che si danno da fare in settori di grandissimo interesse, un interesse collettivo. “Così sta nascendo  un nuovo paradigma, quello della co-city, una città basata su un modello di governance collaborativa dove i commons ambientali, culturali, digitali e cognitivi sono cogestititi da cinque  attori come gli innovatori  (che siano  cittadini, maker ecc), istituzioni pubbliche, imprese, organizzazioni della società civile, istituzioni della conoscenza. Attraverso partenariati pubblico-privato-comunità possono lavorare assieme per dare vita a piattaforme peer to peer per produrre servizi collaborativi, imprese e altre attività generative di giustizia sociale urbana.”

Maurizio Carta | Progettare la città aumentata | unipa.it
E’ stato appena premiato come miglior urbanista della smart city al mondo. La sua idea di “città aumentata” mi ha affascinato fin dal primo ascolto. E’ una proposta che condensa in se la capacità radicale di descrivere la città come ecosistema resiliente. “Se le città sono nate e hanno resistito a tutte le proposte alternative, diventando la forma prevalente di insediamento umano, è grazie alla loro capacità di creare continuamente una piattaforma per l’innovazione, che offre materiali riciclabili con cui costruire nuove relazioni, o luoghi semilavorati per completare il processo di metamorfosi e, oggi, di transizione verso la post-carbon economy. Dobbiamo recuperare il significato originale dell’urbanistica come progetto della qualità e benessere, la sua dimensione proiettiva e i suoi valori collettivi per migliorare il senso civico e di appartenenza ai luoghi.”

Simone Cicero | The Best Reads on Platforms from 2016
Piattaforme, piattaforme, fortissimamente piattaforme.

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