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Appunti di lettura | 20.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on ottobre 23, 2016 at 11:09 pm

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Idee e azioni per città migliori.

Paolo Venturi | Proposta per un ecosistema umano cooperativo | BeneComune.net
“La rigenerazione non più come atto speculativo (costruisco e rivendo)…ma generativo”. Da questa idea si muove Paolo Venturi in questa ricognizione del terreno nel quale necessariamente dovrà muoversi chiunque intende immaginare una città diversa da quella che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni. “Le città che investiranno su queste politiche “abilitanti” (ossia ecosistemiche) saranno quelle capaci di costruire una più solida democrazia economica e una maggiore capacità di generare Ben-essere.”

Ivana Pais | Promuovere la sharing city | BeneComune.net
Un’idea che andrebbe approfondita e – soprattutto – sperimentata. “L’elemento di novità sta nel passaggio da un coinvolgimento del cittadino organizzato attraverso associazioni nelle politiche proposte dall’amministrazione a uno «Stato relazionale» o «Stato-regia» (Iaione 2015) che abilita l’iniziativa autonoma dei cittadini. La sfida è quella di riuscire a veicolare e valorizzare il singolo “contributo”, anche in forma sporadica e non organizzata. L’esperienza delle piattaforme di mercato dimostra che è possibile, sia dal punto di vista tecnico che da quello organizzativo, nell’ambito dei processi redistributivi questo passaggio deve però essere accompagnato da una riflessione sulle relative implicazioni sociali in termini di potenziale rafforzamento della partecipazione civica, riduzione delle diseguaglianze sociali e ripensamento del ruolo dell’amministrazione locale.”

Adriano Cancellieri | Attrezzi per una rigenerazione urbana radicale | CheFare
Due pagine fitte fitte per avere qualche strumento in più per capire di cosa parliamo quando affrontiamo il tema della riqualificazione urbana, della complessità dell’agire sulla trasformazione delle città, della necessità di leggere la complessità dei processi partecipativi. In aggiunta anche questo bell’articolo di Elena Ostanel.

Steven Forti, Giacomo Russo Spena | Barcelona En Comu, pensare e fare politica dal basso | Fondazione Feltrinelli
Dalle pratiche e le politiche alla politica: “La politica è un impulso sociale intento a migliorare le nostre condizioni di vita, penso sia l’aspetto più nobile che possa caratterizzare un essere umano, insieme alla cultura e all’arte”. Parole della Sindaca di Barcellona Ada Colau, che grazie alle cronache dell’amico Steven Forti ho il piacere di seguire da vicino. Uno sguardo attento su un’iniziativa locale, ma che ha ben chiare le reti da costruire nello spazio europeo.

Roberto PizzatoAmsterdam 2026. Il futuro delle smart city è qui. E non è detto che sia radioso. | The Towner
L’interessante storia di Amsterdam, tra sogno smart city e dubbi rispetto alla sua realizzabilità. “In realtà di naturale c’è poco: al contrario, sotto c’è una complessa storia di design e urbanizzazione che ha pochi eguali in termini di capacità di immaginare il futuro. Ogni cosa è stata studiata, immaginata, disegnata e infine realizzata: i grattacieli come i laghetti nei parchi pubblici, tutto è frutto di un processo.” e ancora “Quello che è certo è che gli olandesi, quelli di adesso e quelli rimasti tra dieci anni, a questo laboratorio non smetteranno di lavorare. E che nel bene e nel male, per guardare al futuro delle smart city europee bisogna guardare ad Amsterdam. E a quell’anello luminoso che di notte è il Randstad, coi suoi nodi e le sue strade che lo fanno assomigliare a un cervello acceso dalle sue sinapsi.”

Paolo Scaramuccia | Rigenerare le città | Legacoop.coop
Un bel volumetto da leggere (io non ci sono ancora riuscito) per capire in che direzione guarda LegaCoop nel campo della rigenerazione delle città. Una parola chiave: cooperative di comunità.

Letture miste, spero utili

Mario Di Vito | Che fatica stare sul fronte del NO | Gli Stati Generali
Mario Di Vito |
Che imbarazzo stare sul fronte del SI’ | Gli Stati Generali
Tormentati dal referendum costituzionale? Due articoli (semi)seri che dicono praticamente tutto quello che c’è da sapere e soprattutto fotografano perfettamente la debolezza dei due fronti della contesa. 

Marco GueriniLe presidenziali americane, la possibilità di manipolare i motori di ricerca e il SEME del dubbio | Corriere Innovazione
Marco Guerini è un amico che lavora in FBK e ogni suo articolo è in grado di offrire un contributo alla lettura del contesto che viviamo, partendo ovviamente dai suoi ambiti di ricerca. Anche in questo caso ha centrato l’obiettivo: “Le moderne tecnologie permettono di raccogliere enormi quantità di informazioni su di noi, e danno a pochissime aziende un controllo senza precedenti sulle informazioni a cui siamo esposti. Dato che queste aziende sfruttano abitualmente ciò che sanno su di noi per convincerci a comprare questo prodotto o quel servizio, tutto ciò che dovrebbero fare è usare la loro capacità persuasiva nel plasmare le nostre preferenze di acquisto per plasmare le nostre preferenze di voto.”

Roberto Casati | La cultura e il suo valore | CheFare
Letto il primo capitolo – quello scritto da Christian Raimo – e rimasto affascinato dalla descrizione del contesto culturale e politico che viene proposto non posso che consigliare l’acquisto di “La cultura in trasformazione” (curato da CheFare e edito da MinimumFax).
Questo invece un interessante contributo per capire il filo rosso e la cifra stilistica e contenutistica dell’intero libro: “Quando si discute di valorizzazione della cultura, si deve pensare al fatto che la cultura è una delle poche cose cui riconosciamo un valore intrinseco. (Sarebbe istruttivo un paragone con la sessualità, che è stata liberata dal tautologico valore estrinseco della riproduzione, per vedersi riconosciuta una dignità che solo le può provenire dal fatto di essere dotata di un valore intrinseco.) Il valore della cultura, quasi paradossalmente, sta nel fatto di avere un valore. Parlare di valorizzazione della cultura è quindi, in un certo senso, mettere il carro davanti ai buoi. 
Se la cultura genera valore è perché ha un valore intrinseco. Se comprendiamo in che senso la cultura (nell’accezione stretta) incorpora valori, che non si può fare cultura, e nemmeno goderne, se non si accetta di giocare il gioco del valore, ci è subito chiaro quali saranno le priorità nelle nostre scelte, in particolare quando la cultura deve reggere il confronto con altre pratiche, lottare con esse per trovare uno spazio nella nostra vita, giorno dopo giorno.”

 

 

 

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